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Filippo Spiezia

Tempo di lettura 8 Minuti

Napoletano Dottor Spiezia, siamo a questo punto impazienti di sentire la sua opinione su tutti i temi affrontati fin qui.

Filippo Spiezia: Questo forum lo considero molto importante perché a mio avviso costituisce un’occasione per avviare una riflessione sui pericoli e sulle sfide che l’attuale situazione potrà concretamente generare, con cui saremo presto chiamati a misurarci e rispetto ai quali è necessario, a mio avviso, un’adeguata strategia di contrasto. Auspico una ricaduta pratica di quello che potremo dirci oggi. Siamo in presenza della più grave crisi economica dal dopoguerra. Questo sta giustificando a livello nazionale ed europeo un’immissione di liquidità senza precedenti che è assolutamente necessaria. Ma come giurista e uomo delle istituzioni mi interrogo sui problemi che può creare questa enorme immissione di liquidità. Vedo due rischi, uno legato all’entità dei fondi, l’altro legato al fatto che affinché questi interventi siano efficaci occorre che siano assolutamente tempestivi. Siamo in presenza di un’operazione fiduciaria di massa rispetto alla quale, i controlli preventivi delle amministrazioni pubbliche devono essere ridotti al minimo perché l’erogazione dei fondi possa raggiungere i suoi effetti. La metafora dell’elicottero Helicopter money usata dall’economista Milton Friedman rende perfettamente l’idea del fenomeno di fronte al quale ci troviamo. I principali rischi dal punto di vista criminale credo siano, da un lato, la possibilità su larga scala di fenomeni corruttivi e abusi legati alle appropriazioni indebite dei fondi, dall’altro, il pericolo che, qualora i fondi non raggiungano i beneficiari indicati, le organizzazioni mafiose e le altre organizzazioni criminali possano sostituirsi e svolgere una funzione supplente rispetto ai meccanismi istituzionali. Da giuristi e uomini delle istituzioni dobbiamo interrogarci se allo stato esistono meccanismi giudiziari sufficienti o se sia necessario aggiornare o comporre una strategia a livello nazionale ed europeo. Questa strategia non può essere messa in campo tra un anno. Già oggi dovrebbe partire un monitoraggio per verificare utilizzo, flusso e destinazione dei fondi. Occorre realizzare una grande operazione di ingegneria economica e sociale ed istituzionale, per contemperare queste due esigenze teoricamente in antitesi, per evitare fenomeni di speculazione criminale per eliminare i quali, in una fase successiva, avremo bisogno di ulteriori defatiganti misure.

Napoletano Il presidente Conte ha scritto una lettera al nostro giornale in risposta a un mio editoriale in cui ponevo il tema della macchina dello Stato. La liquidità deve arrivare subito e la burocrazia deve lasciare campo libero all’autocertificazione in economia per tornare alla grande con tutti i controlli ex post. La risposta del presidente del Consiglio è stata: riformeremo il diritto amministrativo e ridurremo i tempi della giustizia civile, puntiamo su semplificazione e digitalizzazione. Il dottor Spiezia dice quello che questo giornale e tutte le persone di buon senso sostengono e cioè che in tempi di Coronavirus le riforme non possono arrivare in due anni o due mesi ma in 20 giorni.

Nicola Gratteri: Quando si hanno la volontà, il coraggio, la libertà le riforme possono arrivare in pochissimo tempo. La farraginosità della pubblica amministrazione è sotto gli occhi di tutti. Ma la storia ci ha sempre insegnato che il potere non ha mai voluto un sistema giudiziario forte che significa anche controllare il manovratore. E il manovratore non vuole essere controllato. E’ necessario che in un Paese all’avanguardia del 2020 vi sia una forma massiccia di informatizzazione. Solo partendo dall’informatizzazione e dal far quasi sparire il contante si può avere una rivoluzione con un significativo contrasto all’evasione e al riciclaggio.

Napoletano Se è stata possibile l’autocertificazione per i cittadini perché non si può fare per l’economia? Perché non può fare un passo indietro regolamentare la burocrazia per farne uno più lungo nei controlli?

Nicola Gratteri: Tendenzialmente il cittadino teme per la salute. Anche i mafiosi o i pregiudicati che si sono spostati da una parte all’altra d’Italia si sono subito autodichiarati, perché si è visto che anche i giovani possono morire. Per quanto riguarda l’economia non rischio nulla, al massimo un reato che dopo sette anni va in prescrizione. La sanzione non è proporzionata, quando parliamo di violazione delle regole dobbiamo tenere presente la convenienza a delinquere. Fino a quando sarà conveniente delinquere, l’approccio morale è perdente, poteva avere un valore negli anni ’50, quando una stretta di mano era un contratto, oggi la gente nega cosa ha detto o cosa ha scritto. Oggi la morale e l’etica in Europa e soprattutto in Italia si sono abbassate tantissimo e se la sanzione non è proporzionata a quello che si andrebbe ad incassare la regola sarà sempre violata.

