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Occhiuto scherza con alcuni consiglieri di maggioranza in una pausa del primo Consiglio della 13ma legislatura

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Si è insediato oggi – 11 novembre – il Consiglio regionale della 13ma legislatura della Calabria, l’aula era chiamata a eleggere il suo presidente. Nessuna sorpresa dalle urne, che incoronano Salvatore Cirillo. L’azzurro ‘pesca’ anche in minoranza: lo scrutinio finale è di 23 voti, due in più rispetto ai consiglieri di maggioranza

Al via la 13ma legislatura della Regione Calabria, con la seduta di insediamento del nuovo Consiglio regionale, eletto nella tornata del 5 e del 6 ottobre. Una seduta chiamata a svolgere alcuni adempimenti, dalla surroga degli assessori interni con i loro supplenti – una novità di questa legislatura – e l’elezione dell’ufficio di presidenza. Poche sorprese rispetto alle previsioni della vigilia, tutte pressoché confermate, a partire dall’elezione del presidente del Consiglio. A guidare l’aula sarà l’azzurro Salvatore Cirillo, classe ’94, il più giovane consigliere regionale dell’assise, alla sua seconda legislatura.

FERDINANDO LAGHI APRE LA 13MA LEGISLATURA: «AL CENTRO DI OGNI SCELTA LA DIGNITÀ DELLA PERSONA»

A presiedere i lavori della prima seduta di insediamento è stato il consigliere anziano Ferdinando Laghi, eletto con la lista ‘Tridico presidente’, alla sua seconda esperienza a Palazzo Campanella. «Quando si è saputo che avrei presieduto la prima seduta, ho ricevuto diversi attestati di stima. Tra le tante telefonate, ne ricordo una in particolare, di un avvocato, una persona con disabilità. Mi ha chiesto solo una cosa: di ricordare in quest’aula le persone con disabilità. Mi è sembrato un promemoria del principio che deve guidarci. Ogni scelta, ogni legge, ogni atto devono avere al centro la dignità della persona. – ha detto Laghi – La forza di una comunità si misura dalla capacità di non lasciare indietro nessuno».

Da Laghi poi l’auspicio che si possa condurre, nei prossimi cinque anni, «un lavoro serio e costruttivo per contribuire al progresso della Calabria, al rafforzamento del suo tessuto socio-economico, alla difesa dell’ambiente e del territorio». Un lavoro che, pur partendo dalle «differenze» esistenti tra le diverse forze politiche, porti a soluzioni condivise e utili per i cittadini».

IN AULA ENTRANO I NUOVI CONSIGLIERI

In aula ha fatto poi l’esordio la figura del consigliere supplente. Sono cinque, al momento, in questa legislatura, in sostituzione di altrettanti eletti chiamati dal presidente Occhiuto a far parte della sua Giunta. Si tratta dei consiglieri Gianpaolo Bevilacqua, Piercarlo Chiappetta, Antonio De Caprio, Daniela Iirti, Filippo Pietropaolo. Prendono il posto (finché restano in Giunta) degli assessori Filippo Mancuso, Pasqualina Straface, Gianluca Gallo, Giovanni Calabrese, Antonio Montuoro.

Al posto di Montuoro, in prima battuta, era stata chiamata in aula Wanda Ferro, prima dei non eletti. La sottosegretaria all’Interno, nelle scorse ore, ha comunicato le sue dimissioni dalla carica di consigliere, lasciando quindi il seggio a Pietropaolo.

SALVATORE CIRILLO ELETTO PRESIDENTE: «CULTURA LEGALITÀ NOSTRO FARO, LA ‘NDRANGHETA FA SCHIFO»

Senza sorprese l’elezione del presidente del Consiglio regionale. Tutto secondo previsioni (e accordi): l’aula ha eletto l’azzurro Salvatore Cirillo, quasi 20mila voti nella circoscrizione reggina. Il suo nome era stato designato dal coordinatore regionale di Forza Italia Francesco Cannizzaro, suo grande sponsor in campagna elettorale. L’unico elemento non prevedibile alla vigilia erano i voti: Cirillo è andato ben oltre i 21 di maggioranza, quelli che gli erano garantiti dai consiglieri della coalizione di centrodestra, pescando due voti tra i banchi dell’opposizione. Scrutinio finale: Cirillo 23 voti e 8 schede bianche.

