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Bambini in una scuola

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Non può essere una colpa nascere nel Cilento o a Crotone e, tanto meno, decidere di andare in treno da Trapani a Palermo o da Brindisi a Roma (LEGGI L’INCHIESTA). Di fatto nelle due Italie lo è, ma non per opera e virtù dello spirito santo o per qualche condanna ancestrale stampata sullo stato di famiglia.

All’opera c’è la banda del buco del Grande Partito del Nord che, con un disegno miope e autolesionista, continua a estrarre risorse dal bilancio pubblico trasferendole dai poveri ai ricchi per la “modica” somma di 61 miliardi l’anno (LEGGI L’INCHIESTA). Toglie con mano rapace a bambini e genitori del Sud e, con gli stessi soldi nostri, fa regaloni o regalini alle regioni locomotiva del Nord attraverso il giochetto della spesa storica.

Violando in un solo colpo i principi fondanti della Costituzione, le regole federaliste volute addirittura dal ministro leghista Calderoli con la legge 42 del 2009 (governo Berlusconi) e le direttive europee che impongono di garantire l’assistenza all’infanzia almeno al 33% dei bambini da 0 a 3 anni.

Giovanna Corsetti, da par suo, lo documenta in modo impietoso (LEGGI TUTTI I DETTAGLI): in Italia la media al Centro-Nord supera il 25%; in Puglia, Calabria, Sicilia e Campania siamo sotto il 6%; la chiave dello scippo è nei forzieri di Regioni e Comuni più ricchi che, appropriandosi di ciò che non è loro con criteri distorti, erogano 3 mila euro all’anno per i bambini residenti nel Nord e 2000 nel Centro, contro gli 88 della Calabria e i 19 di Reggio Calabria. Sui treni lo scippo di Stato, con la complicità delle Ferrovie 100% Tesoro della Repubblica italiana, si ripete in modalità analoghe e, a tratti, grottesche.

Questo giornale è nato per avvertire la banda del buco che è ora di scendere dal binario unico della vergogna. Altro che federalismo rafforzato, cioè ancora di più ai ricchi e ancora di meno ai poveri. Si cominci piuttosto a restituire il maltolto.


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