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L'aula del Consiglio regionale

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L’ipotesi più quotata nel centrodestra dopo la pronuncia della Corte d’Appello che ha ammesso il referendum sui sottosegretari in Calabria è un passo indietro sulla norma


Con i sottosegretari il centrodestra calabrese si è infilato alla fine in un bel pasticcio. Non tanto per l’introduzione in sé – sulla cui opportunità o meno si può ragionare – quanto per il percorso normativo ideato e messo a terra. Il tentativo di blindarne l’istituzione – limitando il ricorso al referendum popolare ed escludendolo per le modifiche parziali, meramente organizzative o d’attuazione di nuove norme nazionali – è passato prima dai correttivi richiesti dallo stesso Governo e ora è stato annullato dalla pronuncia dell’ufficio centrale della Corte d’Appello, che ha ribaltato la decisione del segretario generale del Consiglio regionale. Oggi, quindi, Palazzo Campanella si trova nella condizione di dover riaprire l’iter di approvazione di una legge statutaria, che non solo è in vigore ma che è stata anche attuata perché il presidente Occhiuto un sottosegretario – Ettore Figliolia – lo ha già nominato.

LA PRONUNCIA DELL’UFFICIO CENTRALE DELLA CORTE D’APPELLO

I magistrati della Corte d’Appello, accogliendo il ricorso delle opposizioni in Consiglio regionale, nella loro ordinanza dicono due cose.

La prima, che è poi il cuore della pronuncia, è la valutazione di merito: la legge che ha introdotto i sottosegretari è sì una modifica parziale dello Statuto, ma non è una mera e puntuale disposizione organizzativa. È una modifica strutturale, argomentano i giudici, che altera l’assetto dell’esecutivo e dunque può essere sottoposta a referendum. La seconda conclusione che si ricava dalla pronuncia è che la legge regionale sul referendum – quella introdotta dal centrodestra per blindare la norma sui sottosegretari – è scritta male. La legge non disciplina in modo puntuale quello che accade a monte dell’iter, dopo il deposito della richiesta di referendum.

Chi valuta l’ammissibilità (che è cosa diversa e precede l’esame sulla regolarità delle firme e della documentazione)? Entro quando risponde ai proponenti? E come? Si riconosce nel segretario il responsabile di tutta l’istruttoria, è vero, ma ci sono dei vuoti nell’iter. Così come manca un coordinamento interno tra gli articoli. La legge, nella prima versione approvata nel 2025, prevedeva la costituzione dell’ufficio centrale per il referendum entro il ventesimo giorno prima del voto. A febbraio, quando si rimette mano, gli si attribuisce però la competenza sui ricorsi contro un eventuale verbale di irregolarità del segretario generale. Ma come si può attribuire un ruolo a un organismo che, in quella fase dell’iter, non è ancora costituito? I magistrati della Corte d’Appello hanno colmato questi vuoti con un’interpretazione sistematica, richiamando anche la giurisprudenza costituzionale, e hanno rivendicato un ruolo di giudice sulla legittimità della richiesta referendaria.

COSA ACCADE DOPO LA PRONUNCIA DELLA CORTE? TRE POSSIBILI SCENARI

Al momento si aprono più scenari. Il primo, ovviamente, è l’indizione del referendum. La pronuncia dell’ufficio centrale è chiara e ordina al segretario del Consiglio regionale di procedere con l’iter. Tuttavia il centrodestra regionale non pare aver troppa voglia di cimentarsi in questa competizione: il tema, quello delle poltrone e dei costi della politica, è impopolare e il rischio di una sconfitta decisamente alto. Potrebbe quindi decidere di tornare in Consiglio regionale e modificare di nuovo lo Statuto: il passo indietro sulla norma – ipotesi ventilata in queste ore dall’opposizione stessa come soluzione per sanare la questione – sarebbe una sconfitta politica, ma sarebbe molto più digeribile rispetto a una possibile bocciatura degli elettori. Con la modifica si rinuncerebbe ai sottosegretari, salvando solo l’aumento del numero degli assessori che era contenuto nella stessa legge statutaria contestata, ma che nei fatti è un mero recepimento di una norma nazionale.

Sul punto apriamo un inciso. La legge su cui oggi i giudici hanno richiamato la necessità del referendum è stata attuata, come ricordavamo, solo per la parte che riguarda i sottosegretari, il cui ruolo è quello di coadiuvare il governatore. Il presidente Occhiuto non ha invece ancora proceduto con l’allargamento della Giunta e la nomina di due nuovi assessori. Meno male, qualcuno potrebbe dire: in quel caso una eventuale bocciatura referendaria della norma avrebbe avuto effetti ben più pesanti, trascinando con sé tutti gli atti firmati dai nuovi assessori.

Torniamo agli scenari. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di una impugnazione della pronuncia da parte della Regione, ma pare al momento poco probabile, anche perché gli esiti di un ulteriore contenzioso non appaiono facilmente prevedibili. 

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