X

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Tempo di lettura 3 Minuti

Il tempo di agire è scaduto. C’è una burocrazia che ammazza il Paese e una politica disarmata che non è in grado di metterla in riga. I soldi della finanza parallela della ‘Ndrangheta sono arrivati di sicuro prima di quelli dello Stato. Parola di Nicola Gratteri, Filippo Spiezia, Antonio Nicaso. Attenzione: saranno arrivati di certo ai disoccupati della Calabria (poco), ma prima agli imprenditori del Nord che non hanno ancora riaperto (moltissimo). Perché la storia del contagio criminale che va dal Sud al Nord è uno dei tanti luoghi comuni che bloccano questo Paese.

(IN ESCLUSIVA SULL’EDIZIONE CARTACEA DE L’ALTRAVOCE DELL’ITALIA IL FORUM CON NICOLA GRATTERI, ANTONIO NICASO E FILIPPO SPIEZIA CLICCA QUI PER ACQUISTARE LA COPIA DIGITALE)

Il problema della ‘Ndrangheta non è solo nei territori d’origine dove si impone la precarietà e ci si nutre di cultura dello scambio, mali terribili da estirpare, ma soprattutto fuori dei territori di origine perché è lì che si sono incontrate due mani, quella mercantile-imprenditoriale del Nord e quella del “fideiussore criminale” dello stesso Nord. Sono la stella alpina che si camuffa dietro la miriade di società di capitali che riciclano i proventi dei traffici di cocaina nelle aree ricche del Paese. Sono la stella alpina che si allea con la politica ricca del Nord che chiede voti e ricambia “subappaltando” la gestione di sacche indebite di spesa pubblica. Sono la stella alpina che si allea con un tessuto imprenditoriale che ha dimostrato di avere anticorpi sociali ma non economici essendosi rivelato permeabile e sodale con una agenzia di servizi maleodorante che offre liquidità e vantaggi di ogni tipo. Quello che è accaduto in Piemonte ne è la prova documentale.

L’Italia muore di burocrazia ministeriale e bancaria perché manca una politica che abbia il coraggio di scegliere la strada dell’autocertificazione per l’economia e della informatizzazione che semplifichi le procedure e renda effettivi i controlli sui conti dedicati e su chi li movimenta.

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Gratteri, il Vice-Presidente di Eurojust, Spiezia e lo storico delle mafie Nicaso hanno la consapevolezza che il Paese per rialzarsi ha bisogno oggi non domani di una iniezione di liquidità senza precedenti che impone scelte ardite in termini di controlli, ma che non può consentire alle muraglie dell’altro mondo di matrice ministeriale e bancaria di tagliare dal fondo perduto dovuto e dal finanziamento creditizio vantaggioso le aziende sane che hanno avuto una segnalazione alla Centrale rischi. Fare questo significherebbe condannare in partenza alla bancarotta gran parte del sistema produttivo meridionale e regalare alle mafie del Nord una fetta rilevante del sistema produttivo settentrionale. Lo Stato deve calare l’asso, dice Gratteri, altrimenti qui non se ne esce. Parole sacrosante. È il momento di fare in Italia e in Europa che invece chiude nei cassetti i rapporti di Europol e che ha in Germania e in Olanda le “capitali nascoste” della mafia imprenditrice, denuncia Spiezia. Sono parole che pesano come un macigno. Vorremmo che rotolasse fino ad abbatterlo sul muro della incapacità presuntuosa della macchina amministrativa italiana e dei loro “damerini” di Sace e dintorni ma anche sul muro della omertà europea e dei suoi interessi inconfessabili. Non siamo ottimisti, ma non perdiamo la speranza. RI-FATE PRESTO.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares