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L’Orchestra del Petruzzelli

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Finisce nelle aule della sezione lavoro del tribunale di Bari l’annosa vicenda dei componenti l’orchestra del teatro Petruzzelli di Bari. Una questione sulla quale si sono attivate anche le istituzioni, incluso il ministero della Cultura e la task force regionale per l’occupazione, che numerose volte è intervenuta per evitare i licenziamenti degli esuberi.

Ma per due giovani musicisti di troppo nell’economia dell’organico, non c’è stato niente da fare, e il loro ricorso è stato respinto dalla giudice del lavoro Desirè Campanile. A lei si sono rivolti un “primo flauto” e un “secondo flauto”, vincitori di concorso ed esclusi perché nella pianta organica le due figure erano già presenti e non era possibile duplicare. I due flautisti hanno sostenuto che, dato che altre posizioni sono state riassorbite e addirittura create di nuove, sarebbe illegittima la loro esclusione dalla platea di lavoratori per cui si è provveduto a un recupero della posizione. Ma andiamo per gradi, ripercorrendo le tappe della vicenda.

Il primo intoppo si verifica nel periodo fra ottobre e dicembre 2016, quando la Fondazione comunica l’avvio della procedura di riduzione di personale relativa a 74 unità a fronte di un totale di 183 occupate a tempo indeterminato, diventate 181 per due dimissioni. Il motivo dell’esubero è che la Fondazione stava perdendo molti giudizi relativi alla legittimità della scadenza dei contratti, che sarebbero stati trasformati a tempo indeterminato, con il conseguente reintegro di quei lavoratori.

L’organico “di fatto” (rispetto a quello funzionale approvato nel 2015), risultava così notevolmente ampliato e la sua sostenibilità finanziaria era stata assicurata solo temporaneamente grazie all’intervento straordinario della Regione Puglia. Iniziano a quel punto le consultazioni sindacali, gli incontri nelle sedi istituzionali, e alla fine tocca nuovamente alla Regione intervenire economicamente, per arrivare alla riduzione degli esuberi: 23 persone che vengono collocate in Cassa integrazione in deroga con la Fondazione che si impegna a chiamare prioritariamente il personale in cassa integrazione prima di assumere altro personale sugli stessi ruoli.

La stessa decisione viene nuovamente presa nel dicembre 2017, prorogando la cassa integrazione fino a dicembre 2018. In quell’anno, mentre si attende di capire se l’ammortizzatore sociale può essere ancora prorogato, la Fondazione propone ai dipendenti in esubero una «sospensione convenzionale» del rapporto. La proroga della Cassa integrazione, in sostanza, sarà chiesta solo per coloro che aderiscono alla proposta. Lo faranno in 13, ma non i due musicisti che poi si rivolgeranno al tribunale. Loro e altre due persone, quindi, vengono licenziate.

Inizia allora il loro percorso giudiziario: affermano l’importanza della figura dei flauti, rimarcando che l’organico funzionale doveva prevedere due primi flauti e due secondi flauti. Ma, in realtà, l’organico fissato nel 2015 prevedeva un solo primo flauto e un solo secondo flauto. «In maniera congrua, poi, sono stati valutati carichi di famiglia e anzianità di servizio – scrive la giudice – pervenendo alla individuazione dei ricorrenti come lavoratori in esubero. Non risulta tra i criteri di scelta da ponderare quello di essere vincitore di concorso (quali sono i due ricorrenti)».

Criterio che, al massimo, «sarebbe stato oggettivamente discriminante per i lavoratori con anzianità antecedente il 2013 o assunti in forza di decisione giudiziale, poiché – spiega Desirè Campanile – solo dal 2013 le assunzioni a tempo indeterminato avvengono per concorso. Deve, quindi, confermarsi la legittimità dell’operato della Fondazione Petruzzelli nella individuazione dei lavoratori da licenziare».

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