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Nel processo d’appello bis di Rinascita-Scott riviste al ribasso le pene dopo l’esclusione dell’aggravante del comma 6 relativa all’infiltrazione imprenditoriale e al reimpiego dei proventi illeciti.
VIBO VALENTIA – Erano 29 le posizioni per le quali il 22 maggio del 2025 la Cassazione aveva disposto, in Rinascita-Scott, un nuovo processo d’appello a seguito dell’eliminazione dell’aggravante del “comma 6” dell’articolo 416 bis. Ebbene, oggi, 21 maggio 2026, la Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Alessandro Bravin, si è pronunciata nel merito portando a notevoli rideterminazioni di pena e sconti di carcere per molti imputati.
Nello specifico il comma 6 punisce chi investe i capitali sporchi, proventi di reato, in attività economiche. Pur riconoscendo l’esistenza dell’associazione mafiosa di base, l’esclusione di questo specifico aggravante ha quindi alleggerito le condanne per gli imputati che, in questo caso, hanno scelto il rito abbreviato.
RINASCITA SCOTT, LE PENE DISPOSTE DAI GIUDICI NEL PROCESSO DI APPELLO BIS
Unica persona per la quale l’entità della pena non cambia è Luciano Macrì: 20 anni di reclusione. Per i restanti le condanne sono state riviste al ribasso: 14 anni e 2 mesi per Domenico Macrì, detto “Mommo”, (19 anni e 10 mesi nel precedente giudizio d’Appello); 14 anni e 4 mesi per Francesco Antonio Pardea (20 anni nell’altro giudizio). A Pasquale Gallone, di Nicotera Marina, i giudici hanno inflitto 15 anni (contro i 19 anni e 8 mesi) mentre a Domenico Pardea la rideterminazione è stata in 12 anni.
Le altre pene hanno riguardato Luca Belsito, di Pizzo, a 11 anni e 8 mesi, Domenico Camillò, Michele Dominello, Giuseppe Lopreiato e Michele Pugliese Carchedi (tutti 11 anni e 4 mesi). Per Filippo Di Miceli, di Piscopio, la Corte ha disposto 10 anni e 8 mesi, mentre per Sergio Gentile, alias “Toba”, 10 anni e 6 mesi, mentre per Carmelo D’Andrea, alias “Coscia d’Agneiju”, la pena è di 10 anni. Appena 4 mesi in meno quelli inflitti a Carmelo Chiarella (9 anni e 8 mesi) e ulteriori 4 mesi in meno per Giovanni D’Andrea e Gregorio Giofrè (per entrambi: 9 anni e 4 mesi).
Gli altri condannati sono Francesco Gallone (8 anni e 8 mesi) Raffaele Antonio Giuseppe Barba, detto “Pino Presa” (8 anni) così come per Nazzareno Franzè, detto “Paposcia”, Domenico Cracolici, Paolo Carchedi, Domenico Prestia, Nicola Lo Bianco, Salvatore Lo Bianco, alias “u Gniccu”, Salvatore Morgese e Michele Manco. Infine per Pasquale D’Andrea la Corte ha disposto 3 anni e 4 mesi, mentre per Cristiano Gallone 3 anni, 5 mesi e 11 giorni.
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