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Enzo Natale

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Enzo Natale, presidente regionale della Società dei medici di emergenza-urgenza, dopo il caso dei sanitari aggrediti a Soriano

VIBO VALENTIA – Da quasi 15 anni opera al pronto soccorso dell’ospedale di Vibo, ma l’emergenza-urgenza ha caratterizzato tutta la sua vita professionale. Enzo Natale, direttore del Pronto soccorso del capoluogo conosce bene, dunque, i rischi del settore e non solo quello vibonese, tant’è che nella veste in cui parla – quella di presidente regionale (dopo aver ricoperto la carica nazionale) della Simeu – Società dei medici di emergenza-urgenza – ha ben chiara la situazione di tutti i presidi della Calabria che sono caratterizzati, chi più chi meno, da sofferenze. E, a quanto pare, quella Vibonese non è la situazione peggiore, ma ovviamente non è neanche rosea e gli episodi di violenza che si sono sempre verificati lo testimoniano.

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Ancora sanitari aggrediti, dottore Natale operare nei pronto soccorso è sempre più difficile. Ogni qualvolta avviene un’aggressione si accendono i riflettori per un po’ di tempo ma poi…

«Guardi, voglio precisare che è una situazione comune generalizzata che riguarda tutta la sanità nazionale. Come non ricordare ad esempio quanto avvenuto l’altro giorno a Roma, con l’ambulanza presa a sprangate? Certamente ad essere esposti sono i “front office” e le Guardie mediche e i  medici di famiglia».

Dott. Natale, oggi è palpabile lo stato costante di apprensione e timore di essere aggrediti dei sanitari.

«Indubbiamente, perché già il fatto di avere a che fare con la vita delle persone, inevitabilmente crea questo stato d’animo. Sono delle mortificazioni psicologiche. Se  a ciò si aggiunge il timore di aggressioni si comprende bene che manca un requisito come la serenità che è fondamentale per svolgere qualsiasi attività, figuriamoci quella medica».

Ma c’è una spiegazione del perché avvengono tutti questi episodi di violenza?

«Ritengo sia dovuto ad un degrado sociale, che scaturisce  negli occhi di chi commette questi gesti, dalla perdita dello status del professionista cui si unisce uno stato di disagio sociale dovuto alle lunghe attese sia per le prenotazioni delle visite in generale che per quelle in Pronto soccorso. Non è possibile aspettare 12 ore prima di essere visto da un medico perché questo esacerba gli animi anche delle persone più miti». 

E non si può certo dire ad un utente di non recarsi in Pronto soccorso. Solo che però in questo modo qualsiasi postazione diventa un imbuto. Come se ne esce?

«Se ne esce facendo capire al cittadino che il pronto soccorso è solo l’extrema ratio, che prima ci sono altri passaggi in strutture intermedie da compiere che devono stabilire se il caso sottoposto al sanitario sia urgente o meno. Noi, come Simeu, abbiamo sempre puntato molto su questo. Se manca questo filtro è naturale che si crei un ingorgo nei Ps e, con esso, tutte le conseguenze, anche violente, che ne derivano».

Il fatto è anche che ogni utente ritiene che il proprio caso sia più urgente degli altri e quindi si innervosisce se non viene processato subito.

«Sì può anche comprendere, ma la gente stessa deve capire che dall’altra parte ci sono dei professionisti che operano senza mai risparmiarsi e che non si tirano indietro davanti a nulla. Tutti i casi sono importanti, ma ci sono delle priorità che sono i numeri dei codici. È vero che ognuno è medico di se stesso, ma noi siamo anche medici di tutti. Pertanto, al netto delle lunghe attese, dico all’utenza di avere fiducia in noi».

A Vibo un codice verde in quanto viene evaso?

«In media in tre ore ed è un tempo ragionevole, ma ci sono ospedali, soprattutto gli Hub, che arrivano a processarlo addirittura in 12, e questo perché vi si riversa anche gente il cui caso non richiede l’intervento al pronto soccorso. Ma torniamo sempre al discorso di prima».

Dott. Natale, in ultimo che effetto fa per i sanitari passare da eroi sotto l’era Covid a vittime di aggressioni?

«Certamente è avvilente, perché il degrado sociale comporta anche questo in quanto tutti i problemi economici e di salute si riverberano sulla figura del sanitario  che invece cerca di aiutare l’utenza. Perché bisogna sempre tenere a mente che la missione del medico è aiutare chi soffre».

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