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Isabella Internò

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C’è un altro uomo che il 18 novembre 1989 avvista Bergamini sul fazzoletto di strada che in seguito diventerà la sua tomba. Si chiama Berardino Rinaldi e fa il rappresentante di commercio. Ciò che ha da dire al riguardo, lo qualifica come supertestimone di questa nuova inchiesta.

Quel pomeriggio è diretto dalla sua Amendolara a Rocca Imperiale per un appuntamento finalizzato alla vendita di un elettrodomestico. Procede sulla Ss 106 in direzione nord e, all’altezza del km 401, nota come la corsia opposta alla sua sia occupata da un giovane dai capelli biondi e con indosso un giubbino color marrone bruciato che si sbraccia come a voler fermare le auto in transito. In seguito preciserà: “come a voler chiedere aiuto”.

Si accorge pure della presenza di un’auto ferma nella piazzola che, nei suoi ricordi, “è di colore scuro”. Nell’abitacolo avvista un’ombra sul sedile del passeggero: non c’è dubbio che si tratti della Maserati di Denis e che all’interno vi sia Isabella.

Il testimone descrive questa scena: mentre Bergamini è in mezzo alla strada, una Golf di colore bianco lo schiva e invade l’altra corsia, salvo poi rientrare rapidamente in quella di marcia. Dopo aver affiancato e superato quello che ai suoi occhi è un incauto pedone, Rinaldi ne inquadra il volto nello specchietto retrovisore: si tratta proprio di Donato Bergamini.

Il luogo della morte di Denis Bergamini

È la seconda persona che quella sera vede il calciatore muoversi pericolosamente – e da solo – sulla carreggiata correndo il rischio di farsi investire tant’è che la sera stessa, di ritorno a casa, Rinaldi attribuirà proprio a questo possibile epilogo la lunga coda di veicoli formatasi sulla Statale, che lui evita imboccando una scorciatoia. Si tratta di un avvistamento precedente a quello operato da Rocco Napoli dato che, secondo il testimone, Bergamini indossava la giacca di renna che invece non aveva al momento di essere investito.

Come mai impiega tutto questo tempo prima di irrompere sulla scena? Al riguardo, il diretto interessato sostiene di aver contattato “molti anni prima” – non ricorda quanti – la trasmissione tv “Chi l’ha visto” e di aver raccontato loro la sua storia. Nessuno però sente il bisogno di ricontattarlo almeno fino al 2017 quando a casa sua, ormai inaspettata, arriva la telefonata della polizia giudiziaria. Stranezze a parte, per la Procura rappresenta un problema. Il suo racconto, infatti, associato a quello di Napoli, sembra confermare che al km 401 della Statale 106, quella sera ci sono solo Bergamini, Isabella e una strada trafficata con auto che vanno e vengono in entrambe le direzioni. Gli investigatori contattano la ditta per conto della quale lavora all’epoca Berardino, vogliono capire se è vero che quel 18 novembre andava a Rocca Imperiale per piazzare un robot da cucina.

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Non trovano riscontri, ma poi riescono a individuare gli acquirenti, due anziani coniugi che confermano: sì, è tutto vero. Alla fine, il senso che gli investigatori decidono di dare alla sua testimonianza è questo: quel giorno, Berardino vede Denis che cerca di fermare le auto in transito perché vuole fuggire da lì. È andato in quel luogo buio e lontano insieme a Isabella, ma a un certo punto fiuta l’inganno e cerca di mettersi in salvo. Non scaraventa Isabella fuori dall’abitacolo della Maserati per filare via a tutto gas, prova invece con l’autostop ma poi – per ragioni oscure – ci ripensa, torna nella piazzola e attende che il proprio destino si compia.

L’aspetto singolare di questa ricostruzione è che sul posto non sono ancora arrivati gli assassini. L’omicidio di Bergamini sarebbe stato pianificato nei minimi particolari, ma nell’ora X le persone incaricate di eliminarlo non ci sono. Rinaldi colloca l’avvistamento tra le 16 e il 17 e certamente si sbaglia, dato che è proprio alle 16 che il calciatore parte dal cinema “Garden” e un’ora più tardi, giunto a Roseto, si ferma al posto di blocco del brigadiere Barbuscio.

Il brigadiere Babuscio

Verosimilmente, dunque, il venditore passa da lì dalle 17,30 in poi e dato che un’ora e mezza dopo si materializza Rocco Napoli – con il calciatore che si muove ancora in solitario sulla carreggiata – vuol dire che l’arrivo dei sicari deve essere successivo alle 19. Secondo la Procura, insomma, i cospiratori lasciano che la vittima designata attenda il loro arrivo per un paio d’ore e, una volta giunti sul posto, provvedono prima a narcotizzarlo e poi a soffocarlo con un cuscino; infine, approntano la messinscena dell’investimento. Quest’ultimo passaggio è tutt’altro che banale. Il corpo, infatti, è stato ritrovato a circa sessanta metri dalla piazzola che – va da sé – è l’unico posto in cui può essere avvenuto l’omicidio.

Questo implica che chi ha ucciso Bergamini deve aver compiuto quel tragitto per adagiarlo sull’asfalto con il rischio, dunque, di essere avvistato anzitempo e veder sfumare il proprio piano. Non è l’unica obiezione stimolata da questa teoria. Come facevano, gli assassini, a essere così certi che il corpo sarebbe stato investito? È stato appurato che il Fiat Iveco di Pisano procedeva a 30/35 km orari. Il rosarnese avrebbe potuto fermarsi in tempo, oppure un automobilista proveniente dalla direzione opposta poteva scorgerlo e scendere a prestare soccorso. Qual era allora il piano di B rispetto a tali eventualità? Un progetto alternativo evidentemente non c’era, perché all’arrivo di Pisano – peraltro tallonato da un secondo camionista – sul posto ci sono solo Denis e Isabella e nel giro di pochi minuti, la scena si popolerà di decine e decine di persone. Insomma, per essere un omicidio premeditato, il suo successo sembra determinato anche da una buona dose di fortuna. E di improvvisazione.

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