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REGGIO CALABRIA – Sono 65 le persone coinvolte in un’operazione della polizia di Stato contro la potente cosca Alvaro attiva nella provincia di Reggio Calabria.

L’operazione denominata “Eyphemos” è stata portata a termine nelle province di Reggio Calabria, Milano, Bergamo, Novara, Lodi, Pavia, Ancona, Pesaro Urbino e Perugia, dove sono stati eseguiti numerosi arresti e perquisizioni nei confronti di capi e gregari della ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte e del locale di Sinopoli facente capo alla cosca Alvaro. Fondamentali le intercettazioni, che hanno permesso di alimentare l’inchiesta della Dda di Reggio Calabria.

Due delle persone colpite dalla misura cautelare della custodia in carcere sono state arrestate in Germania. Si tratta dei fratelli Domenico e Francesco Modaffari, di 26 e 28 anni, localizzati ad Hannover e arrestati dalla polizia tedesca.

La politica e i voti alle elezioni

Tra le persone coinvolte nell’operazione c’è anche Domenico Creazzo, appena eletto consigliere regionale nelle fila di Fratelli d’Italia, dove ha conquistato oltre 8.000 voti di preferenza. A Creazzo è stato contestato lo scambio elettorale politico mafioso. Il sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte e neo consigliere regionale è stato posto ai domiciliari. Le indagini hanno permesso di accertare che lo stesso Creazzo, nel coltivare e realizzare il progetto di candidarsi e vincere le elezioni regionali del gennaio 2020, si era rivolto alla‘ndrangheta, in particolare a Domenico Laurendi, dapprima attraverso il fratello Antonino Creazzo in grado di procacciare voti, in cambio di favori e utilità, grazie alle sue aderenze con figure apicali della cosca Alvaro, e poi direttamente, al fine di sbaragliare gli avversari politici.

PREPARAVANO ATTENTATO CONTRO IL COMMISSARIATO DI POLIZIA

Nei legami con la politica è emerso anche il rapporto con il senatore di Forza Italia Marco Siclari, per il quale la Dda di Reggio Calabria ha chiesto l’autorizzazione a procedere all’arresto. L’ipotesi di reato è scambio elettorale politico-mafioso. A mettere in contatto il parlamentare con Domenico Laurendi, esponente della cosca, sarebbe stato Giuseppe Galletta Antonio, medico ed ex consigliere provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria.

«Con l’intermediazione di Galletta – scrivono gli inquirenti – Marco Siclari accettava la promessa di procurare voti da parte del Laurendi in cambio di soddisfare gli interessi e le esigenze della associazione mafiosa. Tra i primi vantaggi ottenuti su richiesta del clan, il trasferimento di Annalisa Zoccali, parente di Natale Lupoi, cognato degli Alvaro, una dipendente delle Poste italiane, a Messina. Con l’aggravante del fatto che Marco Siclari, a seguito dell’accordo, era stato eletto nella relativa consultazione elettorale politica».

Marco Siclari è stato eletto al Senato nel collegio uninominale numero 4 della Calabria con una percentuale del 39,59%, riuscendo ad ottenere a Sant’Eufemia d’Aspromonte 782 voti, pari al 46,10%, mentre nel limitrofo Comune di Sinopoli 435 voti, pari al 63,41%.

Amministratori legati ai clan: ai vertici il vicesindaco

Con il ruolo di capo, promotore ed organizzatore dell’associazione mafiosa è stato arrestato il vice sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, Cosimo Idà, «artefice – scrive la questura – di diverse affiliazioni che avevano determinato un forte attrito con le altri componenti del locale di ‘ndrangheta eufemiese e l’alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne allo stesso».

Per partecipazione all’associazione mafiosa sono stati arrestati il presidente del Consiglio comunale Angelo Alati «quale mastro di giornata della cosca», il responsabile dell’ufficio tecnico Domenico Luppino, «referente della cosca in relazione agli appalti pubblici del Comune», e Domenico Forgione, detto “Dominique”, consigliere comunale di minoranza, «che aveva il compito di monitorare gli appalti del Comune per consentire l’infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca eufemiese».

I legami in Lombardia e Australia

Gli Alvaro avrebbero una propaggine in Lombardia, nel Pavese, nonché in Australia dove è presente un locale di ‘ndrangheta.

