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La sede di Cassa depositi e prestiti

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Proviamo orrore. Possiamo solo sperare che sia l’incubo di una notte da quarantena. Si può dare una dote straordinaria ai “Gianni e Pinotto” della finanza pubblica di impresa che hanno in mano il risparmio postale per continuare a salvare gli amici degli amici? Nessuno riceve un euro. Ogni giorno che passa migliaia di aziende in più chiudono per sempre.

La piccola e media impresa, l’artigianato, il turismo compaiono solo nell’elenco delle scartoffie mai in quello dei bonifici e delle riaperture sia pure graduali e a distanza. Ambulanti, ristoratori, negozianti hanno perso il lavoro e ogni giorno che passa aumenta la possibilità che questo lavoro non lo avranno mai più. Raccontiamo al mondo che arriveremo al 10,4% di deficit/pil perché annunciamo manovre di spesa pubblica mai viste, ma che producono erogazioni pari a ZERO per cui fuori gli investitori globali si interrogano e tutti in casa si arrabbiano. L’economia affonda e noi che facciamo? Pensiamo di affidare la nostra salvezza a piccoli burocrati che giocano con i soldi degli altri, addirittura con il risparmio postale, a fare gli imprenditori-finanziatori dei pluri-decotti più o meno blasonati della Padania, tutti targati Cpd e affini.

Avevamo le banche di interesse nazionale. Avevamo l’Iri del miracolo economico italiano. Avevamo i Sinigaglia, i Mattei, i Bernabei. Avevamo la grande siderurgia, il primato mondiale delle telecomunicazioni. Eravamo i numeri uno nelle grandi costruzioni, l’Italstat e l’autostrada Milano-Napoli furono il simbolo di questa stagione. Vogliamo rifare l’Iri motore industriale, parliamo e straparliamo di ricostruzione economica italiana, e che cosa riusciamo a inventarci? Questa Cassa Depositi e Prestiti come Cavaliere Bianco del nuovo Cigno Nero italiano? Siamo su scherzi a parte o dove? Vogliamo, forse, dire Cavaliere Nero? Ma davvero davvero il ministro del tesoro Gualtieri e il suo potentissimo direttore generale Rivera – che non sono ancora in grado di sbaraccare il baraccone che si sono inventati tra Sace, Mediocredito, Cdp, confidi, banche senza tutela penale per dire che danno i soldi senza cacciare un euro – vogliono mettere 50 miliardi nelle mani di tutta gente che comprava nel mercato ciò che nessuno comprava da anni senza nessuna esperienza industriale a volte per compiacere gli amici a volte addirittura per avere qualche articolino di giornale? Ci vogliamo affidare per la rinascita ai Distruttori Professionisti di Valore, peraltro sempre rigorosamente sopra il Po, e che anche nelle infornate di nomine si sono presi tutti i fogliettini dei ras della politica, del Tesoro, e dei soliti amichetti del giro buono dei furbetti della piccola finanza italiana?

Alla Cdp servono uomini di impresa, gente solida, con una visione di lungo termine industriale e capacità tecniche operative, non gli investment banker di seconda fila alla Di Stefano, i finanzieri di provincia alla Tamagnini con il suo Fondo su misura “più o meno strategico”, il reticolo compiacente di casse previdenziali e gli interessi da difendere di chi del mercato ha fatto strame, prima e dopo. Palermo guida questa Cdp e viene anche lui dalla finanza. È una persona misurata e un grande lavoratore, ma ha sulle spalle un fardello troppo pesante per lui. Se l’Italia vuole ripartire con la bandiera del Ponte Morandi sul suo vagone di testa deve avere il suo gabinetto di guerra con uomini dello spessore di un Messina, di un Cattaneo e di uno Scannapieco. Tutta gente che ha dimostrato sul campo il proprio valore, che ha già dato e che non ha nulla da chiedere per loro e i loro cari.

Gualtieri e Rivera la facciano finita e la smettano di scavare la fossa intorno a Conte. Devono fare arrivare i bonifici a chi ha perso tutto senza colpe e sempre loro (non altri) devono dare le tutele penali alle banche, abolire il vincolo della Centrale rischi e buttare giù con scuse pubbliche il castello di carta che si sono inventati. Non hanno idea i due – è evidente – di che cosa sta succedendo nel Paese. Noi ci limitiamo a dire che il loro “decreto illiquidità” è il più grande distruttore di fiducia che si potesse inventare. Nell’interesse nostro e loro lo aboliscano prima che la rabbia diventi collettiva e non sia più controllabile.


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