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Matteo Salvini

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“La vicenda del Quirinale e le modalità della trattativa seguita da Matteo Salvini rischia di lasciare strascichi nella Lega Nord a Nordest, dove due governatori di peso come Luca Zaia in Veneto e Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia sono stati tagliati fuori dalle procedure seguite dal Capitano. Ufficialmente l’establishment si schiera in Veneto con i vertici del partito, mentre Luca Zaia non si pronuncia, ma basta leggere alcuni commenti su Facebook per verificare che il gradimento della base è ai livelli minimi. Sabato 30 gennaio, mentre Mattarella veniva rieletto, appariva sul sito del governatore del Veneto un post riguardante i cani disabili. Apriti cielo! “Dai Zaia le vogliamo tutti bene ma sta votando il Presidente della Repubblica e il suo social manager posta le storie dei cani! Dai cambialo valà”. A seguire: “Vorremmo conoscere i reali motivi per i quali siete tutti, e nonostante tutto, sempre nelle mani di Renzi. Alle prossime elezioni la Meloni a voi della Lega e a Forza Italia vi farà scomparire. Finita la gita a Roma?”. Sarcasmo e ironia: “Della serie torna a casa Lassie”. Poi un giudizio più politico: “Zaia che coerenza la Lega con il suo leader!!! Siete stati imbarazzanti”.

Anti-leghisti e leghisti delusi si mescolano. Ma i dirigenti? “Non rilascio dichiarazioni, sono sotto procedura disciplinare” sibila Gianantonio Da Re, ex segretario regionale ed attuale eurodeputato. Infatti, aver criticato Salvini sulla linea riguardante il Covid tenuta dalla Lega gli è costato un deferimento, che potrebbe (forse) concludersi con un’espulsione, visto che ha violato il richiamo a lavarsi i panni in casa propria e non sui giornali, cosa che è diventata sempre più diffusa almeno in Veneto.

Chi esce allo scoperto è uno che l’espulsione la rischia per davvero. Fulvio Pettenà è stato per più di vent’anni presidente del consiglio provinciale di Treviso, le sue dichiarazioni sul Covid, anti-Salvini, non sono piaciute. È uno Zaia-boy, che adesso rincara. “Chiedevo i congressi, e non sarà mai troppo tardi, ma dopo quello che abbiamo visto, il minimo è chiedere al segretario di spiegare tutto ai militanti. Rendiconti nelle sezioni, mandi i suoi fedelissimi, anche domani. Sempreché ci siano sezioni aperte, da noi ne hanno chiuse diverse…” ha dichiarato a un giornale locale. E ha chiesto: “Ma scusate, chi è stato a voler fare il dominus di queste elezioni, anzi il kingmaker? Chi aveva assicurato un nome nuovo, di centrodestra o liberale? Chi si era erto a leader, chi aveva detto che si sarebbe “intestato” il presidente? Io vedo com’è finita: è stato richiamato ‘il nonno’ che non lo voleva fare più. Peggio, abbiamo visto tutti la spinta di chi ha fatto i suoi conti, degli apparati, dei parlamentari “deb” e non solo: un anno e mezzo di dorati stipendi, almeno 300 mila euro netti, fanno comodo a tutti, specie a chi non aveva i requisiti per la pensione. Uno schifo”.

L’argomento non è campato in aria perché il problema dei costi della pandemia e dei rincari tocca tutti, anche lavoratori, artigiani e commercianti veneti. “Non voglio dire l’avevo detto, era sotto gli occhi di tutti e lo hanno detto i tanti, da tempo. Da anni il partito è in mano ai nominati, bisogna ripartire dal confronto interno, aperto, dai congressi, dalle sezioni. Da anni non girano idee, da mesi si parla solo di richieste di espulsione per chi critica o lancia idee” l’amara conclusione di Pettenà.

Naturalmente i vertici in Veneto fanno cerchio attorno a Salvini. Il commissario regionale Alberto Stefani dribbla le polemiche, sottolineando la svolta della richiesta di Salvini a Berlusconi: “La proposta di creare una federazione dei partiti, sul modello degli Stati Uniti, è sicuramente la scelta vincente per il Paese e per il centrodestra. Serve compattezza e non egoismo; una compattezza che la sinistra non avrà mai. Quindi è il momento di costruire e non di distruggere. Si mettano da parte personalismi e si faccia fronte comune”. Il senatore padovano Andrea Ostellari: “Stop a personalismi e tradimenti, che portano all’irrilevanza politica”.

Uno che a Roma c’era, e ha votato, è Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto. “Capisco lo spaesamento di tanti cittadini davanti a un risultato che solo in apparenza ha lasciato immutato lo scenario. Ma bisogna dare atto a Salvini d’aver tentato di individuare una soluzione allo stallo di un Parlamento che non rispecchia il sentimento della maggioranza degli italiani”. Difende l’indifendibile. “Chi parla di sconfitta di Salvini dice una sciocchezza: Salvini ha cercato di rimettere insieme i cocci di una politica frammentata in migliaia di tessere di un mosaico crollato. Si è tirato su le maniche e si è sporcato le mani, cercando una soluzione”.

Anche un leghista di lungo corso come Gian Paolo Gobbo, ex segretario regionale, condivide questa lettura. “Ha vinto l’Italia gattopardesca del cambiare tutto per non cambiare nulla, ma Salvini ha fatto quello che ha potuto. Non ha azzeccato la partita, ma lui come tutti gli altri: chi poteva azzeccarla?”.

La base va da un’altra parte. “Cominciamo a mettere in discussione allenatore e giocatori” ha scritto in rete Claudio Sartor, sindaco di Cornuda e primo degli eletti alle ultime provinciali. “Da amante delle metafore calcistiche penso che se una squadra continua a perdere ogni partita e gioca pure male, non puoi sempre dare la colpa all’arbitro e agli episodi negativi, ma bisogna cominciare mettere in discussione allenatore e giocatori”.

Dei malumori della base ne sa qualcosa il deputato veneziano Alex Bazzaro, un fedelissimo di Salvini, vicino a posizioni no-vax e no-pass. Ha postato una dichiarazione: “I 70 parlamentari traditori di Forza Italia e Coraggio Italia, taluni eletti agli uninominali coi voti della Lega, tra un anno verranno a piangere per le candidature nei collegi?”. Ha incassato una serie di contumelie. Una fra tante: “Non c’è niente di più stupido che dare la colpa ad altri. Avete fatto una follia che vi costerà cara. Voi siete di destra e avete appoggiato la sinistra. Avete fatto un patto con il diavolo per la legislatura del prossimo anno, facendo solo i vostri interessi, Non vi voterò più”.


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