«È un compito difficile, che assumo con fierezza – ha esordito Cirillo, dopo i ringraziamenti di rito – Lavoreremo da squadra, il tempo dei contrasti è finito». Nel suo discorso d’insediamento Cirillo ha poi rimarcato che la cultura della legalità sarà «il faro» dell’attività consiliare. «Qui la ‘ndrangheta non entra, e non è solo una frasetta affissa all’ingresso del palazzo – ha detto – La ‘ndrangheta fa schifo, la criminalità organizzata è un cancro». Da parte sua ha garantito dialogo e collaborazione. «Ogni voce qui ha pari dignità e valore» ha assicurato. Etica e trasparenza sono stati concetti più volte rimarcati, così come la sinergia istituzionale. «Deve essere il nostro collante – ha detto – al di là degli steccati ideologici».

Salvatore Cirillo

OCCHIUTO: «SPERO IN UN CONSIGLIO AMBIZIOSO, CHE INCIDA NEL DIBATTITO NAZIONALE»

Il presidente Roberto Occhiuto ha giudicato un «bel segnale» l’elezione a presidente del più giovane dell’assise. «Mi aspetto che quest’aula sia una fucina di idee anche per la Giunta regionale» ha detto il presidente, che ha rivolto un pensiero allo sfidante Pasquale Tridico, ieri in aula. «Sono molto contento che sia qui ad avviare questo nuovo ciclo. Sono certo che lavoreremo tutti per il bene della Calabria. Vorrei che questo fosse un Consiglio ambizioso, in grado di offrire un contributo originale e d’avanguardia al dibattito nazionale – ha proseguito Occhiuto – Mi aspetto un grande impegno dai consiglieri di maggioranza e un’opposizione rigorosa e costruttiva dalla minoranza. Un gruppo dirigente di qualità con orientamenti e sensibilità diverse, ma coincidenti nella volontà di fare l’interesse dei calabresi».

ELETTO L’UFFICIO DI PRESIDENZA

L’aula è passata poi all’elezione dei due vicepresidenti e dei due segretari-questore, divisi tra maggioranza e minoranza. Qualche sorpresa rispetto alle intese della vigilia l’ha riservata l’elezione del vicepresidente di maggioranza: la carica sembrava destinata a Pierluigi Caputo (gruppo ‘Occhiuto presidente’), uscente nel ruolo, ma è stato poi eletto il collega di gruppo Giacomo Crinò. Caputo assumerà invece il ruolo di capogruppo. Un turn over deciso solo nelle ore precedenti la seduta, che ha anche ritardato l’avvio dei lavori, a quanto pare, perché la maggioranza non trovava la quadra.

Per la minoranza, come previsto, è stato eletto il dem Giuseppe Ranuccio. Qualche incrocio di voti si è visto anche qui. Crinò ha preso 4 voti in meno rispetto al pacchetto di preferenze della maggioranza (21). A lui sono andati 17 voti, 11 a Ranuccio (uno in più rispetto ai previsti, come candidato di minoranza), 2 al dem Falcomatà. A completare lo scrutinio una scheda bianca. Come interpretare i voti a Falcomatà? L’unico ruolo che davvero interessava al sindaco di Reggio era quello di capogruppo, ma alla fine non l’ha spuntata sul segretario Nicola Irto. Quei voti, quindi, possono essere – se arrivano dalla minoranza e ammesso che un voto sia anche il suo – segnali di dissenso rispetto alla linea del Pd. Se provengono dalla maggioranza, appaiono più un tentativo di sostenere una eventuale fronda. Anche a Ranuccio del resto sono arrivati voti dalla maggioranza (uno sicuro): un segnale di dissenso rispetto alla designazione di Crinò o un sostegno al dem per garantirne l’elezione nel caso in cui il fronte Falcomatà si fosse allargato? O, ancora, un modo per ricambiare la cortesia su Cirillo?

L’elezione dei segretari-questore è andata invece liscia e nel rispetto delle indicazioni delle coalizioni: 21 voti a Luciana De Francesco (FdI), 10 a Ferdinando Laghi (Tridico presidente).

TRIDICO IN AULA: «ORGANIZZO L’OPPOSIZIONE POI COMUNICHERÒ LE MIE DECISIONI»

Alla seduta di insediamento ha preso parte anche Pasquale Tridico. Non è intervenuto, ma ha diffuso una nota, a seduta quasi conclusa, per annunciare la costituzione di un intergruppo di minoranza, che coordinerà. «Sento l’esigenza di organizzare un fronte comune composto da tutte le forze politiche del campo progressista che hanno riconosciuto in me la leadership politica e che all’unanimità hanno approvato questa piattaforma politica – ha scritto Tridico – Tutto questo prima di decidere il mio futuro, che comunicherò prima della scadenza prevista dei trenta giorni disponibili dalla proclamazione». Tridico ha comunicato anche la rinuncia all’indennità, che non può cumularsi del resto all’emolumento da europarlamentare (carica incompatibile con quella di consigliere regionale).

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