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VIBO VALENTIA – Udienza importante, quella di questa mattina, del processo per l’omicidio di Antonio De Pietro, avvenuto davanti al cimitero di Piscopio l’11 aprile del 2005 e per il quale sono imputati Rosario Battaglia e Michele Fiorillo (alias Zarrillo) nonché Rosario Fiorillo (detto Pulcino): i primi due in Corte d’Assise a Catanzaro, il terzo davanti al Tribunale per i minori in quanto 16enne all’epoca dei fatti.

A salire sul banco dei testimoni il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato – ex braccio armato del sodalizio criminale di Piscopio – che – sollecitato prima dalle domande del pm della Dda e successivamente da quelle delle difese – ha raccontato sia la fase organizzativa del delitto – per come gli è stata riferita – che il movente.

In ordine al primo aspetto ha riferito di aver appreso dell’omicidio «da Battaglia e Rosario Fiorillo quasi all’indomani dell’uccisione di Fortunato Patania (quindi durante la faida tra i piscopiani e la famiglia di Stefanaconi, nel settembre 2011, ndr), e che l’esecutore materiale è stato Rosario anche se nelle dinamiche criminali sarebbe dovuto essere invece Michele. Solo che Rosario con la scusa di far visita alla nonna condusse De Pietro nei pressi del cimitero della frazione e lo uccise».

Furono invece, sempre secondo il pentito, gli altri due ad adoperarsi per il recupero dell’allora minorenne “Pulcino”. A seguire, le numerose domande poste al collaboratore dai legali dei due imputati: Walter Franzè e Salvatore Staiano per Battaglia e Diego Brancia per Michele Fiorillo finalizzate a saggiare l’attendibilità del teste in ordine sia alle dinamiche interne al sodalizio criminale che alle circostanze dallo stesso apprese de relato. Teste che ha comunque confermato la causale del delitto, da ricercare nella relazione che la vittima avrebbe avuto con la madre di Rosario Fiorillo (assistito dagli avvocati Franzé e Rotundo).

La prossima udienza del processo, celebrato davanti alla corte d’Assise presieduta dal giudice Alessandro Bravin, è prevista per il 17 novembre e vedrà l’escussione di un altro pentito: Bartolomeo Arena.

Un omicidio avvenuto quasi 15 anni fa, con degli arresti, poi non convalidati. Non c’erano ancora i pentiti di oggi, non c’erano le tecnologie odierne, e quindi tutto finì in una bolla di sapone. La svolta all’inchiesta era arrivata prima con la collaborazione di Raffaele Moscato, profondo conoscitore delle dinamiche criminali piscopisane, e poi con il pentimento di Andrea Mantella, ex boss di Vibo Valentia. E quindi, sulla scorta delle loro dichiarazioni e sui riscontri effettuati dagli inquirenti della Squadra Mobile, era stato possibile riaprire il caso.

Secondo le investigazioni i soggetti coinvolti avrebbero agito al fine di consumare una vendetta, dettata da ragioni familiari ed economiche, nei confronti della vittima, “colpevole” di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Maria Concetta Immacolata Fortuna, madre di Rosario Fiorillo a causa della quale la donna stava dilapidando il patrimonio dell’intera famiglia. Antonio De Pietro venne attinto alla testa e al collo da svariati colpi di arma da fuoco.

Tale rapporto more uxorio sarebbe stato la causale del delitto in quanto era fortemente osteggiato dall’allora minorenne che, ritenuto esecutore materiale del delitto, avrebbe agito indisturbato, grazie – secondo la prospettazione accusatoria – al concreto apporto fornito dagli altri due imputati.

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