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Rino Gaetano

Tempo di lettura 7 Minuti

Genio incompreso si direbbe, un ribelle, fuori dagli schemi. Rino Gaetano è tutto ciò che c’è di diverso dall’immagine del classico cantautore. Si, Rino Gaetano è.

Perché nonostante ci abbia lasciato quel 2 giugno del 1981, continua a vivere attraverso la sua musica. Anzi, Rino Gaetano probabilmente appartiene a quella schiera di artisti che, non si sa come mai, vengono considerati e celebrati solo dopo la loro scomparsa.

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Dalla Calabria a Roma, muove i primi passi nel mondo della musica senza essere effettivamente compreso, apprezzato. Alla fine degli anni ’60, primi anni ’70, frequenta il Folkstudio, locale trasteverino nel quale si esibivano all’epoca tutti i cantautori della scena romana. Eppure lì, nessuno lo considerava veramente. L’unico a stargli più vicino fu Antonello Venditti, che lo accompagnò nel suo esordio con la It, etichetta di Vincenzo Micocci.

Fu qui che diede vita al suo primo 45 giri. Era il 1973 e Rino Gaetano aveva solo 23 anni. Insicuro della sua voce, perché in effetti di voce ne aveva poca; inconsapevole che proprio quella voce roca, specialmente all’epoca, fosse preziosa per la sua carriera.

Eppure la sua insicurezza lo portò a presentarsi al pubblico con uno pseudonimo: Kammamuri’s, un omaggio a Salgari. Con questo nome incise il 45 giri “I love you Maryanna” e sul retro “Jaqueline”. Due nomi di donne, altro tratto distintivo delle sue canzoni.

Un anno dopo decise finalmente di uscire allo scoperto e di incidere stavolta un album.

Nel 1974 Rino Gaetano lancia ufficialmente il primo LP registrato in studio della sua carriera.

Ingresso Libero

Si intitola “Ingresso libero”, pubblicato sempre con la It, e contiene brani come “Khatmandu”, che allude all’uso delle droghe leggere oppure la celebre “Ad esempio a me piace… il sud”, inizialmente incisa da Nicola di Bari per Canzonissima. Ma anche “Agapito Malteni il ferroviere”, canzone forse ispirata a “La locomotiva” di Guccini.

Eppure nessuno si accorse realmente di Rino Gaetano. Bisognò aspettare ancora un anno, il 1975 e un altro 45 giri: “Ma il cielo è sempre più blu”. Un racconto simile ad una filastrocca, sulle contraddizioni della società di quel tempo. Un brano che lo portò finalmente al successo.

Da quel momento, Rino Gaetano non si ferma e pubblica un singolo dopo l’altro, un successo dopo l’altro.

Mio fratello è figlio unico

Nel 1976 arriva “Mio fratello è figlio unico”, secondo album in studio dell’artista, ancora una volta con la It. All’interno, alcune delle sue canzoni più celebri. A partire dalla stessa “Mio fratello è figlio unico”, che racconta il tema dell’emarginazione e di come questa più portare alla sofferenza e alla frustrazione di un uomo.

“Sfiorivano le viole” è invece una ballata romantica nella quale ancora una volta appare il tratto distintivo di Rino Gaetano: elencare fatti, nomi, apparentemente senza un senso e soprattutto senza un nesso tra loro.

Senza un senso è apparentemente anche “Berta filava”. Ma in realtà è un brano che fa riferimento all’avvicinamento tra Democrazia cristiana e Partito comunista, che ci fu negli anni ’70. Dietro la figura di Berta cantata da Rino Gaetano, si cela Aldo Moro, ritenuto dal cantautore un ottimo tessitore di rapporti politici.

Aida

Il 1977 per Rino Gaetano ha ancora una volta un nome femminile. Stavolta è “Aida” (It).

Si intitola così il terzo album in studio del cantautore, che prende il nome dal brano pubblicato anche in 45 giri e in duplice versione. “Aida” racconta la storia moderna dell’Italia, dall’inizio del ‘900 fino all’anno di uscita della canzone.

Rino Gaetano ha ormai raggiunto il successo, ma continua comunque a dividere nettamente il suo pubblico. O lo si ama o lo si odia.

In ogni caso fa discutere. E forse proprio per questo, nel 1978 accetta di andare al Festival di Sanremo.

