X
<
>

Il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo

Share
4 minuti per la lettura

MILETO (VIBO VALENTIA) – «Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea (Italia), presentata da S.E. Mons. Luigi Renzo e contestualmente ha nominato Amministratore Apostolico della medesima Sede S.E. Mons. Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace».

Queste scarne parole pubblicate sul bollettino ufficiale della Santa Sede pongono di fatto fine in modo anticipato all’episcopato di Luigi Renzo, iniziato nel settembre 2007 in successione al lungo percorso pastorale di monsignor Domenico Tarcisio Cortese.

La decisione, secondo le tesi ufficiali, sarebbe da ricondurre ai problemi di salute che da diversi anni affliggono l’ormai ex guida della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e giunge all’indomani del 74esimo compleanno del vescovo Renzo e quando mancava, oramai, solo un anno alla fine naturale dell’episcopato prevista per il 2022 con il compimento del 75esimo anno d’età del presule.

Monsignor Renzo, per il quale era calendarizzata (salvo cambiamenti di programma alla luce dell’insediamento del nuovo amministratore apostolico) un celebrazione solenne in Cattedrale il prossimo 12 agosto in occasione del 50esimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, è stato un attore importante nelle vicende non solo religiose che hanno interessato il territorio diocesano nel corso degli ultimi 5 lustri.

Al di là dei motivi ufficiali per i quali il vescovo ha chiesto quello che potremmo chiamare una sorta di prepensionamento, molti potrebbero essere i motivi che hanno contribuito alla prematura rinuncia alla guida episcopale della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, diocesi giovane nella sua configurazione giuridica (nata per fusione solo a metà degli anni 8o e di cui Renzo è stato il secondo vescovo) ma che affonda le proprie radici in tre diocesi dalla storia millenaria: per l’appunto Mileto, Nicotera e Tropea.

Nei 14 anni di episcopato, infatti, molti sono stati i momenti difficili affrontati dal presule che senza dubbio hanno segnato il suo cammino pastorale ed avranno certamente contribuito alla maturazione della convinzione dell’opportunità (peraltro inizialmente di fatto non confermata dall’interessato durante un incontro privato) di chiedere la dispensa anticipata al Santo Padre.

Si ricorderà, senza dubbio, il suo aperto schierarsi contro le consuetudini nell’ambito delle feste religiose spesso utilizzate dalla criminalità organizzata per rappresentare il proprio potere difronte alla comunità. Suo, infatti, uno dei primi direttori (leggi disposizioni) di regolamentazione volto a porre fine a determinate pratiche.

Proprio in quest’ambito scoppiò il caso dell’Affruntata di Sant’Onofrio quando per una intimidazione subita dall’allora priore della Confraternita fu costretto ad intervenire in prima persona sospendendo la celebrazione per poi presiederla la settimana successiva.

Durante il suo episcopato è morta Natuzza Evolo, la mistica di Paravati la cui causa di Canonizzazione è stata aperta alcuni anni fa, nel 2019, ed è tuttora in corso di svolgimento. E poi tutte le tensioni legate all’attività della Fondazione Cuore Immacolato di Maria, rifugio delle Anime, terminate solo da pochi mesi con l’approvazione del nuovo statuto dell’ente, dopo cinque anni di aspra battaglia (caratterizzati anche dall’intervento delle gerarchie vaticane) che tanti strascichi hanno lasciato avvelenando il clima in diocesi e deteriorato i rapporti tra tanti protagonisti della vicenda.

Tra l’altro nel prossimo mesi di agosto era in fase di programmazione (in occasione dell’anniversario della nascita di Natuzza il 23 agosto) la consacrazione della grande chiesa del Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime cui sarebbe seguita, proprio da parte del vescovo, la nomina del rettore della chiesa (uno dei punti in contestazione nella querelle tra diocesi e fondazione). La decisione di anticipare il proprio pensionamento farà passare tutto nelle mani del nuovo amministratore apostolico o addirittura potrebbe portare ad un rinvio in attesa dell’insediamento del nuovo vescovo. Un nodo che sarà sciolto nel corso dei prossimi giorni.

Non sono mancati i dolori per il presule in uscita dalla diocesi che nel corso del suo mandato ha dovuto affrontare, non senza dimostrare un fare risoluto, anche degli scandali tra i propri sacerdoti con alcuni protagonisti anche di condanne per reati legati alla sfera sessuale minorile e non ultimo il processo in corso a carico del proprio segretario accusato di estorsione aggravata verso il quale, comunque, mai è venuta meno la fiducia da parte del presule.

Forse un rammarico per il presule si chiama don Francesco Mottola. Del venerabile di Tropea, infatti, si attende da un momento all’altro la proclamazione a beato con tanto di solenne celebrazione di elevazione agli altari che, come accade ormai da tempo, sarebbe stata presieduta proprio dal vescovo. Il processo canonico per l’elevazione agli onori degli altari è concluso da tempo ma dalla Santa Sede tarda la fissazione della data ufficiale. Chissà che nei prossimi mesi non si possa sbloccare la situazione.

In ultimo, proprio poche settimana fa, giunge la soddisfazione di aver chiuso il sinodo diocesano, il primo svolto dopo decenni nel territorio miletese e di certo il primo della giovane diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, con cui ha inteso dare un nuovo indirizzo unitario all’attività pastorale diocesana.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE