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Marianna Cattolico, restauratrice di Fiat 500

Tempo di lettura 2 Minuti

Marianna Cattolico è una giovane donna pugliese, nata a Taranto, che dopo aver acquistato la sua prima auto d’epoca, una Fiat 500 del ’69 di cui è appassionata fin da piccola, decide di avviare il progetto Donne in 500: nato quasi per caso, diffonde tutte le fasi di restauro delle sue auto storiche sul web, che svolge in totale autonomia.

Cresciuta in una città con una condizione ambientale piuttosto borderline, il progetto vuole incentivare il recupero, il riciclo e la tutela dell’ambiente. Inoltre vuole incoraggiare le donne ad abbattere ogni tipo di stereotipo avvicinandole al mondo delle automobili e i giovani a sporcarsi le mani, riportando in vita un’icona storica italiana. 

Marianna, quando nasce il progetto Donne in 500 e perché hai deciso di condividerlo sui tuoi canali social?

«Tutto è iniziato da piccola, sono cresciuta nella 500 dei miei genitori e nel 2007 ho acquistato come prima macchina proprio una 500, ma dopo averla ritirata, sulla strada di ritorno, si è staccata una ruota. É stato un danno notevole, avevo un piccolo stipendio e non potevo permettermi una grande spesa. In quel momento si è accesa una scintilla, ho deciso di imparare a restaurarla da sola. Non esistevano dei tutorial su internet e così è nato il mio progetto: li ho creati io stessa, per condividerli con le persone nella mia stessa situazione.»

Il tuo lavoro è un altro, sei un grafico. Hai mai pensato di lasciarlo per dedicarti esclusivamente ai tutorial?

«No, non ci ho mai pensato. Sono laureata in Comunicazione Multimediale e la mia tesi parlava proprio di video-tutorial. Tutti gli studi che ho fatto per diventare un grafico professionista sono quasi paralleli al restauro. La cosa bella è aver unito lavoro e passione, posso fare entrambe le cose contemporaneamente.»

Oggi giorno è diventato più semplice comprare un componente nuovo, piuttosto che restaurarne uno originale: che invito vorresti lanciare ai giovani?

«Uno dei fondamenti del mio progetto è cercare di avvicinare i giovani alle auto storiche che ad oggi vengono spesso rottamate per l’acquisto di auto nuove. Voglio far avvicinare le persone che mi seguono alla manualità, a recuperare e riciclare i pezzi originali dell’auto, a fare quello che prima facevano gli artigiani: non dobbiamo lasciarci soggiogare dalla tecnologia, ma utilizzarla per imparare qualcosa.»

Ci sono tanti stereotipi riguardo le donne e le auto. Hai avuto delle difficoltà durante il tuo progetto? Cosa consiglieresti alle donne che vorrebbero avvicinarsi a questo mondo?

«Sì, ho ricevuto delle critiche, ma screditando l’altro non si emerge, tutti abbiamo da imparare qualcosa. Donne in 500 vuole abbattere questo stereotipo: ci sono donne con la passione per il calcio, la meccanica, la falegnameria, ma spesso per paura di essere giudicate le reprimono. Vorrei spronarle ad essere libere di fare qualcosa di diverso, a non farsi scoraggiare mai. Se ci piacciono le auto perché non dovremmo parlarne solo perché siamo donne? Magari potremmo capirne anche più degli uomini.»


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