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I governatori di Veneto (Luca Zaia) e di Lombardia (Attilio Fontana)

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La linea del rigore, i pugni battuti sul tavolo sono già un ricordo. Dopo la levata di scudi dei governatori, pronti a delegittimare l’ultimo Dpcm a colpi di ordinanze, la linea dell’esecutivo si è fatta più mite.  Sì al rigore ma pronti a discutere. Che il più delle volte vuol dire: pronti a cedere. Il rischio vero è che il 19 e il 20 dicembre, ultima data utile per gli spostamenti tra regioni, si verifichi una nuova fuga verso il Sud. Un replay di quanto si è già verificato il 9 marzo scorso, prima che tutta l’Italia diventasse zona rossa. Una terza ondata natalizia. I governatori, con in testa il lombardo Attilio Fontana chiede che il governo riveda le norme sui viaggi, mentre il facente funzione Nino Spirlì dalla Calabria va in direzione opposta e contraria: «Chiudere tutto durante le festività è un atto criminale».

Tutto e il contrario di tutto, insomma. Solo su una cosa tutte le Regioni sono d’accordo: bussano a soldi, vogliono più risorse per garantire trasporti sicuri in vista dell’apertura delle scuole. Chiedono che il decreto della presidenza del Consiglio sia riveduto e corretto nei punti che ritengono critici. E soprattutto non ammettono che i prefetti mettano il naso in casa loro – come prevede il Dpcm – coordinando il tavolo che dovrà riorganizzare il rientro in aula degli studenti. A fare la voce grossa sono sempre i soliti. Zaia, Bonaccini, Fontana, Toti.  Gli ultras dell’autonomia. I numeri dei decessi che proprio in questi giorni hanno raggiunto il picco non li sposta di un solo millimetro. La gestione del Covid-19 in Lombardia è stata a dir poco fallimentare. E ora lo ammette anche il medico di Berlusconi, Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele. «Il presidente Fontana? Poteva fare meglio ma per prendere le decisioni ci vogliono le mani libere».

CAMBIO DI FASCIA

Da oggi cambiano di fascia otto regioni, Campania, Valle d’Aosta, Toscana più la provincia di Bolzano diventano arancioni mentre Emilia-Romagna, Marche e Friuli-Venezia-Giulia, Puglia e Umbria passano dall’arancione al giallo. Calano i ricoveri e dal prossimo 11 dicembre anche la Lombardia dovrebbe diventare zona gialla. Ma la polemica sul Natale blindato da Conte non si attenua.

In Liguria, il governatore Toti si batte per lo sci e dimentica le scuole, sostiene l’opposizione. Mentre Boccia getta acqua sul fuoco: «Il rapporto è sempre leale, anche se a volta di dura collaborazione – ammette il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia – non è semplice gestire una pandemia, negli ultimi giorni questo lavoro è stato ancora più complesso ma alla fine gran parte delle proposte delle regioni sono diventate parte integrante delle scelte che abbiamo fatto. La nostra linea – ha difeso l’operato del governo il ministro pd – è stata sin dall’inizio rigorosa, penso che lo abbiano capito anche le regioni grazie alle esortazioni dei sindaci».

BOCCIA PROPONE UN PATTO DI RESPONSABILITÀ CON I CITTADINI

Quello che propone Boccia è un patto di responsabilità tra Stato e cittadini per la sicurezza nazionale. E a chi sostiene che le nuove regole sono troppo dure e insostenibili per l’economia risponde. «Gli interventi legati ai ristori non solo sono stati fatti ma continueranno ad essere fatti e tutto questo grazie all’Europa che è cambiata anche grazie all’Italia».

Succede così – fatalmente – che proprio le regioni rivoltose riescano a portare a casa qualcosa. L’Emilia-Romagna ha incassato l’ok della Ue all’utilizzo di 190 milioni di euro per le spese sostenute per l’emergenza sanitaria.

LA FERROVIA REGALATA ALLA REGIONE VENETO

E anche il Veneto ottiene un bel cadeau:  con la legge di Bilancio 2021 il governo ha conferito infatti alla regione  le funzioni relative ai servizi ferroviari della tratta Bologna-Verona-Brennero. Motivazione: «la valorizzazione del ruolo della regione nella gestioni di un servizio diretta di un servizio in mano a Trenitalia». Un bel cesto natalizio on il placet del capogruppo della commissione Trasporti, il senatore veronese pd Vincenzo D’Arienzo.  L’affidamento al Veneto comporterà la devoluzione di circa 95 milioni di euro fino al 2025, risorse che finora gestiva Trenitalia per garantire il servizio. «La speranza – ha commentato l’esponente dem – è che la regione gestisca questo importante servizio con attenzione e maturità.  Il precedente disastroso della linea Verona-Legnago-Rovigo – ha ammesso rischiando un clamoroso autogol –  non deponeva a favore della scelta e qualcuno lo ha anche fatto notare ma siamo fiduciosi che le cose possano migliorare, altrimenti tutto tornerà a Roma».

L’Istituto superiore della sanità ha certificato nel frattempo che il 1° dicembre scorso 18 regioni su 20 avevano superato la soglia sanitaria critica. Non è dunque il momento di abbassare la guardia. Ed è quello che per l’innata propensione ad andare controcorrente sostiene Vincenzo De Luca, l’unico che insieme a Nicola Zingaretti “condivide appieno” le misure del governo. Meglio pochi che nessuno.


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