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Il tribunale di Potenza

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Il gip di Potenza conferma i presupposti dell’inchiesta Malapolitica lucana, intanto Francesco Piro passa ai domiciliari

POTENZA – Minime concessioni sul tipo di restrizioni imposte, ma nessun passo indietro sulle accuse alla base delle misure cautelari eseguite. Con un unico, significativo distinguo sul direttore generale del San Carlo, Giuseppe Spera. Per lui i pm nei prossimi giorni dovrebbero rivalutare complessivamente gli elementi raccolti: «anche in senso favorevole all’indagato».

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È questo quanto disposto dal gip di Potenza, Antonello Amodeo, nei confronti dei 5 destinatari dell’ordinanza da lui stesso spiccata la scorsa settimana nell’ambito della maxi inchiesta dei pm del capoluogo sulla “mala politica lucana”.

MALAPOLITICA LUCANA, LA CONFERMA DEL GIP

Il giudice ha atteso fino a ieri mattina per sciogliere la riserva sulle istanze di revoca, o attenuazione delle misure, presentate dai legali dei 5 tra lunedì e martedì, a margine degli interrogatori di garanzia. Sostituita, quindi, la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per l’ormai ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Francesco Piro, dimessosi dall’incarico elettivo poche ore dopo il blitz. Confermati gli arresti domiciliari, invece, per la sindaca di Lagonegro, Maria Di Lascio.

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Mentre per l’assessore regionale all’Agricoltura, Franco Cupparo (Fi), e il consigliere regionale Rocco Leone (FdI), il gip ha sostituito l’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza, col divieto di dimora a Potenza. Un provvedimento, quest’ultimo, a cui comunque andrebbe aggiunta la sospensione prevista dalla legge Severino in tutti i casi in cui a un eletto è impedito di raggiungere la sede di esercizio del proprio mandato elettivo, che in questo caso sarebbe proprio nel capoluogo, all’interno dei palazzi di via Verrastro.

CUPPARO SI DIMETTE DA ASSESSORE E CONSIGLIERE REGIONALE

Nei confronti di Piro, Di Lascio, Leone e Cupparo, che ieri in seguito alla notifica del provvedimento ha formalizzato le dimissioni da assessore e da consigliere regionale, il gip non avrebbe ravvisato l’esistenza di nuovi elementi di conoscenza, emersi dagli interrogatori, in grado minare l’impianto delle accuse. Pertanto la rivisitazione del tipo di restrizioni imposte a tre di loro, Piro, Leone e Cupparo, sarebbe da attribuirsi solto a una riduzione delle esigenze cautelari.

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LA POSIZIONE DEL DG DEL SAN CARLO GIUSEPPE SPERA

Discorso diverso per il dg del San Carlo, Spera, che nell’interrogatorio di garanzia avrebbe preso con forza le distanze soprattutto da Piro, liquidando i discorsi di quest’ultimo, intercettati dai carabinieri, come «mere millanterie» e traffici elettorali dei quali non era in alcun modo a conoscenza. Specie quando veniva chiamato in causa lui stesso quale “strumento” piazzato ai vertici dell’azienda ospedaliera regionale per realizzare operazioni clientelari di vario tipo.

Replicando alla difesa del dg, assistito dagli avvocati Savino Murro e Maurizio Spera, il gip si è soffermato sul tema della «legittimità della nomina dell’ingegner Spera a direttore generale», arrivata dopo che il Tar gli aveva dato ragione annullando quella del suo predecessore, Massimo Barresi, poi eletto a supertestimone dei pm.

«Non è oggetto di contestazioni di illiceità», si legge nell’ordinanza. Il giudice, però, ha anche scritto di apprezzare l’«atteggiamento collaborativo mostrato (…) nel corso dell’interrogatorio», che il pm «vorrà autonomamente valutare per le eventuali ulteriori determinazioni e acquisizioni istruttorie nel prosieguo delle indagini preliminari (…) in senso anche favorevole all’indagato».
Una sollecitazione alquanto chiara, seguita dalla constatazione che «le dichiarazioni dell’indagato (…) non hanno valore di prova autonoma», e «non appaiono ictu oculi riscontrate».

