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Zelensky e Putin

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Siamo ancora nella fase dove si sparano troppi missili e troppe parole per arrivare a una soluzione. I protagonisti sono abbastanza seri per un negoziato dove le pistole sono ancora sul tavolo? Vorremmo fosse così per evitare ulteriori vittime tra i civili, ma sia Putin che Zelensky devono salvare la faccia, e non è un’operazione semplice.

Il primo è una volpe che ha fatto i conti sbagliati ed è finito nella trappola. Il secondo è un comico che crede di essere diventato Churchill e pensa di salvare il mondo. Per indurli a termini razionali ci vuole ancora un po’ di tempo: ci auguriamo sia il più breve possibile.

LE IPOCRISIE OCCIDENTALI

Peggio ancora di questa coppia, in termini di ipocrisia e realpolitik, sono i loro amici e nemici. O meglio, quelli che fingono di appartenere a una delle due categorie ma fanno i loro interessi. Gli americani, amici di Zelensky, lo accolgono al Congresso, virtualmente, con ovazioni da stadio. Ma Biden ha già detto e stradetto che non manderà la Nato a fare la no fly zone in Ucraina per evitare la terza guerra mondiale.

In poche parole, gli ucraini devono fare per noi una guerra per procura con il braccio legato dietro alla schiena. Un po’ come i curdi siriani contro il Califfato, abbandonati dall’America di Trump al massacro della Turchia di Erdogan. Vedete bene che la storia si ripete: la differenza è solo geografica e che ora il massacro lo abbiamo sotto gli occhi.

Gli europei quel che possono fare è accogliere in maniera umanitaria i profughi ucraini. Tra gli amici di Zelensky ci sono pure gli inglesi che, dopo avere acquistato da Mosca tutte le materie prime possibili e ospitato per decenni gli oligarchi di Putin nella City, adesso evitano in tutti i modi di dare visti agli ucraini.

Quanto alle armi inviate a Kiev dagli Stati europei e dall’Italia, questa è davvero una barzelletta: le armi stavano già dentro da prima della guerra e quella che vediamo è solo una sceneggiata a uso e consumo delle opinioni pubbliche continentali. L’Europa è un condominio di anziani non votato a fare le guerre e incline a pagare chiunque per starsene in pace. Lo faremo anche stavolta.

Dell’Ucraina se ne occupano dai tempi della rivolta di Euromaidan gli americani. Non gli europei. L’unica che avesse voce in capitolo, sia con Washington che Mosca (e Kiev), era la signora Merkel. E infatti i due fronti hanno aspettato a entrare in campo quando la cancelliera tedesca è uscita di scena. I tempi di questa crisi sono stati scanditi sia da Mosca che da Washington sul passo di addio dell’unica statista del continente. Su questo non ci sono dubbi.

L’EUROPA PAGA DI PIÙ

E chi perde di più è sicuramente l’Europa, dove le sanzioni imposte alla Russia rimbalzano facendo i danni maggiori. Sfido chiunque dei miserabili giornalisti che oggi fanno le liste di proscrizione sui quotidiani italici a dire un mese fa che non bisognasse fare affari con Mosca e gli oligarchi. Gli oligarchi qui pagavano tutti: persino la nostra ambasciata a Mosca è stata restaurata con i loro soldini e nessuno ha avuto niente da ridire. Come nel 2011 a nessuno facevano schifo i soldi di Gheddafi. Che poi noi abbiamo allegramente bombardato con la Nato.

Una piccola parentesi sulla Libia: l’abbiamo persa due volte, nel 2011 e nel 2109, lasciando la Tripolitania alla Turchia. Ora degli strateghi da strapazzo, rappresentati dalla nostra classe politica, mandano aiuti militari all’Ucraina. Avrebbero fatto meglio all’epoca a difendere il nostro gas e il nostro petrolio in Libia, così oggi saremmo meno dipendenti dalla Russia.

Quanto agli amici di Putin, il maggiore è sicuramente la Cina. Mentre Israele e Turchia – membro storico della Nato – agiscono da mediatori anche per difendere i loro interessi nazionali. Tanto è vero che non hanno imposto alcuna sanzione a Mosca. Sono mediatori interessati e di questo non si può fare loro una colpa: infatti anche gli Usa stanno zitti e mosca. I fessi siamo noi, non loro, che facciamo i “puri e duri” e continuiamo ad acquistare il gas russo, ovvero a finanziare la guerra di Putin, altrimenti dovremmo spegnere la luce.

LA BOZZA DI ACCORDO

La Cina è l’alleato più infido che Putin potesse trovare. Da questa crisi è la potenza che probabilmente uscirà meglio insieme agli Usa. I cinesi sono i maggiori partner commerciali dell’Ucraina e comprano gas e petrolio dalla Russia. Col rublo in caduta libera stanno negoziando quote delle società che producono energia e materie prime. Lo yuan è già entrato nelle imprese e nelle case russe come moneta di scambio internazionale.

Esisterebbe già una bozza di accordo in 15 punti che comporterebbe la rinuncia di Kiev alle ambizioni di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza. Tra i 15 punti c’è il cessate il fuoco e il ritiro della Russia se Kiev dichiara la sua neutralità, come ora è propenso a concedere Zelensky. Se lo avesse fatto un mese fa i nazionalisti ucraini lo avrebbero impalato, ma forse avrebbe evitato migliaia di morti e Putin ci avrebbe risparmiato orrori e distruzioni. Come diceva Tacito, fanno il deserto e la chiamano pace.


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