X
<
>

Hanry Kissinger

Condividi:
5 minuti per la lettura

È morto, all’età di 100 anni, Henry Kissinger, ex segretario di Stato degli Stati Uniti e tra i protagonisti della politica del secondo ‘900

WASHINGTON – È morto, all’età di 100 anni, Henry Kissinger. Ex segretario di Stato degli Stati Uniti tra i maggiori protagonisti della politica nordamericana contemporanea. Membro del Partito Repubblicano, fu Consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977. Nel 1973 vinse il premio Nobel per la pace condiviso con Le Duc Tho per aver negoziato con il trattato di Parigi la fine della guerra del Vietnam. Fu uno dei premi più controversi nella storia del Nobel. Ciò poiché Kissinger aveva sostenuto il bombardamento della Cambogia da parte di Nixon nel 1969. Due membri del comitato Nobel si dimisero dalla decisione.

All’inizio degli anni settanta Kissinger si rese protagonista di un’innovativa politica estera. Raggiunse importanti successi per gli Stati Uniti, che gli valsero prestigio internazionale e crescente influenza nell’amministrazione Nixon.

Consulente dei presidenti Eisenhower, Kennedy e Johnson, divenne, durante l’amministrazione Nixon, assistente speciale del presidente per la sicurezza nazionale e segretario di Stato. Ispiratore della politica estera statunitense, dispiegò la propria attività diplomatica specialmente nel ristabilimento delle relazioni con la Repubblica popolare di Cina, nella risoluzione del conflitto vietnamita, nell’opera di mediazione tra Arabi e Israeliani.

MORTO HANRY KISSINGER, FINISCE UN’ERA

La morte di Kissinger segna probabilmente la fine di un’era. La stampa anglosassone e i giornali di tutto il mondo danno grande evidenza alla notizia della scomparsa dell’ex segretario di stato di Richard Nixon. Il diplomatico ha plasmato decenni della politica estera degli Stati Uniti. Ma per molti critici era anche un criminale di guerra. A 100 anni già compiuti, lo scorso luglio, Kissinger aveva compiuto un ultimo, storico, viaggio in Cina. Accolto con onori solitamente riservati ai capi di stato.

Nel ricordalo il New York Times titola “Ha contribuito a formare la politica estera americana durante la Guerra fredda” mentre il il Washington Post sottolinea il “raro controllo del policymaking negli affari internazionali del Paese per qualcuno che non sia Presidente”.

Ma la sua eredità è definita anche dal suo disprezzo per i diritti umani e dagli sforzi per proteggere gli interessi statunitensi a tutti i costi. Ha sostenuto la dittatura militare indonesiana nell’invasione di Timor Est, ha appoggiato l’invasione dell’Angola da parte del regime di apartheid in Sud Africa e ha collaborato con la CIA per rovesciare il presidente democraticamente eletto del Cile. Ha inoltre autorizzato le intercettazioni telefoniche di giornalisti e del suo stesso staff.

DA ACCADEMICO DI HARVARD A FARO DELLA POLITICA ESTERA USA

Kissinger era un accademico di Harvard prima di diventare consigliere per la sicurezza nazionale quando Nixon vinse la Casa Bianca nel 1968. Lavorando a stretto contatto con il presidente, fu influente in decisioni importanti riguardanti la guerra del Vietnam. Tra queste il bombardamento segreto della Cambogia nel 1969 e nel 1970. Quella che Nixon chiamò la “teoria del pazzo”, un tentativo di far credere al Vietnam del Nord che il presidente degli Stati Uniti avrebbe fatto qualsiasi cosa per porre fine alla guerra.

Sopravvisse alla caduta di Nixon nello scandalo Watergate e servì Gerald Ford, lasciando il governo dopo la vittoria elettorale di Jimmy Carter nel 1976. La politica di Kissinger nei confronti dell’Unione Sovietica non fu abbastanza conflittuale per l’amministrazione Reagan, precludendo qualsiasi ipotesi di un suo ritorno alla segreteria di stato negli anni ’80.

A destra, è visto come un brillante statista, un grande diplomatico, un esponente della politica di potenza schierata a vantaggio dell’America, paese in cui la sua famiglia si rifugiò lasciando la Germania nel 1938. A sinistra, non si è mai cancellato il ricordo per il suo ruolo nel golpe in Cile, dove la CIA istigò il rovesciamento di Salvatore Allende; in Pakistan, dove lui e Nixon hanno chiuso un occhio davanti al massacro di centinaia di migliaia di persone; in Medio Oriente a Cipro a Timor Est e altro ancora.

MORTO HENRY KISSINGER, I TRIBUTI DAL MONDO STATUNITENSE

Tributi a Kissinger sono arrivati da eminenti funzionari statunitensi dopo la notizia della sua morte. Per George W Bush gli Stati Uniti “hanno perso una delle voci più affidabili e distintive in materia di affari esteri”. Mentre Michael Bloomberg, l’ex sindaco di New York, ha lo ha definito «infinitamente generoso con la saggezza acquisita nel corso di una vita straordinaria».

Gigante del partito repubblicano, Kissinger è rimasto influente fino alla fine della sua vita, in gran parte grazie alla fondazione nel 1982 della sua società di consulenza geopolitica con sede a New York City e alla paternità di numerosi libri sugli affari internazionali. All’inizio degli anni 2000, Kissinger appoggiò l’amministrazione di George W. Bush nella sua invasione dell’Iraq. Un altro sostenitore di quella guerra, il giornalista Christopher Hitchens, scrisse che Kissinger avrebbe dovuto essere processato per crimini di guerra.

Fuggendo dalla Germania nazista da adolescente ebreo con la sua famiglia, Kissinger nei suoi ultimi anni coltivò la reputazione di rispettato statista, tenendo discorsi, offrendo consigli sia a repubblicani che democratici e gestendo un’attività di consulenza globale. È apparso alla Casa Bianca di Donald Trump in più occasioni. Kissinger ha compiuto 100 anni nel maggio 2023. Durante un’intervista alla CBS subito prima del suo centesimo compleanno su coloro che consideravano la sua politica estera come “criminale”, ha dato una risposta sprezzante; “Questo è solo un riflesso della loro ignoranza”.

IL CORDOGLIO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI

“Henry Kissinger è stato un punto di riferimento della politica strategica e della diplomazia mondiale. È stato un privilegio aver avuto, di recente, la possibilità di confrontarmi con lui sui vari temi all’ordine del giorno dell’agenda internazionale. La sua scomparsa ci rattrista ed esprimo il mio cordoglio personale e del Governo italiano alla sua famiglia e ai suoi cari”. E’ quanto afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

EDICOLA DIGITALE