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Il portiere del Bari, Gigi Frattali (foto: www.sscalciobari.it)

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BARI – Il nuovo hanno e il prolungamento della sosta per il covid stanno permettendo una conoscenza un po’ più approfondita dei calciatori biancorossi, con un racconto di loro, non per forza legato alla prestazione sportiva del momento, ma un modo per conoscerli e farli conoscere anche come uomini.

Questo viaggio parte dal portiere biancorosso, Gigi Frattali che ha aperto le porte della sua abitazione barese, raccontandosi dagli inizi, dai suoi primi allenamenti: «Mia madre voleva che giocassi in attacco. Nel primo allenamento da bambino non riuscivo neanche a toccare la palla con i piedi. A un certo punto mi passa una palla di fianco nel centrocampo, io mi butto e la blocco. Il mister mi dice di andare in porta, da lì ho sempre fatto il portiere. In verità ho sempre amato i guanti, ma non quelli da portiere. Io volevo fare il pugile, ero fissato con i film di Rocky che guardavo ogni giorno 4-5 volte. All’asilo andavo dalle suore e spesso le prendevo a “pugni” per disperazione di mia madre che mi venive a prendere alla fine della giornata».

Qualche parola poi su Polito, che in carriera, come Frattali, ha fatto il portiere: «Oltre che essere un bravissimo direttore sportivo è una bravissima persona. Uno stimolo in più te lo dà, perché se mi dice di aver sbagliato qualcosa l’ho sbagliata davvero. Parliamo poco sul lato tecnico, ogni tanto mi dà qualche consiglio in allenamento. Però lui non fa sentire la parità di ruolo a livello sportivo, cerca di non farmelo pesare».

Sulle delusioni dello scorso anno e l’atteggiamento vincente di questa stagione: «Più che i risultati positivi ti aiutano le delusioni. Anche lo scorso anno, che è stato una stagione particolare, ci ha dato quel qualcosa in più. Poi ci sono tante persone e giocatori che ci stanno dando una grossa mano, dal mister e il direttore fino ai nuovi che sono arrivati, perché hanno un carattere vincente. Messe tutte le cose insieme si crea l’alchimia giusta per raggiungere gli obiettivi. Da fuori questa sensazione di forza si sente, soprattutto per le squadre che giocano contro, hanno un po’ di timore e noi lo avvertiamo. Hanno rispetto e paura di affrontare il Bari. Speriamo possa aumentare di domenica in domenica».

Un passaggio su un compagno di squadra che non c’è più, Morosini: «Avevamo lo stesso carattere. Siamo stati in squadra assieme solo per sei mesi, ma era per me già un fratello. Lo ha subito percepito mia moglie e i miei. Eravamo legati in maniera speciale. Indosso sempre la maglia con il suo volto perchè non voglio che ci si dimentichi di lui».

Chiosa finale sulla città di Bari: «Qui il clima ti rende sempre allegro e felice, i rapporti con le persone sono ottimi, tutti socievoli, tutti cordiali. A volte mi sento anche a disagio quando mi fermano per strada per una foto, fa piacere essere visto come una persona che gioca a calcio e fa felice dei tifosi però sono una persona come un’altra».
Questo Frattali. Il numero uno. Sia in campo che fori dal rettangolo verde.

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