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Una prostituta in strada

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REGGIO CALABRIA – C’è anche la tratta di esseri umani e in particolare di donne, poi costrette a prostituirsi, tra le accuse contestate al clan mafioso di nigeriani con base in Sardegna sgominato dalla Polizia di Cagliari.

Gli investigatori hanno accertato due episodi avvenuti a Reggio Calabria e Palermo, vittime due giovani nigeriane. Avvicinate dall’organizzazione nel loro paese di origine con la finta promessa di un lavoro regolare, avevano contratto un debito di 15mila euro con una “mamam” per pagarsi il viaggio verso l’Italia.

Una volta sbarcate in Calabria e in Sicilia, le ragazze sono state contattate da due affiliati al clan sardo, Loveth Enogieru, 44 anni di Decimomannu, e Edith Ehimwenma, di 27 di Esterzili. Ma alle due connazionali non è stata offerta alcuna occupazione “pulita”: sono state invece costrette a prostituirsi, una in strada l’altra in un appartamento, per saldare il debito con la “mamam”.

Oggi sono tornate libere grazie al blitz della Polizia che ha permesso di eseguire diversi fermi a carico di cittadini di nazionalità nigeriani responsabili di associazione di stampo mafioso, tratta di esseri umani aggravata dallo sfruttamento della prostituzione e traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini dei poliziotti della squadra mobile, partite nel 2017, hanno consentito di disarticolare un pericoloso sodalizio criminale, denominato “Calypso Nest”, operante nel cagliaritano e riconducibile alla nota consorteria mafiosa della Supreme Eiye Confraternity, operante a livello internazionale.

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