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Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia

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C’E’ CHI dice che siano stati chiamati a vaccinarsi anche quei i malati che in base alle cartelle cliniche degli ospedali risultavano più fragili, senza sapere se nel frattempo fossero deceduti. Che agli allettati sia stato chiesto come a Lazzaro di alzarsi e camminare per raggiungere il centro vaccinale. Non sempre il più vicino, anzi spesso il più lontano, perché nessuno aveva aggiornato il Codice di avviamento postale.

Certa è una cosa: i guai per la Lombardia non finiscono mai. Un lunga catena iniziata un anno fa, l’ultimo anello ieri: le dimissioni in blocco del Cda di Aria Spa, il grande pachiderma che gestisce in house il sistema sanitario regionale. Un colosso franato sull’ennesimo svarione: i disservizi informatici della campagna vaccinale. Disagi ovunque. Il governatore Fontana ha chiesto al vertice dell’azienda un passo indietro. E tanto è bastato ad afflosciare il gigantesco carrozzone che brucia ogni anno 11 dei 20 miliardi di euro che servono per tenerlo in piedi. La centrale d’acquisti seconda per dimensioni nazionali solo alla Consip.

La moral suasion del presidente ha evitato il licenziamento in tronco per incapacità del board aziendale. Ma è un’ammissione di colpa, il fallimento della fusione fra le aziende decotte dell’epoca Formigoni, il disegno di Davide Caparini, potente assessore al Bilancio. L’unico a sopravvivere all’azzeramento societario sarà il dg Lorenzo Gubbian, forse perché arrivato solo nell’agosto scorso. Dietro di lui si tirerà una riga. Ma l’ennesimo scivolone sfregia l’immagine della locomotiva d’Italia. In molti avrebbe potuto ipotizzare un rallentamento. Nessuno avrebbe immaginato che proprio la sanità, il punto di forza, diventasse il tallone d’Achille. La dissennata gestione dei vaccini è la cartina di tornasole.

“Siamo all’assurdo – racconta Matteo Piloni, consigliere regionale Pd – che, non essendoci una rete sanitaria territoriale, per individuare le categorie più fragili alle quali spettava il vaccino i medici degli ospedali hanno dovuto mettersi a cercare tra le cartelle cliniche per individuare tra diabetici e pazienti oncologici chi convocare”. E in mezzo c’è finito anche qualcuno per il quale l’immunità sarebbe arrivata comunque troppo tardi. Le liste sono state infatti inviate tramite il sistema sanitario al Centro unico di prenotazione (Cup) che ha fatto partite gli Sms agli anziani ai quali si poteva somministrare il siero. La procedura non prevedeva un messaggio di risposta con una disdetta. E’ bastata attivare la riprogrammazione delle agende causate dal caso-AstraZeneca e il sistema è andato in tilt “Ho il forte sospetto, che il messaggio possa essere stato spedito anche a qualche cittadino ormai deceduto”, ammette un operatore del call center milanese.

Ed è molto più di un sospetto. Agghicciante. Le dimissioni a raffica di Cajazzo, Gallera e Trivelli; l’arrivo di Bertolaso, Moratti e Pavesi, con annunci di miracoli irrealizzabili. Ma il caos regna sovrano. Anziani che hanno ricevuto un Sms nella notte e non hanno avuto odo di organizzarsi. Altri che hanno dovuto chiamare figli e nipoti per recarsi a 50 km di distanza, resse, assembramenti, un errore dopo l’altro. Tanto da far dire all’ex sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa: “Il modello Sanità Lombardia è fallito”. E a chiedere l’intervento del generale Figliuolo.

Il passo indietro chiesto al Cda per Marco Fumagalli, consigliere regionale M5S, non basta. Spiega: “La mera accettazione delle dimissioni implica un accordo con il quale la regione si tutela da parte dei vertici di Aria per aver taciuto in relazione alla vicenda dei camici forniti alla regione dal cognato di Fontana . Il cambiamento dei vertici deve passare per una revoca”. Non è un mistero che dietro l’ultimo scossone si celi uno scontro tutto politico tra la Lega e Forza Italia. L’insofferenza del governatore verso donna Letizia, una presenza troppo ingombrante. E la Moratti, da parte sua, che ha già chiesto la testa di un paio di dirigenti e comincia lei stessa ad essere presa di mira.

“Siamo alle comiche…chi comanda in Lombardia? – si chiede Pietro Bussolati, consigliere regionale dem – credo che i lombardi debbano saperlo, anche perché l’ad della società ha già dichiarato a mezzo stampa che il disastro della campagna vaccinale è colpa dei sistemi informatici e del tortuoso percorso vaccinale definito da Moratti e Bertolaso e non di Aria. Vogliamo sentire cosa hanno da dire il dg e il quasi ex presidente Ferri convocati giovedì prossimo in commissione”.

La prima testa cadere è dunque quella di Francesco Ferri, uomo fidatissimo di Silvio Berlusconi, per il quale si adoperò in veste di talent-scout cercando profili adatti per Forza Italia. A seguire i consiglieri Marilena Ganci, Davide Rovera, Francesca Pili, Mario Benito Mazzoleni. Resta da capite che fine farà ora la fattura di 18 milioni mezzo presentata da Aria Spa alla regione Lazio per la copertura dei costi della campagna di vaccinazione per il semestre febbraio-luglio 2021. Una bolletta salata se si considera che la spesa per call center e assistenza da sola è costata ben 11 milioni e 800 mila euro. Un servizio che ora Poste italiane fornirà gratis. L’elenco dei disastri è un rosario da sgranare pregando che certe disavventure non si verifichino più. Dalla famigerata delibera, svelata proprio da questo giornale, dell’8 marzo 2020 in cui si disponeva il ricovero dei pazienti positivi presso le Rsa. Il cerino che ha acceso il fuoco e infettato gli ospiti delle strutture per anziani e disabili. Fatti sui quali sta ancora indagando la Procura, (per le vicende del Pio Albergo Trivulzio).

La mancata zona rossa nella Bergamasca, il ritardo nella fornitura dei dispositivi di protezione, il calcolo per difetto delle vittime del Covid 19,classificate come simil-influenze. Fino al caso dei camici ordinati dalla Regione Lombardia, cioè da Aria Spa, alla società Dama Spa del cognato Andrea Dini. Un ordine per 500 mila euro che si è trasformato in una donazione, un “regalo” per occultare il presunto conflitto di interesse del presidente Attilio Fontana.

Un caso, finito davanti alla Commissione d’inchiesta regionale Covid 19 guidata dal presidente Gianni Girelli, che ha portato alle dimissioni dell’allora dg di Aria Spa, Filippo Bongiovanni, ex finanziere, destinato ad altro incarico. Che la gestione sia stata opaca come una pietra di bigiotteria è ipotesi avanzata non solo dagli avversari politici. Lo ipotizza anche la Procura che indaga a tutti i livelli. Ma sono soprattutto i flop, le inefficienze che destano sconcerto. Per la campagna vaccinale anti-influenzale 2020/2021 la Regione è riuscita a spendere poco meno di 32 milioni. Una delle ultime a partire a causa dei bandi andati deserti. Delle 2milioni e 675mila dosi ne sono rimaste inutilizzate 900 mila. Altro capolavoro, firmato Lombardia.


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