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Giuseppe Conte

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POTREBBE essere giunto il momento, finalmente, dell’ultima puntata di quella che ormai è diventata una vera e propria telenovela sudamericana, una rappresentazione al limite dell’incredibile del dramma che invece realmente i cittadini calabresi vivono sulla propria pelle ufficialmente da quando, un paio di settimane fa, il commissario pro tempore alla Sanità, Saverio Cotticelli, ha di fatto innescato con le sue incredibili dichiarazioni alla trasmissione Titolo Quinto (LEGGI), un balletto indecoroso per uno stato democratico. Ufficiosamente da almeno una decina d’anni.

Lo stesso premier Giuseppe Conte, infatti, ha annunciato durante l’ultima puntata di Otto e mezzo su La7, il popolare programma di approfondimento condotto da Lilli Gruber, che «domani in Cdm dobbiamo chiudere questa partita del commissario alla Sanità in Calabria».

Domani, quindi, sarà il giorno della verità, e si spera sia quello vero. Perché se proprio dobbiamo dirla la verità di nomine in quindici giorni se ne sono succedute due ufficiali e almeno altrettante ufficiose tutte finite nel nulla. Dopo lo scandalo Cotticelli è giunta la nomina di Giuseppe Zuccatelli, nome noto in Calabria per aver guidato prima l’Asp di Cosenza e poi le aziende ospedaliere di Catanzaro (entrambe) ma anche lì lo scandalo è divampato neanche pochi minuti dopo la nomina da parte del Consiglio dei ministri, ancora una volta per delle “improvvide” dichiarazioni in video che il neo commissario aveva fatto lo scorso maggio a delle attiviste di Cosenza (LEGGI).

Copione inevitabile: discussione con il ministro e dimissioni.

Il Governo, dunque passa alla seconda nomina in meno di sei giorni (per la Calabria si tratta del terzo commissario in una settimana): la fumata bianca di Palazzo Chigi porta il nome di Eugenio Gaudio (LEGGI). Già rettore della Sapienza e calabrese di Cosenza sembra incontrare l’apprezzamento di molti (LEGGI) specie nel momento in cui si aggiunge la conferma che anche Gino Strada con Emergency sarebbero stati della partita (come consulenti), ma incredibilmente è lo stesso Gaudio il giorno dopo la nomina a rinunciare all’incarico per via di “motivi familiari” (LEGGI): in sostanza la moglie non avrebbe gradito il trasferimento a Catanzaro.

Confusione e disperazione tra i membri del Governo? Forse. Rabbia ed esasperazione tra i Calabresi? Sicuramente.

Da quel momento si susseguono le girandole di nomi e successive smentite dall’ex colonnello Federico Maurizio D’Andrea (che ritirerà la sua disponibilità – LEGGI) all’ex direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Francesco Bevere (il cui nome sembra tramontato nelle ultime ore ma mai dire mai…), passando dal prefetto Francesco Paolo Tronca (anche in questo caso ipotesi tramontata – LEGGI).

Ma domani il nodo, si spera, sarà finalmente sciolto, le indiscrezioni dicono che in questo strano gioco ad eliminazione (o autoeliminazione) sono rimasti in due: Narciso Mostarda, direttore generale della Asl 6 di Roma, il cui nome era già circolato prima della nomina di Gaudio, e il prefetto Luisa Latella che in Calabria ha già svolto un ruolo di primo piano alla guida delle prefetture di Vibo Valentia e Catanzaro e che quindi godrebbe del vantaggio di conoscere l’ambiente oltre che essere nota per la sua inflessibilità e il suo decisionismo nel campo dei commissariamenti e degli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose.

Queste le indiscrezioni, a meno di un colpo di scena del premier Conte: «Se abbiamo un nome? – ha detto il presidente del Consiglio a Lilli Gruber – Non me lo faccia anticipare». Ha ragione il presidente, meglio non correre il rischio di dover di nuovo chiedere scusa ai calabresi (LEGGI)

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