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Lo Stretto di Messina

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Mi ero preoccupato perché avevo notato, con grande meraviglia, l’assenza di attacchi mirati allo strumento normativo che riattivava l’intero iter procedurale del Ponte sullo Stretto di Messina. Mi ero preoccupato sia in occasione della Legge di Stabilità in cui si riportava tutto al momento in cui si era praticamente spento l’interesse a realizzare un’opera già pronta, sia in occasione del comunicato stampa in cui si anticipava l’esame di un Decreto Legge motore concreto per il riavvio delle fasi che avrebbero portato alla cantierizzazione dell’opera.

Avevo cercato in tutti i comunicati stampa ed avevo trovato come forti ma ormai scontate solo le dichiarazioni del leader dei Verdi Angelo Bonelli che riporto: “Ci sono parecchi ingegneri che dicono che non sta in piedi e ricordo che oggi il 90% delle ferrovie in Sicilia sono a binario unico e la metà dei treni viaggia a gasolio. Di fronte a questa situazione non vorrei spendere miliardi di euro per un ponte in mezzo al mare”. Invece mi ha preoccupato solo la dichiarazione del Commissario europeo alla Economia Paolo Gentiloni che riporto di seguito: “in Italia si presta attenzione al Ponte sullo Stretto e alla Flat Tax ma c’è un problema di estrema attualità che è il PNRR, al quale non si presta abbastanza attenzione”.

In realtà, esclusa quella del Commissario Gentiloni, mi sembrava strano che i “No Ponte”, che i “No TAV”, che la vasta famiglia dei “seguaci” del ex Premier Conte, non avessero subito denunciato la assurdità della norma, la mancata certezza delle coperture, la motivazione dell’urgenza. Cioè tutto era passato quasi in completa tranquillità mediatica.

Ora però le mie preoccupazioni, in realtà le preoccupazioni di uno abituato alle gogne sistematiche di uno schieramento ostile, di uno o più schieramenti che utilizzano il dissenso per crescere e diventare addirittura pseuda forza politica, trovano una motivata giustificazione: all’interno della nuova squadra di Governo c’era e c’è tuttora qualcuno che ha confezionato un provvedimento destinato ad essere annullato con facili e banali critiche ad alcuni passaggi, ad essere colpito solo invocando possibili rischi su futuri contenziosi. Insomma le tipiche preoccupazioni costruite all’ultimo momento per non avviare a realizzazione un’opera che sicuramente non fa piacere a coloro che non sono stati in grado in passato o di realizzarla o di distruggerne per sempre le possibilità di realizzarla.

Andrei molto lontano nel tempo se volessi costruire i vari momenti topici della storia del Ponte e il lungo susseguirsi sinusoidale delle fasi cariche di entusiasmo e delle fasi cariche di dubbi e dell’annullamento di scelte già decise; non lo faccio perché sarebbe solo un modo per tediare il lettore e, soprattutto, perché scopriremmo che nel nostro Paese anche le scelte approvate non da un condominio, non da un consiglio comunale, non da un Parlamento della Repubblica, ma da un Parlamento della Unione Europea possono essere bloccate o annullate da “una manina” sconosciuta che nel momento opportuno azzera in modo inconcepibile le volontà consolidate di una vasta maggioranza politica.

Questa lunga premessa per annunciare che dopo una settimana dalla approvazione “salvo intese” del Decreto Legge sul Ponte siamo praticamente fermi; o meglio ci avviamo verso uno dei momenti più critici per l’attuale compagine di Governo. Mettere in dubbio questa scelta e incrinare ormai una iniziativa trasparente che:

•             aveva già ottenuto la disponibilità all’annullamento delle riserve avanzate da coloro che avevano vinto una gara internazionale per la realizzazione del Ponte, essere riusciti cioè a far risparmiare allo Stato circa 790 milioni di euro   

•             aveva reso possibile l’annuncio a livello comunitario della volontà a dare corso ad una scelta già approvata nel 2005 e nel 2013 dalla Unione Europea attraverso l’inserimento dell’opera all’interno delle Reti TEN – T

•             aveva visto sia la Presidente Meloni che il Vice Premier Salvini, in più occasioni, dare piene assicurazioni sulla concreta apertura entro un anno dei cantieri

•             aveva visto i due Presidenti delle Regioni Sicilia e Calabria non solo soddisfatti ma convinti finalmente della necessità di non ritardare l’avvio concreto dell’opera significa, mi spiace solo pensarlo, mettere in crisi la credibilità  del Governo a soli meno di sei mesi dalla sua nascita e, cosa ancor più grave, anche se si riuscisse a superare questo grave errore di percorso difficilmente lo si dimenticherebbe nell’intero arco della Legislatura. Peccato.


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