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Minacce, intimidazioni, danneggiamenti ed estorsioni nei confronti di diversi imprenditori agricoli che duravano da anni, per appropriarsi di aree in cui far pascolare i propri animali che venivano poi macellati clandestinamente. È accaduto nel Tarantino, dove i carabinieri di Taranto hanno notificato quattro ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e una ai domiciliari) a un uomo già condannato per associazione mafiosa, ai due figli e a un nipote
Le indagini si sono concentrate tra Pulsano, Leporano, Lizzano e Taranto, per un’estensione di diverse centinaia di ettari.
Secondo l’accusa gli indagati, dopo aver occupato abusivamente un’antica masseria e le relative aree di pascolo, da destinare a ricovero degli animali e alla macellazione clandestina, avrebbero acquisito il controllo dei terreni esercitando un’asfissiante forza intimidatrice nei confronti di numerosi imprenditori agricoli costretti a subire le invasioni dei capi di bestiame (oltre mille) di proprietà dell’azienda agricola riconducibile agli indagati.
Documentati anche ingenti danni a colture e piantagioni e la grave compromissione dei terreni. I numerosi atti ritorsivi (incendi e danneggiamenti) e intimidatori commessi, anche con l’uso delle armi, ai danni di quegli imprenditori che avevano protestato o che si erano rivolti ai carabinieri, avevano ingenerato nelle vittime un particolare timore nel denunciare i soprusi subiti.
In molti preferivano ricercare un compromesso con gli indagati pur di salvare le proprie aziende. Alcune vittime hanno rotto il muro del silenzio fornendo una collaborazione che ha permesso ai militari di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. A vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di introduzione di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo, estorsione, incendio, danneggiamento e occupazione di edificio, oltre che di detenzione e porto illegale di armi, furto e minaccia.
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