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Margrethe Vestager

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Arriva una maggiore disponibilità ad approvare gli aiuti di Stato da parte dell’Ue al fine di velocizzare la transizione al green

È partita la consultazione degli Stati membri da parte della Commissione europea sulle soluzioni per fronteggiare la fase di acuta competizione sempre più aggressiva su scala globale per difendere l’industria continentale e rendere l’Ue maggiormente in grado di attrarre investimenti. Al centro della proposta di Bruxelles ulteriore flessibilità sugli aiuti di stato alle imprese.

La responsabile della concorrenza Margrethe Vestager ha inviato una lettera agli Stati membri per mettere a fuoco le loro valutazioni. Vestager indica che l’Ue ha bisogno “di una risposta europea basata su tre priorità fondamentali. Accelerare la transizione verde, eliminare le barriere esistenti all’interno del mercato unico e consentire agli Stati membri di fornire un sostegno rapido e mirato ai settori chiave”. Obiettivo, accelerare la transizione verde facilitando gli investimenti. Vestager indica che per quanto riguarda gli aiuti di stato “finora è stato fatto molto”.

AIUTI DI STATO FLESSIBILI PER ACCELERARE LA TRANSIZIONE ALL’ECONOMIA GREEN

Per esempio, il regolamento generale di esenzione per categoria, grazie al quale oltre il 90% delle misure di aiuto di Stato può già essere attuato senza la necessità di notifica preventiva alla Commissione. Ora sarà oggetto di un’imminente revisione. Inoltre, nota la commissaria alla concorrenza, il quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato, adottato dalla Commissione nel marzo 2022 per affrontare le sfide economiche derivanti dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, ha consentito agli Stati membri di utilizzare la flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di Stato per sostenere l’economia mobilitando 672 milioni di finanziamenti nazionali finora. Però “nel contesto attuale potrebbe essere necessario di più”.

Bruxelles vuole conoscere le posizioni degli Stati su tre questioni. Ulteriore processo di semplificazione; eventuali misure aggiuntive per accelerare la transizione verde; necessità di bilanciare il sostegno alla produzione in alcuni tipi di settori strategici per la transizione verde con il possibile rischio di frammentazione del mercato unico. Il terzo tema richiama la definizione di nuovi strumenti europei di finanziamento “complementari” per permettere agli Stati che non hanno spazi di bilancio adeguati di rafforzare la competitività industriale.

TRANSIZIONE AL GREEN E AIUTI DI STATO, LE PAROLE DELLA PRESIDENTE URSULA VON DER LEYEN

La presidente della Commissione von der Leyen in un recente incontro della Commissione UE con il governo svedese, ha confermato che l’azione europea per rafforzare la transizioni verde e lo sviluppo delle tecnologie “clean” si fonderà, da un lato, sulla flessibilità accresciuta, “mirata e temporanea” degli aiuti di stato alle imprese e, dall’altro lato, sulla definizione di “strumenti finanziari complementari” perché garantire in tutti i Paesi uno sforzo ambizioso verso la transizione ecologica della produzione e del modello di sviluppo. Ciò perché “occorre preservare gli investimenti nella Ue e il mercato unico”.

Ma il tema è complicato e divisivo. Per esempio c’è il no del ministro delle finanze tedesche Christian Wolfgang Lindner a nuovi impegni finanziari comuni oltre a Next Generation EU e a REPower EU. Tuttavia anche in Germania si sta muovendo qualcosa. È molto significativo che il gruppo Spd al Bundestag abbia indicato in un documento che oltre all’uso dei fondi non utilizzati ancora di Next Generation EU, al programma di investimento REPower EU (quest’ultimo va rafforzato, dice la Spd) e alla revisione del bilancio Ue “per dare priorità alla futura politica industriale della Ue e ai progetti di investimento”, “dovrebbero essere esaminati in modo costruttivo anche altri strumenti di finanziamento congiunto”.

Il problema è semplice: ci sono stati che hanno margini di bilancio per sostenere le imprese e potenziare gli investimenti in tecnologie pulite e altri no come l’Italia. In assenza di uno strumento comune apposito si rischia di frammentare il mercato unico e creare nuove situazioni di svantaggio competitivo tra gli Stati membri. Cosa che il Governo Meloni ha già fatto sapere di non accettare. “Il mercato unico comune europeo è un fattore fondamentale per la prosperità e la competitività globale dell’Europa” fa sapere palazzo Chigi che sta già lavorando alla richiesta pervenutele da Bruxelles.

