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Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta

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Panetta (Bankitalia): «Serve un “piano credibile” che possa risanare il debito, tagliare la spesa e aumentare la produttività»

IL RITARDO economico del Mezzogiorno, la “zavorra” del debito pubblico e una concorrenza ancora imbrigliata sono le questioni “ineludibili” per una politica economica in grado di riportare l’Italia sul sentiero della crescita, consentendole così “di poter contare” in Europa. Le potenzialità ci sono. “Non siamo condannati alla stagnazione”, scandisce il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, nel corso delle sue prime considerazioni finali. Ad ascoltarlo, tra gli altri, anche Mario Draghi. Il Vecchio continente, dal canto suo, deve superare “la fase di appannamento” che sta attraversando portando avanti il processo d’integrazione, soprattutto di fronte allo sconvolgimento geopolitico in atto e “al rischio di irrilevanza cui i singoli Stati membri sarebbero altrimenti condannati”. Come? Rafforzando la capacità di un’azione comune di fronte a sfide epocali che impongono la mobilitazione di risorse enormi: solo la doppia transizione, green e digitale, e l’aumento della spesa militare fino al 2% richiedono, secondo le stime della Commissione Ue, investimenti – tra pubblici e privati – per oltre 800 miliardi annui.

Il contesto è quello di un’economia globale ancora debole e destinata a rimane tale fino alla fine del decennio: quest’anno la crescita dovrebbe segnare +3 %, e intorno a questo dato dovrebbe restare nei prossimi anni. Intanto si intensificano i segnali di frammentazione degli scambi commerciali e finanziari, tra l’inasprimento dei rapporti Cina-Usa e le tensioni e i conflitti in diverse aree del globo. Se “è prematuro parlare di deglobalizzazione”, “il processo di rapida integrazione dell’economia si è interrotto”, rileva il governatore, che evidenzia anche il ricorso a misure protezionistiche da parte degli Stati: “il numero delle restrizioni commerciali imposte nel 2023 è triplicato rispetto al quello del 2019”. Ci sono rischi ma anche opportunità nello scenario delineato dal governatore. E c’è una “agenda chiara” con le indicazioni per contrastare i primi e sfruttare le seconde

LO SCENARIO ITALIANO

Quella “domestica” guarda a un Paese che ha dovuto fare i conti con un ristagno prolungato: “L’economia italiana è quella con la minore crescita del prodotto per abitante nell’ultimo quarto di secolo”, sottolinea Panetta. Il ristagno della produttività ha condizionato l’evoluzione dei salari, cosicché i redditi orari dei lavoratori dipendenti sono oggi inferiori di un quarto a quelli di Francia e Germania. In termini pro capite, il reddito reale disponibile delle famiglie è fermo al 2000, mentre in Francia e in Germania da allora è aumentato di oltre un quinto. “Non siamo tuttavia condannati alla stagnazione”, afferma il governatore indicando quella ripresa di cui il Paese è stato capace dopo la crisi pandemica, che “è stata superiore alle aspettative e a quelle delle altre grandi economie dell’area”. E a cui ha partecipato anche il Sud. “Contrariamente a quanto avvenuto in episodi di crisi del passato”, la ripresa “è stata intensa anche nel Mezzogiorno”. La spinta all’economia è arrivata da una “forte espansione” degli investimenti, sostenuta anche da un sistema di agevolazioni, che per le costruzioni, rimarca il governatore per senza citare il famigerato superbonus, sono state “generosissime”.

Molto si deve anche alle ottime performance delle imprese sul mercato globale – l’export ha segnato + 9%, mentre in Germania sono rimaste stabili e in Francia sono diminuite -. E pure il processo di ristrutturazione del tessuto produttivo ha dato un contributo. “Guardando al futuro, l’economia italiana potrà conseguire ritmi di sviluppo sostenuti se saprà, da un lato, affrontare le conseguenze del calo e dell’invecchiamento della popolazione e, dall’altro, imprimere una decisa accelerazione alla produttività”.