MALAPOLITICA LUCANA, IL GIP CONFERMA MA INVITA AD APPROFONDIRE

Dunque dovrebbe essere compito dei pm titolari dell’inchiesta, il procuratore capo Francesco Curcio e il pm Vincenzo Montemurro, approfondire quanto dichiarato da Spera. Il tutto effettuando le opportune verifiche, e informando il gip se dovessero emergere riscontri alla tesi delle «millanterie» e dei «favori elettorali» promessi da Piro a sua insaputa. Sebbene alcune delle condotte contestate risultino «antecedenti rispetto alle competizioni elettorali».

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In conclusione, quindi, il gip ha voluto premiare «l’atteggiamento collaborativo» mostrato. Ed ha revocato il divieto di dimora a Potenza emesso nei confronti del dg, ma ha confermato la sospensione dai pubblici uffici, per cui Spera non potrà ancora tornare al lavoro.

Nei prossimi giorni i difensori dei 5 presenteranno quasi certamente ricorso al Tribunale del riesame contro le misure cautelari ancora in essere.
Per Spera, quindi, sarà quasi certamente quella la sede in cui si vedrà se i pm avranno adempiuto al sollecito del gip oppure no, lasciando alla difesa del dg un argomento in più per chiedere la revoca della sospensione dai pubblici uffici.

IL COMMENTO DELLA DIFESA DI PIRO

Ieri la decisione del gip è stata commentata, quasi con commozione, dal difensore di Piro, l’avvocato Sergio Lapenna.

«Oggi il mio amico Francesco Piro viene liberato. Grazie ad un provvedimento del giudice che lo aveva ristretto in carcere e che oggi ha consentito allo stesso Piro di stare a casa propria». Ha scritto il legale su Facebook. «Sono stati giorni difficili perché quando si difendo un amico rischi di non essere laico rispetto alla vicenda processuale di cui ti stai occupando. Ed, invece , grazie agli insegnamenti del mio dominus avvocato Piervito Bardi , scomparso recentemente, sono riuscito con l’aiuto della Provvidenza ad ottenere un provvedimento favorevole».

«Devo sottolineare la correttezza delle parti processuali – ha aggiunto Lapenna – poiché ognuno svolge il suo ruolo».

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Per Piro, Di Lascio, Leone, Cupparo e Spera le contestazioni, a vario titolo, vanno dall’induzione indebita alla tentata concussione, passando per la corruzione, il traffico di influenze, e l’abuso d’atti d’ufficio.

MALAPOLITICA LUCANA, IL GIP CONFERMA UNA INCHIESTA PER TRE FILONI DI INDAGINE

Vari i filoni dell’inchiesta. Tutto è partito dalla denuncia, a novembre del 2019, dell’ex dg del San Carlo Massimo Barresi, poi rimasto al vertice dell’azienda ospedaliera fino ad agosto 2020.

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In primis, c’è quello sui pacchetti di voti che sarebbero stati scambiati da Piro e Di Lascio in occasione delle elezioni comunali a Lagonegro, a settembre 2020. Attività posta in essere con trasferimenti, nomine, promozioni, affidamenti di servizi pubblici, e promesse collegate al progetto del nuovo polo ospedaliero del centro valnocino.

Un secondo filone, invece, ha preso di mira la gestione della sanità lucana più in generale.

Mentre un terzo filone ha riguardato il caso dei tamponi. Ossia l’esistenza di una corsia preferenziale per i “vip” e gli amici dei “vip” della politica regionale della Basilicata per l’accesso ai tamponi diagnostici del covid 19 durante le prime terribili settimane della pandemia. Per quest’ultimo, però, non sono state disposte misure cautelari.

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