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Tifosi del Napoli in festa

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“MA voi lo sapete che Napoli è bella?”. Il Napoli è di nuovo campione d’Italia, dopo 33 anni. E se sui primi due scudetti si era costruito il mito e la nostalgia, oggi questa vittoria ha un sapore diverso. Qualcuno ha definito questo scudetto il “meno napoletano” dei tre, ed è forse proprio per questo che sembra più pesante, forse persino più importante degli altri. Quando si parla di Napoli si raccontano spesso i cliché, si dice tanto del calore e della simpatia di un popolo che, in verità, accogliente lo è davvero. Ma questo è uno scudetto “antipatico”, frutto del lavoro di chi non ha fatto nulla per piacere agli altri.

Se quello del Napoli di Maradona era il trionfo di una favola, questo è il successo meritato di un progetto serio, del lungo lavoro dei giocatori e della costanza del loro allenatore, delle scelte di una dirigenza tra le più controverse della storia del Napoli. La scorsa estate il Club Partenopeo perdeva Kalidou Koulibaly, salutava Lorenzo Insigne, e li sostituiva con delle scommesse. Proprio per questo, solo pochi mesi fa c’era chi invitava De Laurentiis a prendere l’autostrada per Bari; ma, oggi, a riconsegnare lo scudetto al Napoli è stato proprio lui. Forse, la lezione più bella del Napoli di De Laurentiis è proprio quella che ci racconta che la vittoria può venire dal cambiamento. Se qualche anno fa Spalletti era per molti l’antieroe, il “piccolo uomo” (come lo aveva definito qualcuno), oggi è l’allenatore che riporta lo scudetto a Napoli dopo 33 anni, e che si commuove anche nel farlo. Perché il tempo, si sa, è sempre galantuomo.

E questo è il tempo “del” Napoli, ma è anche il tempo “di” Napoli e di tutti i napoletani. Per strada, nella notte dello scudetto, non c’erano solo i tifosi. C’era la città intera. Questa non è stata solo una vittoria sportiva, ma il piccolo riscatto di un luogo che come più duro ostacolo calcistico non ha solo le squadre avversarie, ma anche il pregiudizio. Alla vittoria del Campionato, alla gioia dei napoletani, in molti hanno risposto col fastidio, nel tentativo di sminuire una vittoria che, forse, risultava particolarmente indigesta. Nonostante lo si neghi, ne sono la prova i racconti distorti dei festeggiamenti della vittoria dello scudetto, che al di fuori del capoluogo partenopeo sono stati accompagnati da piccole provocazioni e narrazioni fuorvianti. Ma sciupare quello che la città aspettava da più di trent’anni sarebbe stato impossibile. Anche perché i napoletani, a vincere, non ci sono abituati. Ma ci hanno sempre provato. Per questo forse questo scudetto è il più bello, perché è il premio di una città che si commuove e che festeggia tutta la notte per quello che fino a poco tempo prima credeva essere solo un ricordo.

Chissà che la vittoria del Napoli non sia un modo per presentare la città e la squadra in un modo nuovo, diverso, anche agli occhi di chi non vuol vedere. Nella speranza che questa vittoria sia raccontata come il premio di un lavoro costante e di un atteggiamento corretto. “Lo scudetto dell’onestà”, lo ha addirittura definito De Laurentiis. Di certo, possiamo dire che a Napoli nessuno ha mai regalato nulla, e oggi il Napoli è campione d’Italia perché se lo è meritato. Ed i festeggiamenti certamente, dureranno a lungo. Perché Napoli, nonostante sia segnata dal preconcetto, non è affatto un luogo comune.

Lo sa bene anche Spalletti, che in una recente intervista lo ha raccontato a chi, forse, di Napoli non ci ha capito molto, e ai napoletani stessi. “Ma voi (napoletani) lo sapete che Napoli è bella? Secondo me lo sapete, ma quanto lo sia veramente lo può dire meglio chi, come me, è ospite”. Ma in realtà, a Napoli ospiti lo si è per poco. E chiunque può innamorarsi un giorno, all’improvviso.


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