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Ursula von der Leyen e Vladimir Putin

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LA CRISI energetica preoccupa ancora di più con l’avvicinarsi dell’inverno. E adesso si muove anche l’Europa. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha parlato ieri di un tetto al prezzo del gas russo (chiesto per primo mesi fa dal premier Mario Draghi), un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità a basso costo così come ai profitti inaspettati delle compagnie di combustibili fossili che dovrebbero corrispondere un “contributo di solidarietà” in ragione dei profitti accumulati e garanzie statali più facili alle società di servizi energetici, nonché una riduzione dei consumi. Queste le proposte che saranno presentate ai ministri europei dell’Energia che si riuniranno domani a Bruxelles.

Oggi pomeriggio, intanto, il premier Draghi presiederà un Consiglio di ministri chiamato a definire l’ammontare delle risorse destinate a un nuovo decreto per fronteggiare il caro energia su cui dovrà esprimersi il Parlamento. Una volta ottenuta l’autorizzazione a utilizzare il miglioramento dei saldi per finanziare le misure, si terrà un nuovo Consiglio dei ministri per l’adozione del decreto, spiegano da Palazzo Chigi, rimarcando che resta escluso il ricorso allo scostamento di bilancio.

“Proporremo un tetto al prezzo del gas russo… Dobbiamo tagliare le entrate della Russia che Putin usa per finanziare questa atroce guerra in Ucraina”, ha detto ai giornalisti la presidente Ursula von der Leyen, precisando che il tetto al prezzo del gas russo “può essere messo in pratica rapidamente”, specificando poi che la situazione “è straordinaria perché la Russia è un  fornitore inaffidabile  e sta manipolando i nostri mercati energetici”.

Nell’Ue, le riserve di gas hanno toccato quota 82% rispetto all’obiettivo dell’80%. “Le decisioni stanno dando i loro frutti: all’inizio della guerra, il gas russo via gasdotto rappresentava il 40% di tutto il gas importato. Oggi è il 9%”. Per il prelievo sui ricavi dei produttori di elettricità da fonti diverse dal gas (impianti per rinnovabili, centrali nucleari e a carbone) c’è l’indicazione di farlo scattare quando i prezzi superano 200 euro per MWh; per ridurre i consumi si ipotizza l’impegno a un taglio del 10% con uno del 5% nelle ore di punta.

L’Ue ha proposto un tetto massimo al prezzo del gas, dopo che Putin ha minacciato di bloccare tutte le forniture se fosse stata presa una simile decisione, aumentando il rischio di razionamenti in alcuni dei Paesi più ricchi del mondo quest’inverno. L’escalation della situazione di stallo minaccia di far salire ancora di più i prezzi del gas in Europa (ma ieri il gas è arretrato dell’11% a 212 euro a MWh) aggiungendosi alle bollette esorbitanti che i governi stanno pagando per evitare il collasso dei fornitori di energia e per sostenere i consumatori in vista dei mesi freddi, fino a oltre mille miliardi di euro in più stima Standard & Poor’s in un rapporto diffuso ieri.

L’Europa ha accusato la Russia di utilizzare le forniture energetiche come ritorsione alle sanzioni occidentali imposte a Mosca per l’invasione dell’Ucraina. La Russia imputa a tali sanzioni la colpa dei problemi di rifornimento di gas, che attribuisce a guasti dei gasdotti. Il negoziato sulle proposte della Commissione non sarà facile. Il ministro ceco dell’Industria sostiene che dovrebbe essere rimosso dall’ordine del giorno della riunione di domani.

“Secondo me non è una proposta costruttiva. È più un modo ulteriore per sanzionare la Russia che una vera soluzione alla crisi energetica in Europa”, ha detto il ministro dell’Industria, Jozef Sikela. Anche Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania sono contrari al tetto al prezzo del gas russo. Per aggirare l’ostacolo dell’unanimità, necessaria per approvare questa misura si sta facendo strada l’idea di utilizzare l’articolo 122 del Trattato commerciale oppure la politica commerciale dei dazi. La decisione politica finale sarà presa a ottobre dai capi di Stato e di governo Ue (è in calendario una riunione straordinaria a Praga il 6-7 e poi quella del Consiglio europeo il 20-21).

Parlando in precedenza a un forum economico a Vladivostok, Putin ha anticipato la manovra, minacciando di rompere i contratti di fornitura. “Ci saranno decisioni politiche che contraddicono i contratti? Sì, semplicemente non li rispetteremo. Non forniremo gas, petrolio, carbone, olio da riscaldamento, non forniremo nulla”, ha aggiunto.

L’Europa importa dalla Russia circa il 40% del proprio gas e il 30% del petrolio. La crisi energetica che l’Europa sta affrontando si è acuita dopo che Gazprom ha interrotto completamente la fornitura di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1 verso la Germania, dichiarando di aver riscontrato una perdita di olio motore durante i lavori di manutenzione della settimana scorsa.

Il presidente russo ha affermato che la Germania e le sanzioni occidentali sono responsabili della mancata operatività del gasdotto e che l’Ucraina e la Polonia hanno deciso autonomamente di interrompere altre rotte di gas verso l’Europa. Putin ha chiesto alla Germania di restituire una turbina della stazione di compressione di Portovaya del Nord Stream 1, che consentirebbe alla Russia di riprendere il pompaggio di gas. Intanto, Eni ieri ha annunciato l’acquisizione delle attività di BP in Algeria, tra cui “In Amenas” e “In Salah”, due concessioni per la produzione di gas. Operati congiuntamente con Sonatrach e Equinor, si trovano nel Sahara meridionale e la loro produzione di gas e liquidi associati nel 2021 è stata di circa 11 miliardi metri cubi di gas e 12 milioni di barili di condensati e Gpl.


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