IL NODO DEL MES

La stessa discussione aperta da diverso tempo sul ruolo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) quale strumento per la stabilizzazione economica, bloccata perché non è stata ancora completata la ratifica del nuovo trattato emendato, fa parte di questo lavoro di squadra.

Ora l’Italia ha annunciato che procederà alla ratifica. Il direttore generale del Mes Pierre Gramegna ha cominciato proprio da Roma il suo giro nelle capitali europee proprio per mettere a fuoco le possibili ipotesi di lavoro del fondo salva-stati che attualmente ha una capacità di prestito residua di 417,4 miliardi di euro. Il completamento della ratifica del trattato emendato (con nuove disposizioni sulle linee di credito, il ruolo del Mes nella valutazione della sostenibilità del debito degli stati che ne chiedono l’accesso, la funzione di salvagente finanziario di ultima istanza per la risoluzione bancaria) può aprire nuove prospettive. Dietro le quinte Roma starebbe preparando un Ddl per ratificare la revisione del Trattato sul Mes.

Nella lettera agli Stati Vestager indica espressamente qual è il problema fondamentale per l’Ue in questa fase: “Aumentare la resilienza dell’economia europea e la sua competitività globale preservando l’integrità del mercato unico” dato, appunto, che non tutti gli Stati hanno un simile spazio di bilancio per garantirlo.

TRANSIZIONE AL GREEN E NON SOLO: LE STATISTICHE SUGLI AIUTI DI STATO APPROVATI DALL’UE

Tanto per dare un’idea della situazione: secondo i dati dell’Antitrust aggiornati al 16 gennaio, Bruxelles ha preso 200 decisioni approvando oltre 180 misure nazionali di aiuti di stato alle imprese nel contesto della guerra in Ucraina per complessivi 672 miliardi di euro. Il 53,02% di aiuti pubblici alle imprese sono state notificate dalla Germania (il 9,24% del Pil); la quota della Francia è del 24,06% (il 6,13% del Pil); è il 7,65% la quota italiana (il 2,69% del Pil).

La strada per definire i “nuovi strumenti finanziari Ue” per la competitività è lunga e in salita: la coalizione al governo in Germania non appare unita; Olanda, Finlandia Danimarca, Austria sono allarmate, la Svezia, che detiene la presidente di turno della Ue, ritiene che non siano necessari nuovi fondi (che poi è la posizione ufficiale del cancelliere tedesco Scholz almeno fino a pochi giorni fa), l’Italia, la Spagna, la Grecia, Malta ed altri paesi dell’Europa orientale sarebbero favorevoli a mettere in campo uno strumento finanziario sul modello del Next Generation EU.

L’allentamento delle restrizioni sugli aiuti di stato per le produzioni di tecnologie “pulite” (Bruxelles sta lavorando a un “Clean Tech Act”) è volto a forzare il passaggio “green” delle imprese e a fronteggiare la concorrenza americana da un lato e cinese dall’altro. È vero che i toni verso l’amministrazione del presidente Joe Biden sull’Inflation Reduction Act (legge promulgata il 16 agosto 2022) che premia fiscalmente le auto vendute negli States “made in US” (offre forti incentivi finanziari a sostegno della transizione verde.

I PRINCIPALI PROGRAMMI DI INCENTIVI

Nel caso dei veicoli puliti, i due principali incentivi sono i programmi di credito d’imposta. Uno per gli operatori commerciali e uno per i consumatori privati). Sono meno duri dopo una prima timida apertura da parte americana (a fine anno gli Usa hanno stabilito che le imprese Ue possono beneficiare del regime di crediti per i veicoli commerciali puliti senza l’obbligo di modificarne i modelli commerciali consolidati o previsti dei produttori). Tuttavia la partita non è ancora chiusa: l’Ue vuole parità di trattamento come già ottenuto da Messico e Canada. Per Bruxelles la discriminazione nei confronti dei veicoli e degli input puliti fabbricati nell’Ue viola il diritto commerciale internazionale. Crea condizioni sfavorevoli per le imprese Ue presenti sul mercato statunitense. Riduce le scelte a disposizione dei consumatori statunitensi e l’impatto sul clima di questa sovvenzione verde.


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