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LO STUDIO del diritto, nelle scuole italiane, deve attendere perlomeno il periodo a cavallo tra le scuole medie e le superiori. Almeno nella sua versione più completa e, in qualche modo, più attinente alle competenze che un cittadino, anche uno del futuro, dovrà possedere per essere tale quando toccherà a lui, o a lei, essere parte integrante della cosa pubblica. Prima di quel momento, tuttavia, agli studenti viene consegnata qualche ora di apprendimento denominata “Educazione civica”, parte integrante dei programmi didattici ma improntata, più che come materia a sé stante, come un’integrazione volta a formare gli alunni per imparare a essere, nel loro piccolo, dei cittadini accorti sulle convenzioni civiche essenziali. E in questo, dato confortante, l’Italia risulta essere decisamente avanti. Secondo quanto emerso da una recente analisi di International Civic and Citizenship Education Study (Iccs), promossa dalla Iea (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) e partecipata, tra le altre, dall’Università Lumsa di Roma, gli studenti italiani hanno maturato un livello di conoscenza civica decisamente superiore rispetto alla media internazionale.

Una conferma in realtà, visti i medesimi risultati già ottenuti in tempi non sospetti (2016 e 2009). In sostanza, la formazione primaria dei cittadini sembra funzionare bene nel nostro Paese. Una coscienza che si riflette sulle competenze visto che, dati alla mano, il punteggio medio ottenuto dagli studenti di casa nostra (in particolar modo dalle studentesse) è pari a 523 punti, quindi più alto della media internazionale (523). Addirittura, oltre il 70% degli studenti italiani ha raggiunto almeno il livello B in una scala da A a D. E, chiaramente, il merito del primato internazionale va ai programmi scolastici, sempre più sensibili all’insegnamento delle norme basilari di cittadinanza e, soprattutto, a un’integrazione dell’Educazione civica con le altre materie, nell’ambito dei progetti multidisciplinari. Utile per ripartire l’insegnamento fra docenti di altre discipline e anche per stimolare l’approccio degli studenti, soprattutto i più giovani.

Come spiegato da Roberto Ricci, presidente di Invalsi, la ricerca offre uno spaccato «della scuola come luogo di apprendimento e di esperienze civiche». In questo senso, si riscontra un segnale importante per quel che riguarda l’apertura degli alunni a tematiche anche più sensibili rispetto al semplice insegnamento delle norme civiche (pur propedeutico alla formazione di cittadini in grado di conoscere il rispetto della convivenza civile). Ad esempio, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha ribadito l’essenzialità di inserire nell’educazione civica scolastica un’educazione alle relazioni, ritenuta fondamentale alla luce dei fatti di cronaca che hanno richiamato nell’ultimo periodo l’attenzione dell’opinione pubblica. Tale obiettivo, come precisato dal ministro stesso, è subordinato al varo di una legge ad hoc, che possa garantire a livello normativo l’inserimento delle ore di insegnamento della nuova disciplina nell’ambito dell’orario destinato a quelle già esistenti (anche educazione motoria).

Non solo. Vista l’importanza attribuita al nuovo step, secondo Valditara potrebbe essere previsto un incentivo per i docenti, con un’integrazione del salario secondo i termini del contratto nazionale previsto per la categoria. Passi che, tuttavia, richiederanno passaggi legislativi indispensabili, forse resi più agevoli da un parere sostanzialmente favorevole, anche da parte delle famiglie, all’educazione al rispetto reciproco già durante il percorso scolastico, con target privilegiato tra gli studenti già arrivati al grado di istruzione secondario. Per far questo, chiaramente, è stato necessario un percorso pregresso sull’implementazione dell’Educazione civica che, già prima del Duemilaventi, aveva iniziato a far presa nei Ministeri competenti. Se i sondaggi possono in qualche modo essere indicativi, il trend positivo dell’Italia negli ultimi quattordici anni, ossia da quando è iniziata la ricerca, a cadenza periodica, di Iccs, è significativo nel dimostrare la sostanziale equiparazione dell’Educazione civica alle altre materie, ben più che in passato. In particolare, l’indagine ha dimostrato come, tra gli studenti di età compresa tra 13 e 14 anni (quindi tra la fine delle scuole medie e il primo anno delle superiori), la consapevolezza sulla rilevanza di tale insegnamento sia ben più sviluppata rispetto a una generazione fa.

Un segnale confortante in un momento storico in cui una coscienza civica ben sviluppata risulta imprescindibile per capire il proprio ruolo nella società e, soprattutto, il rispetto di coloro che vi abitano. Il tutto può tornare utile nel momento in cui, accanto all’insegnamento del rispetto dei propri compagni (ad esempio con campagne a tema per la prevenzione del bullismo nelle scuole), va ad aggiungersi quello per le proprie compagne. Ossia, per le donne, mogli, madri del domani.


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