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La copertina del Libro Giacomo Mancini un avvocato del Sud

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È appena uscito per Mursia il Memoriale postumo del generale Gianadelio Maletti, il quale ha voluto lasciare segni della sua centenaria esistenza conclusa latitante in Sudafrica, per dare le sue verità sull’attività nei servizi segreti, con particolare riferimento a Piazza Fontana. Lasciato solo dalla politica, a partire da Andreotti, nelle conclusioni ringrazia due esponenti della Repubblica che con “onorevole attenzione” fecero eccezione: Giacomo Mancini e Francesco Cossiga.

Di questa particolarità, si trova puntuale riscontro nel pamphlet appena pubblicato da Pellegrini e firmato da Paride Leporace dal titolo “Giacomo Mancini un avvocato del Sud”. A vent’anni dalla morte di uno statista centrale nella vita della Prima Repubblica, e su cui i radar della conoscenza si sono bassati, Leporace rielabora il suo passato lavoro di cronaca dedicato a Mancini su giornali per riattualizzarlo.

Una dichiarata intenzione dell’autore di divulgare ai giovani una biografia loro sconosciuta, ma anche un modo di riprendere una discussione sul Sud, confrontandosi con le opere e l’azione di un segretario nazionale del Psi e ministro del centrosinistra che sempre ebbe il Mezzogiorno, la Calabria e la sua Cosenza come campo privilegiato della sua politica. Emergono vicende lontane come la decisione del ministro della Sanità di puntare sul vaccino Sabin per debellare la poliomelite (molto le analogie con il Covid di oggi) o il decisionismo per dotare Calabria, Basilicata e le aree periferiche della Campania di un’autostrada che rompesse lo storico isolamento delle aree interne.

Mancini avvocato della democrazia contro le deviazioni e garantista con i movimenti extraparlamentari. Uomo politico scomodo per scelta e processato per mafia, accuse da cui sarà assolto quando sindaco di Cosenza, trasforma la sua città con opere pubbliche e passioni collettive che hanno lasciato il segno. Un libro asciutto, essenziale, sintetico ma allo stesso tempo denso di fatti, spesso inediti. Mai scadente nell’agiografia.

Leggerete un cronista che intercetta il piglio del buon polemista.


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