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Riccardo De Facci, presidente Cnca

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CATANZARO – «La manifestazione di Milano, dove saremo presenti in maniera significativa, vuole difendere in tutta Italia una cultura di cui il Terzo settore non può non occuparsi. Come Cnca siamo impegnati, tra l’altro, a trasformare i beni confiscati alle mafie in centri di cittadinanza attiva, contribuiamo a promuovere la legalità nei luoghi in cui ciò è più difficile. Non solo manifesteremo a Milano ma cercheremo di sviluppare questi temi nei territori, attraverso le nostre migliaia di operatori e le persone che accogliamo». A parlare è Riccardo De Facci, presidente della Cnca, federazione a cui aderiscono 260 organizzazioni che operano nei settori del disagio e dell’emarginazione.

«Tutto un mondo che si occupa da sempre di legalità e che da sempre affianca chi lavora contro le mafie», spiega, mentre illustra le ragioni per cui la sigla da lui rappresentata è tra le ormai 130 che hanno aderito alla mobilitazione. L’appuntamento, all’insegna dello slogan “Mai più stragi”, è per il prossimo 5 luglio in piazza Duca d’Aosta, di fronte alla stazione centrale, dove avrà luogo una manifestazione nazionale contro la ‘ndrangheta, a sostegno del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, e di tutti coloro che rischiano la vita a causa delle mafie.

Perché questa mobilitazione e perché la scelta caduta su Milano?

«I nostri 260 gruppi sono impegnati da sempre sul tema della legalità. Molti dei nostri servizi sono collocati in beni confiscati alle mafie. Tra gli ispiratori della nostra federazione c’è don Ciotti, che da anni vive sotto scorta. Riteniamo che vada illuminata l’attenzione su un rischio nella struttura sociale. Il Pnrr e i fondi europei avranno un ruolo decisivo nella riscrittura che si vorrebbe ideare del nostro Paese. La magistratura dovrà avere un occhio di riguardo su usi impropri e infiltrazioni in grandi risorse di cui le mafie vorrebbero fare bottino. Partendo da questo tema, la difesa dei magistrati impegnati in prima linea è una priorità da comunicare al Governo, ai territori, alle amministrazioni pubbliche. La scelta di Milano si spiega perché nessuno si può illudere che questo tema riguardi solo alcune regioni italiane. Milano, in particolare, è uno dei banchetti più ricchi su cui le organizzazioni criminali si stanno buttando e la magistratura è un baluardo di legalità e trasparenza. La riscrittura dell’infrastruttura sociale al Sud come al Nord deve passare attraverso il coinvolgimento delle realtà più serie del territorio e in forte alleanza con chi ne illumina le parti più oscure e malavitose».

Il bando per otto regioni del Mezzogiorno per la valorizzazione di beni confiscati nell’ambito del Pnrr, peraltro più volte prorogato per l’assenza di progetti da parte dei Comuni, ha penalizzato proprio il Terzo Settore, secondo la denuncia di molti rappresentanti delle organizzazioni…

«Vengo da tre giorni di assemblea nazionale a Napoli dove abbiamo sottolineato che il Pnrr stia trascurando alcuni elementi decisivi, innanzitutto l’alleanza strategica con il terzo Settore sano e legato ai territori, in molte situazioni escluso. Sono necessari tavoli di co-programmazione con società civile e territorio, occorre pensare insieme alle amministrazioni pubbliche un’alleanza forte col mondo del Terzo settore. Nel caso specifico i progetti non sono stati presentati o perché le amministrazioni non sono particolarmente interessate a forme trasparenti di affidamento o perché non sono in grado di costruire co-progettazione. Sta di fatto che gli interlocutori di quel bando, per scelta o impossibilità, non sono stati in grado di coinvolgerci e il rischio è quello di un’occasione sprecata. La Consulta nel 2021 ha dichiarato il Terzo Settore bene comune perché propone forme di co-programmazione nella costruzione dei servizi. La non risposta a quei bandi ci dice che per le otto regioni del Centro-sud bisogna ripensare forme di partecipazione in cui un Terzo Settore accreditato e radicato nei territori venga coinvolto in maniera strutturale. Bisogna pertanto costruire seria co-programmazione sui territori e attuare verifiche su come vengono spese i soldi. Perché, come dicevo, quella non risposta è dovuta a carenze strutturali delle amministrazioni pubbliche o ad aree grigie. Intanto, i beni confiscati restano non assegnati, l’incuria appesantisce anno dopo anno la situazione incidendo sulla possibilità che vengano assegnati e senza ulteriori supporti economici nessuno riuscirà a farsene carico. Le amministrazioni vanno aiutate nell’infrastrutturazione sociale. Pensiamo a quello che è successo con i fondi per l’inclusione sociale, abbiamo risposte con percentuali altissime al Centro-Nord, tra l’80 e il 90%, e percentuali preoccupanti al Sud».

La mobilitazione a sostegno di Gratteri, nel trentennale delle stragi, avviene quasi contestualmente alla sua mancata nomina a procuratore nazionale antimafia. Manifesterete anche contro il rischio di isolamento del procuratore di Catanzaro?

«Non riteniamo che la non assegnazione della carica possa essere assimilata ad altre vicende, sarebbe offensivo nei confronti di chi questa carica la ricopre, vogliamo portare l’attenzione sul rischio quotidiano che Gratteri corre, anche per la personalità simbolica che rappresenta. Non vorremmo fare di lui una vittima ma nemmeno enfatizzare un percorso. Non riteniamo che ci sia una volontà di isolamento o un disegno ma è importante illuminare una situazione in cui Gratteri rischia ancora di più essendo la ‘ndrangheta una delle mafie più forti del mondo, e questo va detto anche a Milano perché non è un ragionamento territoriale ma un problema italiano, anzi europeo e globale. Facciamo in modo che Gratteri sia anche simbolo di attenzione, di cura e accompagnamento al lavoro che sta facendo».

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