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Operazione Glicine, Ipotesi di reati ambientali, frode in forniture e voto di scambio, per la Dda sui rifiuti: «I Vrenna e i loro manager dettavano le norme a dirigenti e politici della Regione»

CROTONE – Indagine su un monopolio. E su un’emergenza, quella dei rifiuti, divenuta strutturale a suon di ordinanze contingibili e urgenti e sopraelevazioni di discariche. Per quella che era diventata la pattumiera di mezza Calabria, l’impianto della Sovreco spa, gli imprenditori Raffaele e Gianni Vrenna, quest’ultimo presidente del Crotone calcio, quadri del loro gruppo, dirigenti regionali, un’ex assessora regionale all’Ambiente come Antonietta Rizzo e l’ex governatore calabrese Mario Oliverio sono tra gli indagati per delitti colposi contro la salute pubblica.

Sotto la lente della Dda di Catanzaro e dei carabinieri del Noe, che hanno curato questo filone dell’inchiesta che ha portato all’operazione Glicine, per una serie di condotte volte a procurare profitti legati all’incameramento delle tariffe di conferimento dei rifiuti urbani nonostante agli impianti fosse preclusa la possibilità di introitare rifiuti non trattati, sono finiti Gianni Vrenna nella qualità di titolare delle quote di Ewaste srl, titolare, a sua volta, di quote minoritarie di Ekro scarl, di Sovreco spa e Salvaguardia ambientale; Raffaele Vrenna, titolare di quote di Rvl proprietaria al 49% di Sovreco; Vincenzo Calfa, ad di Sovreco; Alessandro Brutto, legale rappresentante di Ewaste, proprietaria della discarica di Celico e titolare delle quote della Ekro; Valentino Bolic, del cda di Sovreco; Domenico Pallaria, Orsola Reillo e Antonio Augruso, all’epoca dei fatti dirigenti del dipartimento Ambiente; l’ex presidente Oliverio; l’ex assessora Rizzo.

OPERAZIONE GLICINE, LA GESTIONE DEI RIFIUTI E GLI APPALTI OTTENUTI DAI VRENNA

I rifiuti sarebbero stati fittiziamente lavorati dagli impianti Tmb (trattamento meccanico biologico) in modo da essere classificati con codici Cer compatibili con la discarica. Ciò al fine di mantenere una posizione di influenza e accrescere il potere di contrattazione del gruppo imprenditoriale nei confronti della parte pubblica, tenuto conto del fatto che l’inesistenza di una effettiva filiera di smaltimento dei rifiuti solidi urbani imponeva necessariamente il ricorso a operatori provvisti di discariche di servizio.

Il vantaggio per gli organi politici sarebbe consistito nella possibilità di mantenere inalterata l’apparente capacità di fare fronte alla situazione emergenziale; per i dirigenti pubblici, nel mantenimento della propria posizione in seno all’ente regionale.

I Vrenna, invece, dopo avere ottenuto gli appalti per la gestione degli impianti Tmb, attivandosi per assicurare alle società dei rispettivi gruppi, loro riconducibili, un ruolo di monopolio, avrebbero sollecitato l’emanazione di leggi regionali. Inoltre, si sarebbero accordati con la parte politica per «redigere essi stessi gli articolati, in guisa da superare l’impasse normativo legato al divieto di costruzione di nuovi impianti di discarica» e approfittare della situazione emergenziale legata alla mancata attuazione del Piano regionale dei rifiuti del 2016, che prevedeva un ampio ricorso alla raccolta differenziata al fine di minimizzare la produzione di Rsu.

Quindi, avrebbero dettato direttive operative ai propri subordinati al fine di trattare i rifiuti in ingresso nei Tmb in maniera fittizia, risparmiando sui costi di gestione, per poi convogliare la quasi totalità dei rifiuti presso le discariche di Celico e Crotone, nonostante non fossero autorizzate a ricevere rifiuti non trattati, così incamerando le tariffe di smaltimento in discarica.

LE ACCUSE DI FRODE IN FORNITURE PUBBLICHE

C’è anche un’ipotesi di frode in forniture pubbliche in relazione alla modifica dell’impianto, falsamente definitiva e non sostanziale, con la quale si installava un sistema di pretrattamento dei Rsu volto alla mera tritovagliatura del rifiuto in lavorazione, al fine di produrre frazione secca di sopravaglio, deferrizzata, da conferire in discarica anziché presso il termovalorizzatore di Gioia Tauro, e frazione umida da immettere nell’area di stabilizzazione e maturazione per produrre compost.

LE INDAGINI PER VIOLAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE

Non finisce qui, perché per violazione della legge elettorale sono indagati, oltre all’ex assessora Rizzo, anche Massimo Paolucci, candidato al Parlamento europeo nel maggio 2019, Salvatore Mazzotta, legale rappresentante della Ecosistem srl, società impegnata nel settore dei rifiuti, Alfonso Dattolo, collaboratore di Ecosistem ma noto soprattutto per essere stato assessore regionale dell’Udc con la Giunta Scopelliti e attuale sindaco di Rocca di Neto, Alessandro Vescio, coordinatore regionale di Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e riciclo, Giuseppe Campisano, titolare di Ecologia e servizi. Dopo avere esposto il curriculum del candidato, già commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, l’ex assessora avrebbe invitato gli operatori del settore a votare per lui, persona attenta alle politiche ambientali.

Assolutamente supportiamo e siamo pronti ad uno scambio reciproco. Laddove invece fosse possibile… targare il nostro voto “Massimo Paolucci”, insomma questo per noi sarebbe la cosa migliore». Le avrebbe dato man forte Dattolo al fine di «creare una sorta di barriera perché poi chi si assomiglia si piglia, e quindi… ci proteggiamo, tra virgolette, gli uni dagli altri…». Paolucci, che viene dal Pci, e dopo la fuoriuscita dal Pd aveva aderito ad Articolo 1, non ce la fece ad essere eletto in Parlamento europeo. Ma col governo Conte II, nel settembre 2019, fu nominato capo segreteria del ministro della Salute Roberto Speranza, e, nell’aprile 2020 fu desginato vice-commissario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all’emergenza Coronavirus, divenendo il braccio destro di Domenico Arcuri. In teoria non doveva “assomigliarsi” molto con gli esponenti del centrodestra ma rimase a galla comunque.

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