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Il premier Giuseppe Conte

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Presidente Conte, ha mai visto un cappone o un tacchino – scelga lei – che chiedono di anticipare il Natale per finire prima arrosto? Se vuole cambiare davvero la burocrazia in Italia non deve sentire nessuno dei papaveri della pubblica amministrazione del tesoro e dei ministeri di spesa. Tanto meno, alcuno dei reggitori pro tempore della Cassa Depositi e Prestiti dove la finanza degli amici degli amici prevale sulle ragioni dell’industria e di un’idea sana da sistema Paese che guarda ai prossimi dieci anni delle due Italie non agli affarucci quotidiani di mercanti e imprenditori decotti della parte più ricca del Paese. Loro non si autoriformeranno mai perché a loro le cose vanno bene così, è agli italiani e alla sua economia che le cose così non vanno bene. Le carte, i tempi lunghi, l’impianto normativo da azzeccagarbugli degli uffici legislativi ministeriali sono il loro terreno naturale perché lì loro ti hanno in pugno e tu muori. Ogni stazione in più che mettono della Via Crucis – Sace, Mediocredito, Cdp, banche – loro sadicamente godono e tu non hai il contributo a fondo perduto che la legge ti assegna. Né, a maggior ragione, ti viene accordato il prestito di cui ha bisogno la tua impresa che oggi è sana e lotta contro la Grande Depressione, ma ha sempre qualche cavillo passato della tua vita di lavoro degli ultimi trenta anni che l’ufficio legislativo di turno non avrà mancato di prevedere per lasciarti a secco.

Se vuoi far fuori il potere della burocrazia non puoi chiedere alla burocrazia di autoriformarsi perché tutti i politici che glielo hanno chiesto si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. Questo connubio tra burocrazia e politica va spezzato se si vuole riformare il paese perché se vuoi aprire un’azienda con loro non puoi farlo autodichiarando. La politica deve togliere per decreto legge il potere autorizzativo alla burocrazia e lasciare invece il controllo ex post. Questo testo di legge non c’è un solo mandarino della amministrazione pubblica disposto a scriverlo senza inghippi, ma è quello che serve oggi per salvare l’Italia. Sono tanti, fanno il gioco delle parti, c’è quello più riflessivo e quello più diretto, chi è suadente e chi no, ma sono tutti legati a doppio filo e uno alla volta sono bravissimi a spaventare i politici. Per intimorirli tutti sono fantastici. Insuperabili.

Dicono che hanno troppe responsabilità? Allora togliamone qualcuna e diamola al cittadino e all’operatore economico. La svolta di tutto sono l’autocertificazione e la tracciabilità digitale che possono aiutare (molto) a colpire anche la micro e la macro criminalità organizzate.

Vogliamo prenderla in parola, Presidente Conte, e vogliamo credere che ciò che non è avvenuto in venti anni accadrà in qualche mese se non in poche settimane. Potenza del Coronavirus. Avremo la riforma del diritto amministrativo e della giustizia civile perché tutto sarà semplificato e digitalizzato. Prima, però, dica al ministro Gualtieri di guardarsi bene intorno perché un altro decreto di illiquidità spacciato per liquidità chiude all’istante la sua esperienza di governo e condanna l’Italia a una crisi di solvibilità anticipata. Si rende conto che è addirittura la Banca d’Italia a chiedervi di fare presto, di usare armi non convenzionali come l’autocertificazione e di ridurre al minimo indispensabile le valutazioni di merito perché i soldi alle imprese devono arrivare ora, non quando hanno chiuso per sempre? Ce la fa a dire ai papaveri del Tesoro che devono fare uscire Gualtieri dalla gabbia e la devono smettere di concepire nuovi mostri come lo Stato padrone di tutti i “falliti” prima che indebitati di cui la Cdp degli amici degli amici vuole farsi mallevadore?

Siamo seri: l’Italia ha bisogno dell’Iri dei tempi migliori non di una nuova Efim o di una nuova Gepi. Se burocrazia e virologi continuano a dettare legge gli incidenti si moltiplicheranno – lo scontro con la Chiesa ne è un esempio significativo – e il buon lavoro fatto dal suo governo in Europa e nella capacità di reazione sul campo chiudendo l’Italia, non sortirà i risultati previsti. Bisogna evitare che i morti di fame e di debiti superino quelli di Coronavirus. Se non si cambia la macchina dello Stato pagatore ogni tentativo è vano. RI-FATE PRESTO.


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