La corte di Cassazione

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REGGIO CALABRIA – I carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito 8 ordini di carcerazione emessi dalla Procura Generale di Reggio Calabria, diretta da Bernardo Petralia, a seguito della pronuncia della suprema Corte di Cassazione, che ha confermato e quindi reso definitive delle condanne da 2 ai 10 anni di reclusione scaturite dall’operazione Nuovo Potere scattata nel 2010 (LEGGI LA NOTIZIA).

In particolare, i militari della compagnia di Melito Porto Salvo con i colleghi di Reggio Calabria hanno arrestato Francesco Pangallo, 44 anni, condannato a oltre 10 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e reati in materia di armi. Domenico Carmelo Iaria, 44 anni, condannato a più di 6 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, procurata inosservanza di pena aggravata dall’agevolazione mafiosa e reati in materia di armi.

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Arrestati anche il 47enne Agostino Palamara, Domenico Attinà, 49 anni, il 57enne Giovanni Pangallo, Filippo Stellitano, 41 anni, condannati a quasi 5 anni e mezzo di reclusione, per associazione di tipo mafioso.

Condannato a 4 anni, invece, il 46enne Francesco Pangallo per illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata dall’agevolazione mafiosa. Il 71enne Andrea Pasquale Mesiano, infine, è stato condannato a oltre 2 anni e mezzo di reclusione per illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata dall’agevolazione mafiosa.

L’operazione “Nuovo Potere” fu avviata dall’Arma dopo due gravi fatti di sangue del 2004, ed ha portato a delineare gli assetti delle due cosche di ‘ndrangheta, inizialmente in contrapposizione tra loro, dei Pangallo- Maesano-Favasuli e dei Zavettieri che «operavano un predominio territoriale, politico ed economico sui comuni di Roghudi e Roccaforte del Greco, attuato mediante l’attività estorsiva, il controllo degli appalti, l’intestazione fittizia di beni, il compimento di reati di tipo predatorio ed il traffico di sostanze stupefacenti».

Gli arrestati sono stati portati nella casa circondariale Panzera di Reggio Calabria.

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