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La Borsa crede a Kkr e in un vortice di scambi spinge  Tim  verso il prezzo proposto per rilevare con un’opa il 100% delle azioni. Il fondo americano, che confermerà la sua offerta solo dopo una due diligence di 4 settimane e l’ok del Governo, ha messo sul piatto 50,5 centesimi e le azioni ordinarie in una sola seduta ha già recuperato 10 centesimi, chiudendo in rialzo del 30,25% a 0,451 euro. Brillanti anche le risparmio, allineate nel prezzo (+29,53% a 0,45 euro). Ma a Vivendi, che ha in mano il 23,75% a un prezzo di carico medio di 1 euro, non può bastare: “l’offerta di Kkr non riflette il reale valore di  Tim, è insufficiente”, dicono fonti vicine al gruppo francese.

Nemmeno il mercato si accontenterà e ci si attende un nuovo rally del titolo anche oggi (ieri è passato di mano l’11% del capitale, con scambi 20 volte oltre la media) e per gli analisti il fondo “potrebbe essere costretto a salire” e 83 centesimi per azione potrebbe essere il prezzo che mette tutti d’accordo anche se “essendo la soglia al 51% l’opa potrebbe aver successo anche se i francesi non apportassero le loro azioni” suggerisce Ubs.

I potenziali ostacoli “sono il tema della concorrenza (con l’influenza materiale di Cdp su due reti fisse) e Vivendi. Bene invece il sostegno del Governo. Ora la parola è al cda che il 26 si riunisce, convocato su richiesta dei rappresentanti di Vivendi, ma non solo, che chiedono di discutere la governance e lo stato di deterioramento dei conti aziendali dopo due revisioni della guidance e il taglio del rating da parte di S&P. In quella stessa occasione ci si attende che si discuta anche della proposta di Kkr per dare il via, con un passaggio tecnico, scegliendo gli advisor, alle trattative e alle due diligence.

In attesa di conoscere il parere del cda la politica ha già alzato gli scudi e anche i sindacati si dicono preoccupati. «Apprezziamo la sensibilità con cui il Governo sta tenendo in massima attenzione il dossier perché comunque parliamo di un settore strategico per il Paese» si schiera invece il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Ma il timore per il futuro della società e dei suoi dipendenti accende la preoccupazione dei sindacati.

Un incontro tra l’azienda e le organizzazioni dei lavoratori è stato messo in calendario per la prossima settimana. Ma Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil non nascondono la loro urgenza. «La difesa degli attuali livelli occupazionali e il loro sviluppo non possono passare dal rimanere in attesa di cosa farà il mercato o da un gruppo di lavoro, la politica nella sua più alta rappresentazione, ovvero i ministri e il presidente del Consiglio, prenda una posizione urgente e chiara che preservi le infrastrutture del Paese e gli occupati del settore», sottolineano in una nota congiunta.

Sul fronte politico, il leader della Lega, Matteo Salvini, dice no a ogni ipotesi di “spezzatino” di  Tim e definisce “non rinviabile” un cambio ai suoi vertici. M5s chiede al governo di riferire in Parlamento e sottolinea che «difendere l’interesse nazionale in questa partita è una priorità, così come è necessario garantire i livelli occupazionali con il massimo sforzo». Le reti tlc, fa notare Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze della segreteria Pd, «sono un asset strategico del Paese e un punto chiave del Pnrr».

Dall’opposizione FdI chiede al governo di riferire alle Camere. Dietro il silenzio che Giorgia Meloni definisce «preoccupante», c’è – viene assicurato dall’esecutivo – «la massima attenzione». Dopo una giornata di analisi, anche dal M5s esce una linea di scetticismo su un’offerta che va in direzione diversa dalla strategia della rete unica seguita quando Giuseppe Conte era premier. I Cinquestelle esortano il governo a esercitare il golden power per difendere l’interesse nazionale.

«Cdp salga alla maggioranza – aggiunge il deputato 5s Angelo Tofali –, subito spin-off della rete, fusione con Open Fiber e nuova ‘service company’ che promuova almeno il 50% di tecnologia italiana». Invoca il golden power anche Forza Italia, per evitare «un disastro» e scegliere «la via della nazionalizzazione, almeno delle Reti». Esercitare il potere di veto è la giusta soluzione pure per Leu, che chiede di fare approdare la discussione in Parlamento.

Da Italia viva si affidano alla «competenza e sensibilità di Draghi» in attesa di conoscere il piano di Kkr. E Luigi Marattin giudica “positivo” un investimento così importante in Italia da parte di «uno dei fondi di private equity più importanti del mondo (non certo un fondo speculativo mordi-e-fuggi)», ricordando che comunque già adesso è straniero il primo azionista della compagnia, la società francese Vivendi.


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