Nuntereggae più

Nello stesso anno esce “Nuntereggae più”, quarto album in studio di Rino Gaetano, che prende il titolo proprio dal brano che lo stesso Gaetano voleva a tutti i costi portare a Sanremo. Ma nonostante la definisse la sua canzone più leggera, al suo interno, nel solito raggruppamento di nomi e fatti apparentemente casuale, c’era qualcosa di scomodo.

Pertanto al Festival, Rino Gaetano portò “Gianna”. Una canzone che per lui, come ha ammesso più volte, non significava niente. Eppure “Gianna” ironizza, attraverso l’ennesimo nome femminile, sulla politica e la massoneria italiana. E lo fa con un ritmo reggae che conquistò gli italiani e che fece aggiudicare a Rino Gaetano il terzo posto al Festival di Sanremo. Festival dove si presentò con un ukulele, una maglietta a righe, il frak, e un cilindro sul capo che regalatogli da Renato Zero.

Resta vile uomo, dove vai?

Da qui c’è una svolta nell’artista, che inizia a non essere più lo stesso dal punto di vista cantautorale. Nel 1979 pubblica, stavolta con la Rca, il suo quinto album in studio. “Resta vile uomo, dove vai?” è il brano che dà il titolo all’album; un brano, l’unico nei suoi dischi, scritto non da lui stesso ma da Mogol.

Da qui c’è una svolta nell’artista, che inizia a non essere più lo stesso dal punto di vista cantautorale. Nel 1979 pubblica, stavolta con la Rca, il suo quinto album in studio. “Resta vile uomo, dove vai?” è il brano che dà il titolo all’album; un brano, l’unico nei suoi dischi, scritto non da lui stesso ma da Mogol.

Nello stesso Lp c’è la celebre “Ahi Maria”. Ancora una volta un nome da donna, ma a differenza delle altre canzoni, questa non ha nulla di sottointeso, di apparentemente nonsense da decifrare. È solo una musica tropicale con la quale Gaetano rimpiange una certa Maria. Eppure, sebbene il testo sia stato equivocato in passato, “Ahi Maria” è dedicata a sua madre, l’unica vera donna importante nella sua vita.

E io ci sto

Arriva il 1980 e sempre con la Rca pubblica “E io ci sto”, sesto e ultimo album in studio di Rino Gaetano.

Un progetto discografico che, come si sente dalle prime note del brano che dà il titolo all’album, riporta il cantautore alla sua vena più rock.

Il 1981 è la volta del Q Concert, un Ep pubblicato dalla Rca italiana, un’operazione tipica della casa discografica che voleva riunire in un unico tour più artisti differenti. L’Ep in formato Q Disc (33 giri o 12”) era il mezzo di promozione.

A questo partecipano Riccardo Cocciante, Rino Gaetano e i New Perigeo. Il disco contiene un inedito degli artisti,  “Ancora insieme” e poi “Aschimilero” dei New Perigeo. Assieme a queste due tracce, anche “Aida” di Rino Gaetano eseguita da Cocciante, e “A mano a mano” di Riccardo Cocciante eseguita da Gaetano. Fu proprio “A mano a mano” a diventare celebre nella versione di Rino Gaetano, tanto che ancora oggi in molti la attribuiscono al cantautore calabrese.

Q Concert

Questa del Q Concert fu l’ultima tournèe di Rino Gaetano. Nel 31 maggio del 1981 si ricorda invece la sua ultima apparizione in tv in cui cantò “E io ci sto” e “Scusa Mary”. Il 2 giugno dello stesso anno, mentre rientrava a casa in piena notte, sulla Nomentana perse il controllo della sua auto e si schiantò contro un camion.

Ma Rino Gaetano, che con le sue canzoni non ha mai garantito agli ascoltatori l’assenza di interrogativi, anche in questo caso non poteva fare diversamente. “La ballata di Renzo” è la canzone di un Rino Gaetano ancora sconosciuto.

Un brano che fu reso noto soprattutto dopo la sua morte, come una canzone profezia. Racconta infatti della morte di un uomo con un incidente stradale e del giro di ospedali che questo dovette fare per salvarsi. Ospedali che per un motivo o per un altro non lo accettarono e così morì.

Simile la sorte del cantautore che arrivato al primo ospedale con una forte lesione cranica, necessitava di cure in altri presidi ospedalieri. Il medico di quella notte chiamò gli stessi ospedali cantati da Gaetano ne “La ballata di Renzo”. Gli stessi che anche per il cantautore non avevano alcun posto.

Venne portato al Gemelli, ma morì all’età di 31 anni lasciandoci in eredità la sua musica e facendoci capire, forse troppo tardi, la sua genialità.

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