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Bambini vittime delle traversate via mare

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Le foto dei bambini morti affogati sulle spiagge africane erano un grande scoop fino a qualche anno fa. La notizia è che sono tornate di moda. Piccoli corpi lasciati imputridire sul bagnasciuga, abbandonati a testimoniare una situazione che dovrebbe scuotere molte coscienze.

Ma è un’illusione. Le coscienze sono di coccio. Le ultime foto sono quelle di cadaverini irriconoscibili col volto ficcato nella sabbia trovati in Libia rigettati dal mare affogati in qualche naufragio dell’orrore organizzato dalla speculazione sulla carne umana.

Un bambino morto fa più notizia di una donna morta la quale ha un impatto più potente di un uomo senza vita, mentre un vecchio affogato non merita in genere la prima pagina né la seconda. Non sono leggi etiche ma della comunicazione di base.

Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina. I bambini delle immagini muoiono da quando esiste la fotografia e abbiamo visto i bambini di Auschwitz ma prima ancora i bambini dei contadini della grande carestia ordinata a tavolino da Stalin negli anni 20.

Fu ciò che sconvolse allora gli inviati speciali dei giornali occidentali secondo i quali i comunisti mangiano i bambini, perché erano frequenti gli episodi di cannibalismo: i bambini erano i primi a morire e i primi ad essere divorati.

Come “Sapiens” l’Homo è abituato al rito periodico della strage degli innocenti, con corali riscontri nella Sacra Scrittura e pittura, perché un bambino che muore contiene in sé il messaggio più denso e quindi il suo peso specifico di notizia raccapricciante rende potente l’immagine e impotente l’etica.

Bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere che i primi colpevoli di queste morti sono coloro che trascinano i bambini nella lucrosa avventura della traversata del mare dall’Africa all’Italia e alla Grecia, spinti a forza su queste barche insieme a famiglie che hanno risparmiato per anni quelle migliaia di euro che costa il biglietto della lotteria.

Quasi mai si tratta di bambini che provengono da terribili zone di guerra perché la Siria sta in Siria e da tempo è cessato l’esodo siriano e quei rifugiati sono stati accolti in Canada e nella Germania da Angela Merkel. La maggior parte fugge dai bombardamenti ma costituisce carne per statistica: quella una emigrazione programmata con un alto tasso di mortalità che un bambino si ritrova sulle spalle come un avvoltoio affamato.

Chi porrà fine allo scempio? L’Italia e la Grecia sono i luoghi di sbarco da decenni e da decenni il resto dell’Europa se ne infischia limitandosi a versare un obolo affinché italiani greci sbrighino la pratica. Ora Draghi sta affrontando il problema e speriamo che lo faccia con la sua grinta calma ma ferma.

L’Europa, se ci pensate, è anche abbastanza ridicola come indica il fatto che la lingua ufficiale sia l’inglese che non corrisponde ad alcun Paese dell’unione. Però l’inglese consente l’universalità della parola anche se non garantisce quella della morale.

Ciò che accade nel mare trasformato in tomba, fossa comune, fauci di mostri, casseforti di pirati e di speculatori va molto al di là della soglia di decenza consentita da pudore e dal raccapriccio. Il problema dell’immigrazione dall’Africa è epocale: e proprio perché è epocale non può essere declassificato a curiosità antropologica affidata a bande di tassisti della morte e governi complici. L’umanità si sta restringendo dicono le statistiche.

Incredibile ma vero, nascono meno figli in tutto il mondo, anche nei paesi sottosviluppati: l’umanità ha deciso di estinguersi. Prepariamoci a qualcosa di più di un esodo. Prepariamoci a una disfatta dell’umano, al trionfo dell’ipocrisia e della fotografia. La prima pagina abita su internet e sui social. A costo bassissimo per cimiteri virtuali fotografici e assolutamente redditizio.


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