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Omicidio Bakari a Taranto: indagato per favoreggiamento il barista che ha negato di conoscere un ventiduenne del branco fermato.


TARANTO – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul brutale omicidio di Bakari Sako, il bracciante 35enne di origine maliana ucciso lo scorso 9 maggio 2026 nella città vecchia di Taranto. Il proprietario del bar in cui la vittima aveva cercato disperatamente rifugio per sfuggire alla furia degli aggressori è ora iscritto nel registro degli indagati. L’accusa formale nei suoi confronti è di favoreggiamento personale. La posizione del commerciante si sarebbe aggravata a causa di alcune discrepanze nelle sue dichiarazioni. Il barista aveva inizialmente riferito alle forze dell’ordine di non conoscere l’identità del ventiduenne coinvolto nel raid.

Tuttavia, a smentire la sua versione è subentrata un’intercettazione in cui l’uomo ammetteva chiaramente di conoscere il giovane. Configurando così il reato di favoreggiamento nel tentativo di proteggere uno dei partecipanti all’aggressione.

IL BRANCO DI TARANTO: SEI FERMATI PER OMICIDIO VOLONTARIO DI BAKARI

L’indagine sulla morte di Bakari Sako ha già portato al fermo di sei persone, tutte accusate a vario titolo di omicidio volontario. Il gruppo di presunti responsabili è composto da: Quattro minorenni e due maggiorenni. Tra i primi c’è il killer reo confesso di 15 anni, un altro coetaneo di 15 anni e due sedicenni. Le indagini proseguono per ricostruire l’esatta dinamica del delitto e accertare ulteriori responsabilità o coperture all’interno del quartiere.

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