IL NODO DEMOGRAFIA-PIL

Da qui al 2040, stima l’Istat, l’Italia si ritroverà con 5,4 milioni di lavoratori in meno, malgrado l’innesto di forze in arrivo da altri Paesi, una contrazione che, avverte il governatore, che taglierebbe 13 punti di Pil, 9 in termini pro capite. Nonostante i progressi degli ultimi anni, la partecipazione al mercato del lavoro resta bassa, al 66,7%, 8 punti sotto la media Ue. La disoccupazione giovanile resta elevata (20,2%), spingendo le partenze oltre confine, con un conseguente indebolimento del capitale umano: tra il 2008 e il 2022 sono partiti in 525mila, solo un terzo ha fatto ritorno. La difficoltà di conciliare lavoro e cura familiare costringe ancora molte donne ad abbandonare il lavoro dopo il primo figlio. Servono politiche adeguate, avverte il governatore, per accorciare la distanza tra Italia e gli altri Paesi Ue sul fronte dell’occupazione e controbilanciare il calo demografico. Ma perché il Paese possa crescere occorre rilanciare la produttività, la sola cosa in grado di “assicurare sviluppo lavoro e redditi più elevati”, sottolinea Panetta.

SFIDA PRODUTTIVITÀ

L’aumento della produttività passa dalla spinta agli investimenti, pertanto bisogna mettere le imprese nelle condizioni di investire, garantendo “un adeguato contesto regolamentare e concorrenziale e un ambiente macroeconomico stabile”. L’innovazione è la chiave dello sviluppo: bisogna sostenere la ricerca, innalzando l’aliquota del credito d’imposta fino al valore medio dei Paesi Ocse; servono investimenti nel capitale umano che deve anche confrontarsi con i mutamenti introdotti dall’intelligenza artificiale: riguarderebbero due lavoratori su tre. La maggior parte ne beneficerebbe in termini di aumento di produttività e opportunità di lavoro, una “significativa minoranza” vedrebbe ridurre le occasioni di lavoro.

PANETTA, PNRR E DEBITO

L’azione pubblica ha un ruolo “fondamentale” per il funzionamento dell’economia, sottolinea il governatore, che non si esaurisce nelle risorse messe in campo. Le riforme sono state e saranno essenziali per spingere produttività e crescita. Con il Pnrr l’Europa sostiene lo sforzo sugli investimenti e accelera le riforme: la piena attuazione degli uni e delle altre, “oltre a innalzare il prodotto di oltre di 2 punti percentuali nel breve termine, avrebbe effetti duraturi sulla crescita dovuti a incrementi di produttività stimabili tra 3 e 6 punti percentuali in un decennio”.

La strategia indicata “non è a costo nullo”, riconosce, e l’Italia deve fare i conti con “un debito pubblico elevato”, pari al 137% del Pil alla fine del 2023. “Una zavorra” che “ci costringe ogni anno a impegnare considerevoli risorse pubbliche per pagare interessi, sottraendole all’innovazione e allo sviluppo”. Bisogna, quindi, mettere in campo “un piano credibile volto a stimolare la crescita e la produttività, e nel contempo a realizzare un graduale e costante miglioramento dei conti pubblici”. “Quanto più la prospettiva di riduzione del debito sarà credibile – sottolinea Panetta – tanto minori saranno i rendimenti che gli investitori chiederanno per detenerlo. Ciò renderà a sua volta meno arduo l’aggiustamento”. Giù le spese, quindi, e su le entrate rafforzando il contrasto dell’evasione. “Potremo liberarci del fardello del debito soltanto coniugando prudenza fiscale e crescita”.

L’EUROPA AL BIVIO

L’Europa è a un punto di svolta. L’ampia apertura internazionale e la dipendenza energetica dall’estero la rendono particolarmente vulnerabile di fronte ai rischi legati alla frammentazione economica globale in atto. Il governatore suggerisce un piano d’azione su tre direttrici: dall’ampliamento del mercato unico – rafforzando l’integrazione in settori strategici come telecomunicazioni, energia e finanza -; alla riduzione della dipendenza energetica, sfruttando la sua ricca dote di risorse naturali per aumentare la produzione da energie rinnovabili; fino al potenziamento degli investimenti in innovazione. A questo deve accompagnarsi l’adozione di politiche comuni su difesa, ambiente, immigrazione, formazione. E il completamento dell’architettura europea cui mancano “elementi essenziali” come “una politica di bilancio comune e un mercato dei capitali integrato”, nonché il completamento dell’Unione bancaria.

LA POLITICA MONETARIA

Panetta si concede un “fuori sacco” rispetto al testo dell’intervento per evidenziare che il dato sull’inflazione “è in linea con le nostre previsioni e le aspettative dei mercati”. Nelle considerazioni finali conserva i panni della colomba e vede “un allentamento delle condizioni monetarie”. E risuona l’avvertimento verbalizzato in altre occasioni: “Bisognerà considerare che un’azione tempestiva e graduale permetterà di contenere la volatilità macroeconomica rispetto a un’azione tardiva e precipitosa”.


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