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Scontri a fuoco tra Israele e Hamas

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E’ LO scenario peggiore, quello che il governo intende assolutamente evitare, ed è contenuto nelle tre paginette che la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza dedica alle “proiezioni del rapporto debito pil nel medio periodo”: tre cartelle scritte appena qualche settimana prima del drammatico blitz terroristico di Hamas contro Israele e della nuova guerra che insanguina il Medio Oriente. Ma che diventano ancora più attuali oggi che il mondo è sull’orlo di un conflitto globale.

E’ lo scenario che arriva al 2034 e che prevede, a partire dal 2026, una netta risalita del rapporto debito Pil fino alla cifra record del 148,1% condizionata anche dagli attacchi di Hamas a Israele. Un trend, si legge nel documento, “legato principalmente a due fattori che, inducono rispettivamente ad un peggioramento del saldo primario e della spesa per interessi”. Da un lato, infatti, la proiezione “incorpora un aumento delle spese legate all’invecchiamento della popolazione”. Dall’altro, le attuali proiezioni dei tassi forward che rispecchiano i rendimenti di mercato e comportano un aumento del tasso implicito pagato sui titolo del debito pubblico a partire dal 2026 e fino al 2034.

Naturalmente si tratta di uno scenario che non può tenere conto nelle delle eventuali correzioni fiscali oltre il 2026 né dell’impatto delle riforme. Ma con i rendimenti del Btp che, anche ieri, sono tornati a salire in controtendenza rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Eurozona e con gli scenari di guerra che potrebbero far deteriore ulteriormente il quadro macroeconomico, l’allarme sul debito pubblico è più vivo che mai. Del resto, gia la riduzione della crescita del Pil da 1,5 a 1%, dovuta al rallentamento del ciclo economico, è sufficiente ad annullare del tutto la prevista riduzione dello 0,7% del debito che era stata messa nero su bianco nel Documento di Economia e Finanza. Lo stesso effetto avrebbe anche un aumento di 100 punti base dello spread, con un considerevole aumento negli anni successivi. Senza contare, poi, la spesa per gli interessi sul debito che, con l’aumento dei tassi deciso dalla Bce, è già lievitata dello 0,3%, e potrebbe arrivare nel 2024 a oltre 95 miliardi di euro. A tutto questo occorre poi aggiungere il peso del superbonus 110%, con un importo di almeno 20 miliardi nei prossimi quattro anni. Nel prossimo triennio, insomma, sono diversi i fattori che incideranno sull’andamento del debito.

“Le prolungate incertezze nel contesto internazionale influiranno negativamente sulla crescita economica – si legge nella Nadef – che vedrà un rallentamento; il tasso di inflazione, in discesa, attenuerà la spinta al Pil nominale, sebbene andrà anche a ridurre la componente di spesa per interesse legata ai titoli indicizzati all’inflazione. Infine – continuano gli esperti dei Mef – una quota crescente dei titoli del debito recepirà i maggiori tassi di rendimento derivanti dall’aumento dei tassi di riferimento deciso dalla Banca Centrale Europea, spingendo al rialzo la spesa per interessi complessivi”.

Sono in particolare quattro gli scenari di rischio ipotizzati dalla Nadef che avrebbero anche un impatto sul Pil e, quindi, di conseguenza, sul rapporto con il debito. Il primo prevede un arretramento del tasso di crescita della domanda mondiale del 2,5%, con una minore crescita dell’economia italiana dello 0,5%. Il secondo scenario prevede una perdita di competitività determinata dal tasso di cambio, con un apprezzamento dell’euro nei confronti delle altre valute. Con un tasso nominale effettivo più alto del 1,8% si avrebbe una minore crescita dello 0,8%. C’è poi l’incognita del prezzo del petrolio da tenere in debito conto, tornato immediatamente a salire dopo il nuovo conflitto tra Hamas e Israele. Un aumento del 20% porterebbe ad un calo dello 0,4% della crescita. Infine, l’ultimo fattore di rischio riguarda l’allargamento del differenziale fra i titoli di Stato e bund, l’inasprimento delle condizioni di finanziamento di famiglie imprese e il deterioramento dei loro bilanci a opera di una prolungata politica monetaria restrittiva. “Rispetto al quadro macroeconomico, cento punti base in più per ogni anno, restituiscono una minor crescita previsionale pari all’1% entro il 2026”. Previsioni che ora, con la guerra in Medio Oriente, rischiano addirittura di essere troppo ottimistiche rispetto alla realtà. Già ieri il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha paventato una crisi dei prezzi delle materie prima e del petrolio simile a quella che si era determinata con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Insomma, scenari che a questo punto comportano un supplemento di attenzione sulla prossima manovra economica, che già prevede un extradeficit di 15,3 miliardi di euro. Non a caso, nelle ultime ore, si stanno rivedendo i numeri della legge di bilancio puntando su un valore non superiore ai 22 miliardi di euro. Una cifra che sarà sufficiente a coprire la proroga del cuneo fiscale per il 2024, l’avvio del primo modulo della riforma Irpef, con l’accorpamento delle prime due aliquote e il pacchetto di misure destinato alle famiglie.

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