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Il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi

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CON l’ultima mossa di un sì pronunciato senza esitazione da Matteo Salvini, dai 5 Stelle e da un Silvio Berlusconi, dalla voce soffocata, esitante, si è chiuso, alla Camera, il secondo giro di consultazioni.

GIORNI DECISIVI

Il governo Draghi prenderà sicuramente forma non più tardi di giovedì, o, al massimo venerdì. Oggi il presidente incaricato vedrà le parti sociali, oltre ad Anci e Conferenza stato regioni. All’ultimo giro, anche Leu ha aperto all’esecutivo. L’attesa per il voto dei grillini sulla piattaforma Rousseau si concluderà domani mentre tra i 5Stelle soffia un vento di buriana. Ieri sera una manifestazione ha avuto luogo, online, a Napoli. Vito Crimi, forse per mettere a tacere l’ala oltranzista dei pentastellati, ha esordito dicendo che “il primo pilastro del nuovo governo sarà la transizione energetica”, oltre alla costituzione di un ministero. Inoltre ha detto che durante l’incontro, Draghi “non ha citato il Mes”.

Salvini ha espresso un sì totale alla linea di Draghi. I leghisti hanno votato in Europa esprimendo un dissenso rispetto al resto dei sovranisti. Il leader leghista ha capovolto la situazione del partito sul regolamento della Ricovery and resilience facility, il cuore del Recovery fund. Ma Draghi ha detto no alla Flat tax che è stato finora il cavallo di battaglia leghista,

A sua volta, Silvio Berlusconi, arrivato a Roma dalla Provenza, ha guidato la delegazione di centrodestra. Ha assicurato l’appoggio di Forza Italia. “Sta prendendo forma un governo di unità nazionale e costituisce la risposta a una grave emergenza”. Assicurando che farà la sua parte con lealtà”. Varie delegazioni hanno esposto i loro programmi. L’unico no è arrivato da Fratelli d’Italia. L’incontro è durato una mezz’ora abbondante rispetto al calendario programmato. Non si parla di scontro, ma evidentemente qualche differenza c’è stata.

Oggi si concluderà con l’ultimo giro delle delegazioni, le consultazioni. Sul tavolo, l’ex presidente della Bce ha già messo le linee guida che il nuovo governo intende seguire: vaccini, lavoro e scuola. Oltre a una riforma del fisco che dovrà essere “progressivo”. Ai partiti che si sono succeduti avrebbe anche spiegato cosa intende per “fisco progressivo”. Ovvero, “rimodulare le aliquote ma tenendo un sistema progressivo senza aggiungere nuove imposte”. In sostanza, niente aliquote uniche e flat tax: ma gli aspetti più dettagliati verranno illustrati in Parlamento, nel discorso sulla fiducia.

Quanto alle priorità, come il piano vaccinale, dovrebbero arrivare dalla Unione europea delle “novità positive” sui contratti con le ditte produttrici. Draghi avrebbe anche indicato di lavorare sulla logistica per la somministrazione più rapida.

DEM SODDISFATTI

Il segretario Pd, Zingaretti, si è dichiarato molto soddisfatto, sottolineando che i Dem sono “alternativi alla Lega”. Giorgia Meloni non si è lasciata affascinare dalle parole di Draghi, resta ferma sul “No”. Per cui non voterà alcuna fiducia. La leader di Fratelli d’Italia ha preso atto delle assicurazioni di Draghi sulle “tasse che non aumenteranno”. Pieno sostegno da Italia Viva “all’impianto del programma ma Maria Elena Boschi non si è mostrata particolarmente felice di appoggiare alle prossime elezioni suppletive alla Camera l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “E’ prematuro parlarne adesso, sentiremo i nostri rappresentanti sul territorio”.

IL SALUTO DI RENZI

Matteo Renzi ha salutato i giornalisti con un’espressione molto felice, “Ciao, I love you”. Fornaro di Leu ha mostrato disponibilità “ad accogliere l’appello del presidente Mattarella”, auspicando che i tre partiti dell’alleanza, M5S, Leu e Pd, possano tenere lo stesso atteggiamento nel nuovo governo. Stoccata a Salvini da parte di Ricardo Merlo del Maie. “Condividiamo gli obiettivi certamente europeisti dell’esecutivo e siamo lieti che il 90% del Parlamento sia diventato europeista e costruttore”.

Dalla Camera al Senato è forte la voce del totoministri. In primo luogo, Draghi dovrebbe avvalersi di una squadra tecnico politica. Il movimento 5 Stelle dopo il no di Conte punta su Di Maio e Patuanelli. Per la Lega si fanno i nomi di Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini. Per il Pd avanza Dario Franceschini insieme a Lorenzo Guerini e Andrea Orlando. E poi all’Economia, Daniele Franco di Bankitalia, la giurista Luisa Torchia, tra gli economisti si citano anche Carlo Cottarelli e Ignazio Angeloni, al Viminale Luciana Lamorgese. Si dice che molte saranno le donne, Lucrezia Reichlin, Elisabetta Belloni e Marta Cartabia alla giustizia.


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