X
<
>

Share
4 minuti per la lettura

Intriganti i commenti sulla stampa da parte di quanti si sono  soffermati sulla lettura dell’antologia “Irpini per sempre” curata da Rossella Luongo e pubblicata ad ottobre da Edizioni della sera. Avvincenti le note presenti nelle pagine iniziali, dall’excursus geografico e storico di Angelo Picariello alle note appassionate di Rossella Luongo sino a quelle  finali di Franco Arminio, che aiutano  il lettore ad avvicinarsi a quel “mistero che chiamiamo Irpinia”. Tante le suggestioni  presenti nelle loro parole, nelle quali,   come in un gioco di specchi, temi  e  miti si intrecciano, si confondono. si nascondono come  le donne irpine, eredi ancora di una cultura che fu nei tempi dei tempi profondamente matriarcale. Donne “comm’all’aria e l’acqua”, donne forti  e decise come la loro terra dura, discendenti di quelle antiche madri che hanno contribuito  a costruire molti dei  paesi irpini  trasportando le pietre con le loro mani.  Donne, madri, figlie,  le cui storie ho raccolto per anni ritrovandole  ora nel tessuto narrativo di questa antologia  che prende le mosse dalla festività dei gigli celebrata  a Flumeri in agosto,  si chiude   con le fiamme  del  falò che viene acceso in un paese irpino la sera del 7 dicembre in onore della Vergine Immacolata: due delle tante feste  che rinnovano in veste cristiana antichi riti orgiastici dedicati alla Grande Dea  Madre in una terra  quale la nostra in cui ancora restano tracce di un’antichissima cultura.

 “Momenti rituali irrinunciabili quelle feste”, precisa Luigi Anzalone, “nei quali si esprime l’anima  solare e dionisiaca, umbratile dolente delle nostre genti, il suo senso dell’enigma e  del mistero unitamente   a un prepotente e forte slancio vitale   “.

Ventisette le  voci narranti , ventisette le storie, altrettanti tasselli di un mosaico dal quale emerge tra luci ed ombre il profilo della nostra  terra sospesa con valli e monti tra due mari, a testimoniare ancora, nell’età del progresso, della velocità e della dimenticanza, la presenza della Grande  Terra madre, comunque la si voglia chiamare, che continua ostinata a vivere nei nostri  boschi, nei nostri campi e nei borghi semidistrutti dai terremoti  ,”dove – come  i” cunti “  raccontano- gli uomini sono in comunicazione  con gli animali, con le piante, i paesaggi, i luoghi e  gli spiriti”.

“Cunti” questi dei nostri narratori  dunque che conservano la fascinazione  di luoghi dove è  ancora viva la rispondenza tra realtà esteriore e segreti interiori dimenticati, lontani. Un fenomeno che  si afferma  con forza nel Sabato delle Metamorfosi e nel Serpente di stoffa.

Due voci  diverse, due diversi timbri narrativi, il primo più discorsivo ed  ironico, con la cronaca di un sabato da trascorrere in un paese irpino dove di colpo  in un bar come tanti  si accampano visioni che interrogano, turbano e riportano il protagonista alla sua “infanzia scucita e povera”, il secondo timbro è più intimo, proprio della scrittura femminile,  nella quale il serpente  di stoffa riporta all’esistenza di una creatura misterica,  quale quella  del serpente legato da sempre al culto della Bona Dea ed ai suoi rituali. Il mistero si ripropone anche nel Normanno con echi di rime, di versi sibillini, di magia, per  attraversare tutte le storie, anche quelle che sembrano più vicine al presente ed ai suoi problemi quale quelli del terremoto, dell’emigrazione. Si impone nelle figure di Ellaria e Monicella, l’una donna dell’aria, l’altra dell’acqua,  la ritroviamo nell’anziana che da un vecchio scantinato  introduce  una banda di ragazzini nel passato, è nei cibi che le donne preparano, nei sentieri che percorrono, nella scelta dolorosa di partire e in quella non meno lacerante di restare là dove “si vedono il cimitero, la montagna e vecchie cose meravigliose di cui nessuno si dà pena”. Ed è proprio nel Diario Irpino di una donna che ha scelto di restare che il mistero si disvela  lasciandoci sospesi dopo la struggente descrizione del paese e dei suoi abitanti nella conclusione sulla ”certezza di esistere che avrei, se solo io ci fossi. ”  

Gaetana Aufiero

 Gli autori: Luigi Anzalone, Gaetana Aufiero, Fiorella Bruno, Antonietta Carrabs, Domenico Cipriano, Eleonora Davide, Virginia Danna, Ottaviano De Biase, Pisco De Vivo, Franco Festa, Antonietta Gnerre, Floriana Guerriero, Monia Gaita, Gennaro Iannarone,  Marianna Iannarone, Gerardo Iuliano, Giuseppe  Iuliano, Vera Mocella, Eliana Petrizzi, Ilde Rampini, Simone Rotondi, Gerardina Scarlatella, Emanuela Sica, Agostina Spagnuolo, Michele Vespasiano.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE