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Omicidio  Musella a Reggio Calabria, l’imprenditore salernitano fu ucciso da un’autobomba il 3 maggio del 1982. La figlia: «Cicatrice che fa  male».


Quarantaquattro anni dall’omicidio di Gennaro Musella. L’imprenditore salernitano fu ucciso da un’autobomba a Reggio Calabria, il 3 maggio del 1982. L’uomo era appena uscito di casa per recarsi sui cantieri. Ma appena accesa la macchina, una Mercedes, ci fu la terribile esplosione che danneggiò anche i palazzi circostanti. Quattro le persone rimaste lievemente ferite tra i passanti. Gennaro Musella aveva trasferito in Calabria la sua azienda che si occupava di realizzazione di opere marittime. Era un professionista molto stimato e aveva denunciato delle irregolarità nell’assegnazione dell’appalto per il porto di Bagnara Calabra, gara vinta da imprenditori siciliani. I carabinieri del nucleo operativo di Reggio Calabria, in un rapporto all’autorità giudiziaria, denunciarono per quell’appalto un’associazione tra la ‘ndrangheta calabrese e la mafia catanese oltre che tra imprenditori, politici e funzionari del genio civile di Reggio Calabria.

Nel 1993 il caso fu riaperto dalla Dda. Ma l’inchiesta portata a termine dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Salvatore Boemi, non portò a risultati significativi.

OMICIDIO A REGGIO CALABRIA, LA RIFLESSIONE DI ADRIANA MUSELLA: UNA MEMORIA DA TUTELARE

«Sono quarantaquattro anni che in prossimità del 3 maggio  ricordo al mondo intero la barbarie alla quale è stato sottoposto mio padre». Inizia così la riflessione di Adriana, figlia di Gennaro Musella, che spera almeno di toccare le coscienze, considerato che i tribunali non sono ancora riusciti a rendere giustizia al genitore. «La memoria – continua – è un patrimonio da tutelare e trasmettere. Per questo mi sono impegnata sempre in prima persona. Le ferite profonde si rimarginano con il tempo ma lasciano cicatrici che s’induriscono e continuano a fare male». C’era il sole quel 3 maggio a Reggio Calabria e, come ricorda sua figlia, alle 8,20 Gennaro Musella uscì di casa per recarsi sui cantieri.

LA TERRIBILE DINAMICA DELL’ESPLOSIONE E IL SACRIFICIO DI UN IMPRENDITORE

«Nella messa in moto l’autovettura esplose con un gran boato – spiega – saltò in aria e il corpo di mio padre si disintegrò. Di lui rimase solo un tronco. Una mano fu  ritrovata a distanza di qualche metro e per lungo tempo sul muro di un palazzo rimase una macchia scura dove erano finiti pezzi del cervello di papà». È vero, quell’esplosione fece tremare tutta la città e subito dopo si alzò un denso fumo nero. Non ha dubbi Adriana, suo padre fu punito per aver sfidato un sistema mafioso ben collaudato denunciando gli illeciti esistenti nella gara d’appalto per la realizzazione del porto di Bagnara Calabra. Musella amava la Calabria e nei suoi progetti c’era anche la realizzazione di un villaggio turistico con il porticciolo.

Ma la sua storia si concluse tragicamente nella terra che aveva scelto di vivere, di rendere attrattiva, accogliente come la sua costiera Amalfitana. Gennaro inseguiva la bellezza e voleva realizzarla a tutti i costi  e per questo è stato ucciso.

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