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Nel novembre del 2011 l’Italia era diventata lo Stato da vendere. Decisi di aprire Il Sole24 Ore, che all’epoca dirigevo, con un titolo a caratteri cubitali “Fate presto” perché erano a rischio il lavoro e il risparmio degli italiani. C’era un problema specifico che riguardava i Paesi del Sud Europa e uno gigantesco che toccava direttamente l’Italia. Eravamo a un passo dal default sovrano, riuscimmo a evitarlo all’ultimo istante utile. Oggi siamo davanti al nuovo ’29 e ci misuriamo con la Grande Depressione mondiale da Pandemia che riguarda quattro miliardi di abitanti della terra. Il problema non siamo più noi, ma il mondo. Non avrei mai creduto che saremmo stati capaci di scalare le classifiche del rischio della Grande Depressione Globale. Non è vero che succede perché abbiamo un debito pubblico gigantesco che è la sintesi algebrica dei nostri vizi e rappresenta un problema reale, ma succede perché abbiamo la peggiore macchina pubblica d’Europa e non siamo capaci di proteggere la nostra economia erogando liquidità e contributi a fondo perduto. Ne abbiamo discusso con Nicola Gratteri, procuratore della repubblica di Catanzaro, Filippo Spiezia, magistrato e vicepresidente di Eurojust, l’Agenzia europea che coordina la lotta contro la criminalità e Antonio Nicaso, storico delle mafie. Con questa lunga conversazione cadono molti alibi e tabù italiani e europei.


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