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Raffaele Fitto

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Il gioco preferito del dibattito pubblico è stato la revisione di Fitto che ci avrebbe fatto perdere il Pnrr. Invece siamo gli unici ad avere incassato la quarta rata e ne abbiamo ricavato la vera manovra da 21 miliardi che ne dà 11 di aiuti alle imprese che li spendono subito e dal 2024 apre i cantieri uscendo dalle trappole su coperture e sistemazione del debito. D’altro canto, questo è il Paese che non si è accorto che sui consumi nel terzo trimestre competiamo con gli Stati Uniti nonostante gli allarmi di gufi e cassandre.

Fate questo giochetto. Andate su google e scrivete: Italia ultima in Europa. Sarete sommersi di titoli che ci raccontano che anche quando andiamo molto bene, siamo comunque sempre ultimi. Lo siamo anche nel benessere mentale, perché ci piace spaziare oltre l’economia della catastrofe. È stato davvero incredibile leggere come da una previsione di crescita zero del terzo trimestre del Pil presentata come una tragedia si è passati con il dato effettivo della crescita dello 0,1% a gridare al miracolo con la stessa identica disinvoltura.

Nessuno che si fosse preso la briga di andare a vedere che quel dato di bassa crescita è influenzato da un poderoso calo delle scorte a sua volta molto influenzato dal racconto falsato degli “ultimi in tutto” e dalla depressione che lo accompagna incidendo sugli ordini, ma che viceversa nello stesso trimestre i consumi degli italiani sono cresciuti dello 0,7% e la crescita acquisita è dell’1,6. Più di noi hanno fatto solo gli Stati Uniti e un po’ la Spagna perché prima era ferma mentre gli altri sono tutti negativi. Anche l’export continua a tenere botta nonostante il rallentamento globale. Che cosa dire, poi, del lavoro di Fitto sul Pnrr dove il gioco preferito del dibattito della pubblica opinione italiano è stato quello di raccontare un giorno sì e l’altro pure che avemmo perso tutto o quasi?

È andata proprio nel senso opposto, venerdì scorso è arrivato anche l’ultimo via libera del Consiglio europeo, e siamo l’unico Paese ad avere chiesto e ottenuto la quarta rata e ad avere avuto il via libera a una revisione così rilevante degli obiettivi che consente di fare con i soldi del Pnrr la vera manovra di sviluppo per 21 miliardi tra aiuti subito alle imprese, spesa per infrastrutture energetiche e cantieri aperti dal 2024. La verità è che si è preso in mano un Piano che era stato in parte utilizzato come strumento per sistemare le posizioni di debito pubblico per tagliare i costi della spesa per interessi e si è fatta una cosa nuova riscritta per la metà degli obiettivi tenendo conto del mutato quadro geopolitico e avendo l’abilità di concentrare le risorse a sostegno della crescita.

La qualità del lavoro svolto è certificata dall’apprezzamento costante della Commissione europea e smentisce tutte le Cassandre italiane. Sarà così molto presto anche per gli obiettivi della quinta rata che porterà a una nuova richiesta di pagamento mentre gli altri Paesi più avanti di tutti, Spagna e Grecia, sono fermi alla terza. Il toro è stato preso per le corna e ci si è fatti carico anche di un po’ di pasticci sulle coperture tra utilizzo di fondo perduto e spostamento di debito, capitolo gigantesco del superbonus a parte.

Soprattutto, si sono messe le basi per un 2024 dove i bandi di gara in corso per asili nido, scuole, treni, stazioni e di tutto di più, diventano cantieri aperti che creano reddito e occupazione e 11 dei 21 miliardi del Repower Eu diventano da subito spesa effettiva a sostegno delle imprese contribuendo con transizione 5.0 molto rapidamente alla crescita italiana. Anche lì ne vedremo delle belle quando scopriremo che invece della recessione di cui tutti parlano tutti i giorni ci sarà una bella crescita. D’altro canto, se non fosse così, quell’Italia sempre ultima in Europa non esisterebbe nel racconto mediatico dell’irrealtà che ci piace tanto e fa tanto male.


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