Antonio Nicaso: Come abbiamo scritto io e Gratteri in un’analisi pubblicata dal Corriere della sera, l’errore di non decidere apre spazi alle mafie. Mi vengono in mente le parole di Leonardo da Vinci, quando diceva di essere impressionato dall’urgenza del fare. Vi faccio brevemente l’esempio canadese. Il Canada sta vivendo le stesse problematiche e il governo ha stanziato fondi a sostegno delle piccole e medie imprese ma anche di chi aveva un lavoro part time. Dopo tre giorni dalla domanda online arrivano i soldi. Mia figlia va all’università e lavora part time, non potendo lavorare ai tempi del Coronavirus ha fatto una domanda online e tre giorni dopo è arrivato l’assegno per compensare il mancato introito: questo aiuta a risolvere il problema, evitando le lungaggini burocratiche, la perdita di tempo, la discussione su chi debba controllare il rubinetto dei fondi. Bisogna intervenire subito, anche perché le organizzazioni malavitose sono in grado di garantire una sorta di welfare alternativo a quello dello Stato, per legittimarsi ulteriormente sul territorio. Non bisogna dimenticare che non esiste potere senza consenso e le mafie hanno bisogno del consenso sociale per governare i territori. L’Italia ancora oggi non riesce a decidere e a dare soldi a chi in questo momento ha bisogno. E’ chiaro che arriveranno prima le organizzazioni mafiose se si continuerà a discutere e a far prevalere divisioni e polemiche inutili.

Napoletano È musica per le orecchie di questo giornale. Siamo l’unico Paese che per fare bonifici e mettere soldi sui conti correnti delle imprese si è rivolto a un assicuratore dell’export moltiplicando le burocrazie. Nel caso italiano c’è stata una complicazione ulteriore perché non è arrivata la garanzia dello Stato al cento per cento a favore delle banche e, soprattutto, non si è eliminato nemmeno in tempi di Coronavirus il vincolo della segnalazione alla Centrale rischi. Per cui la quasi totalità delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno e una parte rilevantissima di quelle del Nord che hanno tutte avuto una segnalazione alla centrale rischi, sono fuori dagli interventi perfino sulla carta. Anche il nuovo decreto in via di preparazione rischia di escludere il Mezzogiorno a priori da un intervento di liquidità e questo mi sembra un grande vantaggio per la finanza parallela della ‘ndrangheta.

Filippo Spiezia: Ritengo che il sistema penale non debba essere caricato di oneri impropri per la risoluzione dei problemi sociali, tuttavia dobbiamo interrogarci se il sistema sanzionatorio attuale sia adeguato a rispondere alle sfide che ci attendono. La previsione della fattispecie penale che punisce l’indebita percezione di aiuti ai danni dello Stato o della Comunità europea – 316 ter per gli addetti ai lavori – è assolutamente fuori parametro con la pena della reclusione al massimo di 3 anni che neppure consente il ricorso a tecniche investigative speciali e nemmeno a misure cautelari. Andrebbe verificata l’adeguatezza di questa fattispecie normativa. Non sarebbe forse il caso di sollecitare il Parlamento a questa riflessione e prevedere un’aggravante specifica per la locupletazione di denaro legato a finanziamenti Covid? In una situazione eccezionale come quella che stiamo fronteggiando potrebbe essere proporzionata un’aggravante specifica che colpisca ogni forma di arricchimento illecito. Questo per quanto riguarda l’apparato sanzionatorio. Veniamo ai buchi dell’apparato europeo. Nell’ultima relazione che ha licenziato l’Ufficio italiano di Eurojust, per il 2019 abbiamo censito l’operatività di oltre 100 gruppi riconducibili alle mafie italiane nei Paesi Ue, con una crescita sensibile rispetto ai dati del 2018. Il dato non è paragonabile a quello che ci indicava Europol che nel 2017 parlava di 5000 gruppi criminali. Io parlo di criminalità mafiosa in senso stretto. Abbiamo un proliferare di indagini e accertamenti che toccano rapporti con Germania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Regno Unito… Pochi Paesi europei restano fuori, per non parlare poi delle infiltrazioni nei grandi paradisi penali Malta e Cipro. Due mesi fa ho presentato al collegio di Eurojust un’azione di infrazione contro ripetute inadempienze maltesi alle procedure di cooperazione e ancora non è stata discussa ma i primi effetti positivi si stanno facendo notare, grazie anche alla crisi politica che si è verificata a Malta, quindi forse si comincia lentamente a cambiar registro anche lì. Sul piano dell’accertamento giudiziario la presenza delle mafie nostrane in Europa è un dato acquisito.

Napoletano Da quello che ho capito dalle analisi di Gratteri e Nicaso questo tipo di criminalità quando si sviluppa fuori dal territorio d’origine in Italia cresce grazie a un rapporto mercantile mafioso nato e strutturato sui nuovi territori italiani e esteri. Anche secondo lei, dottor Spiezia, siamo in presenza di qualcosa che cresce autonomamente fuori dal territorio italiano?

Filippo Spiezia: Quando si fa business le sintesi sono immediate. Gli esponenti di organizzazioni mafiose quando si recano all’estero per acquisire attività economiche trovano sinergie importanti con le criminalità locali e con quelle altre etnie. Non dobbiamo pensare a un fenomeno di esportazione da parte di un soggetto italico che si muove con una valigetta con soldi da investire ma a strategie ben strutturate per l’acquisizione progressiva di spazi e attività economiche e a sinergie operative con altri gruppi criminali. Tutto questo conferisce alle organizzazioni un’estrema duttilità operativa supportata da lungimiranza economica. Come esempio di ciò, tra le indagini delle Dda italiane degli anni scorsi voglio ricordare quella della Procura di Roma sulla famiglia Crupi entrata in azione in Olanda per acquisire un’attività floreale con lo scopo di dissimulare un imponente traffico di cocaina. Aziende in difficoltà non hanno avuto remore all’ingresso di capitale illecito con cui pensavano di aver risolto i propri problemi finanziari che poi si sono aggravati perché il mafioso ha acquisito il controllo dell’azienda. Un meccanismo ripetuto e a carattere circolare, oggetto di quotidiana constatazione.


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