Il feretro di Alessio Pio all'ingresso della chiesa
3 minuti per la lettura“La speranza non muore”: la lezione di Alessio Pio nel commosso addio della sua comunità accorsa nella chiesa della Madonna della neve per i funerali del piccolo
ZUNGRI – “La speranza non muore”: la lezione di Alessio Pio nel commosso addio della sua comunità. In una Chiesa della Madonna della Neve ricolma di silenzio e commozione, la popolazione di Zungri si è stretta attorno alla famiglia del piccolo di un anno e mezzo per l’ultimo saluto e per manifestare vicinanza a mamma Maria Savia, che teneva stretto a sé uno dei pupazzetti del suo amato bimbo, papà Domenico e i loro cari. Tante persone, per lo più ragazzi e bambini, indossavano, così come i genitori, una maglietta bianca sulla quale campeggiava il nome del bimbo morto il 22 luglio scorso all’ospedale di Catanzaro probabilmente per aver contratto un batterio killer e su cui è in corso una indagine della Procura di Vibo che ha delegato la Squadra Mobile.
Un momento solenne che il vescovo Attilio Nostro ha definito “cruciale” non solo per i congiunti, ma per l’intera società, definendo la morte di un bambino come un evento che rischia di rappresentare la fine della speranza stessa.
Durante la sua omelia, il Vescovo, attorniato da tanti bambini, ha esortato i fedeli a trovare in Dio una “rinnovata forza” per non lasciarsi vincere dallo scandalo che la morte di un innocente e di un piccolo porta con sé. Invece di cedere alla disperazione, monsignor Nostro ha invitato la comunità a trasformare questo dolore in un impegno concreto: “Spendere le nostre migliori energie proprio per gli ultimi, per i fragili, per i piccoli”.
La “Sapienza dei Piccoli”.
Un particolare segno di speranza sta nella presenza di numerosi bambini accanto all’altare. Secondo il Vescovo, la loro vicinanza dimostra che non si sono “scandalizzati di Dio”. Mentre gli adulti cercano risposte logiche e comprensibili che spesso mancano davanti a simili tragedie, i bambini ricordano che “la speranza che un oggi e un domani diverso sia possibile” risiede nel rimettere al centro i più deboli.
“Sono i bambini che ci insegnano che cosa significa stare al mondo, che cosa significa vivere, che cosa significa amare”, ha proseguito monsignor Nostro, paragonando la vita alla “manna del deserto”: un dono che non va conservato egoisticamente, altrimenti “ammuffisce”, ma che va consumato e offerto ogni giorno.
Il dono di Alessio Pio.
Il Vescovo ha espresso profonda gratitudine per la testimonianza della famiglia di Alessio Pio, colpita dal fatto che, in un momento di così immane prova, abbiano scelto di “benedire e non maledire” per quanto ricevuto dal piccolo nel corso della sua pur breve esistenza. Alessio Pio, con la sua “sapienza dei semplici”, è diventato per Zungri un “criterio della bontà della nostra vita”: il suo ricordo dovrà spronare la comunità a non arretrare mai nel cammino della solidarietà.
Il “Capolavoro” dell’Amore.
Concludendo la sua riflessione, il vescovo Nostro ha offerto una prospettiva teologica profonda, citando un insegnamento ricevuto durante i suoi studi: la grandezza di Gesù non risiede solo nella sua morte, ma nel fatto di aver saputo trasformare quella morte nel suo “capolavoro” attraverso il perdono e l’offerta totale di sé al Padre.
Allo stesso modo, Alessio Pio lascia in eredità una “legge nuova”, la legge dell’amore, che mette al centro i fragili e i poveri, rivelando la vera forza del Vangelo.
L’ultimo pensiero è stato rivolto alla Vergine Maria, con l’invito, mutuato dalle parole di Gesù sulla croce, a “non smettere di essere mamma” per questa comunità e per questa famiglia così duramente provata.
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