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Roma, 26 feb. (askanews) – “Giustizia per Khojali: la via per la Pace. Il riconoscimento delle responsabilità come base per la riconciliazione”. E’ questo il titolo dell’evento che è stato organizzato su iniziativa del senatore Marco Scurria, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro per ricordare il massacro avvenuto a Khojaly. Il senatore ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’evento per il ripristino della giustizia e di alcune verità, in linea con il diritto internazionale e con la documentazione internazionale.

Nelle violenze della notte tra il 25 e 26 febbraio 1992 si contano 613 morti, tra cui 106 donne e 63 bambini. 1.275 residenti di Khojaly vennero presi in ostaggio e ad oggi risultano disperse 150 persone provenienti da Khojaly, ha ricordato ancora Scurria rinnovando l’appello alla comunità internazionale per il riconoscimento di questo crimine e per la giustizia, per procedere finalmente ad una pace duratura e stabile tra Armenia ed Azerbaigian. “Verità e giustizia sono indispensabili – ha dichiarato – per raggiungere pace e riconciliazione”.

A moderare l’evento il professore Antonio Stango, Presidente Federazione Italiana Diritti Umani – Comitato Italiano Helsinki, che ha evidenziato l’importanza del diritto internazionale e dei diritti umani alla base delle attività degli stati. A seguire è intervenuto il senatore Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato, che ha sottolineato l’importanza del ricordo per far seguire azioni concrete volte al superamento di questo atroce momento della storia azerbaigiana, indicando anche delle strade giuridiche percorribili per dare ragione alle vittime. Il “riconoscimento delle responsabilità è la base per la riconciliazione dei popoli” e “l’impunità non deve mai prevalere”, ha rimarcato il senatore.

A evidenziare gli elementi giuridici presenti nella storia del conflitto in Karabakh Natalino Ronzitti, professore emerito di Diritto internazionale presso l’Università LUISS di Roma e consigliere scientifico dello IAI. “L’uso della forza contro un altro stato viola la Carta delle Nazioni unite, la forza può essere usata solo per legittima difesa, ma non è questa la fattispecie – ha spiegato il professore – . Inoltre si ravvisano violazioni del diritto internazionale anche nel trattamento della popolazione civile che deve essere sempre tutelata in caso di conflitto o assedio. In base alla Convenzione di Ginevra, nel corso di un assedio la popolazione deve essere evacuata e non si può ricorrere all’uso della forza per affamare i civili”, pena il compimento di un crimine internazionale.

Presente al panel anche Fabrizio Conti, direttore creativo di Artcloud Network International, azienda italiana specializzata nella progettazione di musei ad alta tecnologia, che sta contribuendo alla ricostruzione del Karabakh, essendo impegnata in diversi progetti museali che coprono tutte le città della regione. In un libro fotografico ha raccontato, per immagini e testi, la sua esperienza in Karabakh, dove ha sperimentato di persona la devastazione di un conflitto trentennale, risoltosi solo con la liberazione da parte dell’Azerbaigian dei territori occupati.

A chiudere gli interventi Rashad Aslanov, ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, che, dopo aver rammentato i fatti accaduti 32 anni fa, ha anche presentato la situazione post conflitto nel Caucaso meridionale, con un Azerbaigian che ha finalmente ripristinato la sua integrità territoriale e pronto alla riconciliazione e alla pace. In questo contesto, è importante il sostegno della comunità internazionale per porre fine all’impunità dei criminali e per prevenire che gli stessi ripetano ancora simili azioni. E’ necessario che le vittime ottengano giustizia, perché si possa credere nella pace. L’ambasciatore infine ha espresso la sua fiducia che la giustizia per Khojaly prevarrà.

Durante l’evento è stato anche presentato un toccante video, creato da Artcloud Network, con immagini di repertorio e interventi delle vittime e dei sopravvissuti dei fatti di Khojaly.

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