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Le ministre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini

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UNO scontro tra ministre. Mara Carfagna contro Mariastella Gelmini: c’è anche questo nel tentativo maldestro di riproporre l’autonomia delle regioni del Nord. La prima salernitana, la seconda di Leno (Brescia), entrambe forziste della prima ora. Geopolitica nostrana in piena crisi ucraina? Sembra assurdo ma è così.

L’oggetto del contendere è il disegno di legge “Spacca-Italia” che punta a trasferire a Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana le competenze su materie nevralgiche come istruzione, la salute pubblica, infrastrutture, tributi e finanza.

Un tormentone riproposto ad ogni scadenza elettorale. Anche questa volta, come volevasi dimostrare, alla vigilia delle amministrative ecco la legge-quadro Il contentino ai veneti e ai lumbard, “che non si dica che non ci abbiamo provato”. Poco importa se il testo scritto dai consulenti del governatore veneto Luca Zaia, e approvato al Pirellone dai consigliori del presidente Attilio Fontana, sia in aperto contrasto con la Costituzione.

Analisi e suggestioni bocciate in modo inequivocabile dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) – si veda la relazione depositata agli atti dal professor Alberto Zanardi, oggi presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard – ma anche dalla Commissione di “esperti” a nominata dalla stessa ministra agli Affari regionali Gelmini, presieduta dal compianto professor Beniamino Caravita di Torritto.

Una bozza pasticciata, poco più di un “volantino”. Propaganda elettorale che ha fatto infuriare la ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna: “Bisogna fare in modo che la legge non aumenti i divari, non li consolidi – ha detto – se va in questa direzione va contro tutto il lavoro che il governo Draghi ha impostato sin dall’inizio”. E ancora: “Se alimentiamo le contrapposizioni tra Nord e Sud non è solo il Mezzogiorno a pagare un prezzo ma l’intero Paese”.

IL LEGHISTA INVERNIZZI TENUTO ALL’OSCURO

Matteo Salvini ha chiesto al premier Mario Draghi una corsia preferenziale ma le possibilità che il Ddl – così com’è – vada in porto sono pari a zero. Il leader del Carroccio vuole piantare la sua bandierina prima che finisca la legislatura.

A spingere sono soprattutto i due governatori, Zaia e Fontana. Dopo i disastri del Covid, temono un contraccolpo, un tonfo elettorale nei loro territori. Ed ecco le pressioni, il battage pubblicitario, la Gelmini con l’elmetto. Su questo giornale abbiamo descritto articolo per articolo il Ddl elencandone gli svarioni. Osservazioni in linea con il parere degli esperti audìti dai membri della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, presieduta dal deputato leghista Cristian Invernizzi (che non era conoscenza del ddl e dopo aver letto la bozza è caduto dalle nuvole).

IL 22 GIUGNO LA GELMINI A RAPPORTO DA ZAIA E FONTANA

Il prossimo 22 giugno la Gelmini incontrerà i governatori e farà il punto della situazione. Ma il pasticcio ormai è stato fatto. Il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari ha chiesto un incontro urgente alla ministra. “Siamo convinti – ha dichiarato – che sia compito della Repubblica affrontare con soluzioni comuni e condivise le criticità che vive il Paese, e contrasteremo ogni ipotesi di riforma che comporti la disarticolazione dell’unitarietà dei diritti fondamentali e un ulteriore peggioramento degli inaccettabili divari territoriali già in essere”.

LA BATTAGLIA DI PRESUTTO

Contro il Ddl si è formato uno schieramento trasversale. Il segretario del Pd Enrico Letta non ha di certo apprezzato le accelerazioni del governatore emiliano Stefano Bonaccini. E in Forza Italia si starebbe lavorando per apportare modifiche sostanziali al testo (che prevede intese Stato-regioni e non potrà essere emendato in Parlamento).

Nel M5S il senatore campano Vincenzo Presutto ne ha fatto una battaglia: “In un momento in cui giustamente si nutrono forti aspettative nei confronti del Pnrr, in particolare per l’impatto che può produrre nel risollevare e rilanciare il sud Italia, non si può correre il rischio di imbarcarsi in avventure normative che andrebbero inevitabilmente a confliggere con il Pnrr medesimo. Il Ddl Gelmini rischia di far male al Mezzogiorno”.

E la deputata Francesca Anna Ruggiero, capogruppo M5S in Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale mette in guardia dal rischio di “spaccare il Paese, già diviso da un punto di vista economico, aggravando delle sperequazioni territoriali che diventeranno insanabili”. Stessi concetti, espressi però con altre parole, quelli del governatore campano Vincenzo De Luca. Per il quale il ddl è “quella cosa ignobile”, “una vera e propria provocazione nei confronti del Sud e un vero e proprio calpestamento della Costituzione italiana”.


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