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Christine Lagarde

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Klaas Knot, il governatore olandese che guida il fronte dei “falchi” nella Bce insieme alla Bundesbank, è baldanzoso nella sala di Davos. E non si eccita tanto per gli aspetti “pazzeschi” del dibattito europeo sull’Inflation Reduction Act  americano, ma perché sa che i venti di ripresa, di “crescita robusta” come la descrive il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, spianano la strada a una Bce in modalità aggressiva per ancora un bel po’ di mesi. E consentono di riaprire il dibattito sull’indebitamento «che va ridotto» e la spesa pensionistica di Francia e Italia, come ha ricordato, con  velenosità un altro olandese, il premier Mark Rutte che fin dall’approvazione del Pnrr  guida i “frugali” del Nord. Soprattutto per quanto riguarda le sanzioni  da applicare ai Paesi che non rispettavano le regole.

OTTIMISMO CON PRUDENZA

Il Forum economico internazionale di Davos era partito lunedì con PricewaterhouseCoopers che dava conto dell’umore nero dei supermanager sui prossimi anni di cambiamenti traumatici. Raghuram Rajan, ex governatore indiano e influente economista, teme che le banche centrali si facciano prendere la mano per non spegnere le politiche espansive dei governi.

Nel frattempo la narrazione si è spostata completamente. Grazie all’Europa che ha schivato un tracollo da shock energetico e all’attesa di una ripartenza della Cina in situazione  comunque  critica.

«Il 90% delle persone si sono vaccinate infettandosi. Una strada che ha comportato enormi costi sociali» ragiona fra una riunione e l’altra  Davide Serra di Algebris. È un fattore di ottimismo con «prudenza» – così lo tratteggia anche Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici – che si respira un po’ ovunque nelle riunioni del Forum economico mondiale. Carlo Bonomi parla di un «anno caratterizzato per i primi sei mesi da alcune difficoltà. Nel secondo semestre l’economia dovrebbe riprendere in maniera robusta», anche se occorre stimolare gli investimenti e Bonomi ritiene «gestibile» un tasso Bce fino al 3%. È tutto da vedere che la Bce si fermi al 3% (oggi il tasso sui depositi, diventato di riferimento, è al 2% e quello principale al 2,5%).

LE MOSSE BCE

Il resoconto della riunione del 15 dicembre restituisce una foto da “scampato pericolo” per l’economia, con una recessione, sempre che ci sia, «breve e superficiale». Ma dice anche che un mese fa c’era chi spingeva per un rialzo dei tassi da 75 punti base, non 50: se si consolidano segnali positivi, i “falchi” spingeranno con ancora più forza.

Arrivata ieri sera per una cena di alto livello sull’economia, anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, dice che il 2023 «non sarà brillante ma sarà comunque molto meglio di quanto si temesse».

E dunque, di fronte a un’inflazione nell’area euro al 9,2% «troppo alta», la Bce è determinata a tenere «la barra dritta fino a quando saremo entrati in territorio restrittivo abbastanza a lungo per riportare velocemente l’inflazione al 2%».

Le scelte della Bce dipenderanno da un mercato del credito che, anticipando la fine della stretta, ha allentato le condizioni finanziarie che invece la Bce si sforza di tenere restrittive in funzione anti-inflazione. Sviluppi «non molto benvenuti – diceva ieri  a Davos il governatore olandese Klaas Knot – La Bce non si limiterà a un solo rialzo da mezzo punto, questo è sicuro».

 E così, dal semplice dibattito di politica monetaria, la giornata dei “falchi” a Davos, sull’onda dello scampato pericolo per la crescita, finisce per coinvolgere anche la politica di bilancio. Knot ha parole di stima per i segnali di «responsabilità di bilancio» dell’Italia che i mercati hanno colto, con uno spread  ieri sopra 170. Ma ricorda anche che il debito pubblico «deve scendere, non ci devono esserci dubbi al riguardo». Mark Rutte, il premier olandese, invece tuona: «L’indebitamento pubblico è ancora troppo alto in Italia, in Francia e altri Paesi e appesantisce la crescita»: tagliare le pensioni, che in Italia o Francia costano «dal 10 al 15% del Pil». Parole che riportano ai tempi dei rimbrotti costanti all’Italia anche dal palcoscenico di Davos, dove i leader vengono per fare marketing dei Paesi che rappresentano. E che trovano benzina nella fine dell’epoca easy money di Draghi, ma anche nella necessità che i bilanci pubblici non soffino sul fuoco dell’inflazione mentre la Bce cerca di spegnerlo.


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