Dalle indagini, condotte dagli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di polizia di Palmi, è emerso che gli esponenti di vertice del locale di Sant’Eufemia d’Aspromonte sedevano ai tavoli in cui venivano prese decisioni importanti che riguardavano il locale australiano. Alcuni di essi si erano perfino recati in passato in Australia per risolvere controversie legate alla spoliazione di un sodale che venne sanzionato per una trascuranza ma non espulso dai ranghi della ‘ndrangheta.

Per 53 delle persone coinvolte è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre le restanti 12 sono ai domiciliari. Sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, vari reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, reati aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.

I summit e i riti arcaici

Nei summit monitorati dagli investigatori della polizia, «gli indagati facevano riferimento alle cariche e ai gradi della ‘ndrangheta (ad esempio “santa”, “camorrista”, “vangelista”, “sgarrista”, “capo locale”, “contabile”), alle cerimonie, alla formazione di un “banco nuovo”, alla creazione di un nuovo “locale” a Sant’Eufemia d’Aspromonte con l’auspicata legittimazione del Crimine di Polsi e l’indipendenza dagli Alvaro di Sinopoli che, tuttavia, continuano a controllare Sant’Eufemia, forti dell’essere una grande cosca, anche se i diversi sottogruppi familiari “intesi “Carni i cani”, “Pajechi”, “Merri”, “Pallunari”, Testazza” o “Cudalunga”) godono di una certa autonomia programmatica e di azione».

«La ‘ndrangheta eufemiese – evidenzia ancora la Dda – appare antica e moderna al tempo stesso, ancorata a vecchi rituali ma fortemente protesa a radicarsi sempre più nel settore socio-economico ed imprenditoriale, anche attraverso un’oculata attività di infiltrazione negli apparati amministrativi, istituzionali e politici».

Estorsioni e spaccio di droga

Il clan Alvaro, secondo gli inquirenti, «è una potente cosca della ‘ndrangheta unitaria, operante nella provincia di Reggio Calabria, in altre regioni dell’Italia e all’estero, che trova la sua forza anche nei legami con altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con altre famiglie ‘ndranghetistiche, l’inchiesta della Dda fa luce sui diversificati interessi illeciti della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, svelando un accentuato dinamismo nel sistematico ricorso ad attività estorsive nei confronti di operatori economici e titolari di imprese».

La polizia ha rilevato «estorsioni per alcune decine di migliaia di euro che venivano imposte, con minacce anche ambientali, agli imprenditori durante l’esecuzione di lavori pubblici nel comune di Sant’Eufemia (rifacimento di edifici, risanamento del dissesto idrogeologico, risparmio energetico degli impianti di pubblica illuminazione, completamento di strade) e in centri vicini (ristrutturazione di un edificio scolastico di San Procopio)».

Inoltre, è stato ricostruito che «alcuni titolari di imprese impegnate nell’esecuzione dei suddetti lavori, veniva imposta, con la forza dell’intimidazione derivante dall’appartenenza alla cosca, l’assunzione di maestranze di ditte ad essa riconducibili. La cosca gestiva anche un lucroso giro di sostanze stupefacenti e infatti diversi affiliati sono stati arrestati con l’accusa, a vario titolo, di cessione, acquisto, coltivazione, tentata importazione, offerta in vendita di sostanze stupefacenti, prevalentemente cocaina e marijuana».

Il summit a Reggio Calabria

Dalle inchieste è emerso che in un «servizio di osservazione svolto dagli investigatori documentava che in data 28.02.2018 c’era stato un incontro, pure tenuto riservato, tra Domenico Laureandi e l’allora candidato al Senato Marco Siclari, mediato dal medico Giuseppe Galletta. L’incontro, durato circa mezz’ora, si era svolto a Reggio Calabria, presso la sede della segreteria politica di Marco Siclari. Nel corso delle intercettazioni, Domenico Laureandi chiedeva al sodale Natale Lupoi di appoggiare politicamente il candidato Siclari ed emergeva altresì che il giorno delle elezioni lo stesso Laureandi si era impegnato a dare indicazioni ad alcuni elettori affinché esprimessero la loro preferenza per Siclari al Senato, definendolo “amico nostro”».

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