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Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione Bancaria Italiana

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La recessione, l’inflazione, la sfida climatica, la redditività e i crediti deteriorati delle banche, l’esercizio provvisori del bilancio dello Stato ed i mercati. Sono queste le preoccupazioni e i timori manifestati da Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) al seminario annuale con la stampa economica italiana che si è svolto la scorsa settimana a Firenze.

“Le preoccupazioni sono molteplici e sono tutte importanti” esordisce il banchiere. “Anzitutto il dato della produzione industriale: nel terzo trimestre 2022 rispetto al secondo l’area dell’euro ha registrato una crescita dello 0,5 per cento, l’Italia invece un calo dello 0,4 per cento. A settembre mentre l’area dell’euro ha fatto segnare un aumento dello 0,9 per cento, l’Italia ha ceduto l’1,8 per cento”.

Eppure, riflette ad alta voce, Patuelli nel terzo trimestre, si veniva da un’estate brillante per l’economia nazionale con gli indicatori macroeconomici (Pil, occupazione, export), che convergevano a delineare un Paese in buona salute.

“In particolare – dice – abbiamo assistito al boom turistico in tutti i suoi segmenti”. Nel 2021 il nostro Paese aveva conosciuto una crescita del Pil mai vista prima di allora: +6,6 per cento, un rimbalzo dovuto al calo, anche quello vistoso, dell’anno prima, il 2020, caratterizzato dalla crisi artificiale causata dai lockdown decisi dalle autorità politiche per arginare l’espandersi della pandemia da Covid-19. Il primo trimestre del 2022 aveva beneficiato dell’onda lunga delle riaperture e delle misure messe in campo già dall’anno prima per attenuare gli effetti della crisi pandemica sulla tenuta dei bilanci delle imprese e delle famiglie (bonus, moratorie sui crediti, garanzie pubbliche sui finanziamenti, cassa integrazione).

“Ma poi la guerra in Ucraina” sottolinea il presidente dell’Abi “ha fatto da detonatore all’aumento dei costi delle materie prime, dei microchip e dell’energia che ha surriscaldato i prezzi, portando l’inflazione a doppia cifra”. Patuelli teme che il dato del calo della produzione non promette niente di buono. Come sarà o potrebbe essere il 2023 per l’economia italiana? “Ancora non si sa” risponde. E quando gli si chiede dell’aumento della redditività delle banche che hanno rialzato i tassi sui prestiti, risponde dicendo: “Meno di quanto abbiano fatto altre banche europee”.

Quanto ai crediti deteriorati, quelle che nel gergo bancario, si chiamano sofferenze, Patuelli è tranchant: “La stasi del pareggio dei crediti deteriorati è relativa alle precedenti crisi. Ma è chiaro che sono destinati a peggiorare con il rallentamento della produzione industriale”. Il banchiere ravennate non manca poi di sottolineare che i “tempi per poter approvare la Legge di Bilancio 2023 non ci sono”.

Pertanto è alto il rischio che si debba ricorrere all’esercizio provvisorio che comporta poter spendere un dodicesimo degli stanziamenti della Legge di Bilancio 2022”. Il problema, però, è capire come potrebbero reagire i mercati alla notizia dell’eventuale ricorso del Governo all’esercizio provvisorio. Anche perché, com’è noto, il Governo ha reso disponibili nella manovra finanziaria per il 2023 30 miliardi di euro che saranno destinati a mitigare gli effetti del rincaro delle bollette di luce e gas, visto che l’Unione Europea, non ha ancora saputo affrontare la crisi energetica “nello stesso modo come seppe fare in maniera sorprendente e lungimirante” per fronteggiare la crisi pandemica, che aveva colpito in egual misura tutti i Paesi europei, mettendo in campo lo strumento formidabile del Next Generation EU (750 miliardi di euro tra prestiti e contributi a fondo perduto raccolti sul mercato mediante l’emissione di titoli garantiti dal bilancio dell’UE), oltre al Piano per l’emergenza pandemica (PEPP) varato nell’occasione dalla Banca Centrale Europea. I timori per la tenuta dell’Italia non si fermano purtroppo qui. C’è la sfida ambientale e la lotta al cambiamento climatico che, secondo Patuelli, esige che non ci siano ritardi e remore.

“La crisi energetica – dice – sta contrastando l’evoluzione delle politiche in difesa dell’ambiente”. In questo senso sarà necessario aggiornare e rivedere la legislazione rimuovendo vincoli e remore che ostacolano la realizzazione dei progetti sull’eolico e sul fotovoltaico. Com’è già avvenuto durante la crisi pandemica, le banche ci saranno anche questa volta per attenuare l’impatto di un’eventuale crisi. “Ci siamo già attivati con le autorità di Governo per attivare o prolungare gli strumenti messi in campo per fronteggiare la crisi pandemica” dice Patuelli. Il riferimento è alla moratoria sulle scadenze dei finanziamenti concessi alle imprese e alla ristrutturazione dei debiti contratti.

“Il Decreto Quater del Governo- spiega Patuelli – prevede di proseguire l’applicazione degli strumenti già utilizzati durante la crisi pandemica per poter intervenire in via preventiva e poter mitigare gli effetti dell’eventuale recessione nel 2023”. Occorre inoltre, dice Patuelli, che il Governo si adoperi a livello europeo perché si possa avere un framework adeguato e consono alla sfida rappresentata dalla crisi energetica.

“A differenza di quanto avvenne durante la pandemia quando la crisi ebbe un effetto generale perché ne furono colpiti tutti i Paesi allo stesso modo – spiega Patuelli –, ora la crisi energetica ha avuto un impatto disuguale, cioè i paesi non sono stati colpiti allo stesso modo. La possibilità della ristrutturazione dei debiti sarebbe una misura oltremodo utile per le imprese e per le banche. Chiediamo che le aziende dispongano di maggior tempo per rimborsare i prestiti, senza dover modificare i requisiti di solvibilità delle aziende. Sul modello di quanto è stato disposto per le imprese turistiche”.

In conclusione, è il messaggio che da Firenze, lancia il banchiere Patuelli: le banche ci sono sempre state e continueranno ad essere al fianco dell’Italia che produce, investe, lavora e risparmia. E questa certezza, in un tempo gravido di rischi e incognite, non è cosa da poco.


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